<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294</id><updated>2012-02-09T18:30:11.370+01:00</updated><category term='Vendite'/><category term='Buon vivere'/><category term='Miscellanea'/><category term='Prospettive'/><category term='Management'/><category term='Su di noi'/><category term='Recensioni'/><category term='Finanza'/><category term='Negoziazione'/><category term='Produzione'/><title type='text'>BlogoSphera</title><subtitle type='html'>...non ogni cosa che si può contare conta, e non ogni cosa che conta può essere contata... A. Einstein</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>94</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-4797566004060126656</id><published>2012-02-06T12:11:00.000+01:00</published><updated>2012-02-06T12:11:28.385+01:00</updated><title type='text'>La selezione  del personale: fattore strategico per superare la crisi?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-GXX_oDjIBhU/Ty-yRCb9dZI/AAAAAAAAAXw/pQ0wBUoVH1M/s1600/2039-5-biz_recruitment.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132" src="http://1.bp.blogspot.com/-GXX_oDjIBhU/Ty-yRCb9dZI/AAAAAAAAAXw/pQ0wBUoVH1M/s200/2039-5-biz_recruitment.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Michele Natali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché scegliere le persone giuste è così importante, anche in un periodo così difficile?&lt;br /&gt;Puntare su persone straordinarie diventa di vitale importanza per il successo di un’azienda, perché ogni nostro scopo dipende dalle persone che abbiamo scelto, i nostri risultati, le nostre performance, i nostri rischi e le nostre possibilità di crescita.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Quando iniziamo un nuovo lavoro, intraprendiamo una nuova esperienza le questioni cruciali sono di diversi tipi, hanno a che fare con il “Come” fare il nostro lavoro, poi mano a mano che avanziamo, dobbiamo preoccuparci del “Cosa” e, una volta che la nostra vita professionale è ben avviata, se vogliamo fare la svolta importante, l’attenzione passa sul “Chi”: chi saranno le persone che mi aiuteranno e come dovrò gestirle per ottenere dei risultati?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt; &lt;br /&gt;Puntare sulle persone è condizione fondamentale per creare grandezza durevole e soprattutto è dimostrato che è anche l’elemento più significativo da controllare attraverso un impatto misurabile sul valore dell’organizzazione: in certi contesti la semplice scelta di un capo può spiegare  fino al 40% delle variazioni nel valore aziendale. Perché questo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una spiegazione la troviamo nella complessità degli incarichi ad alto livello e più complesso sarà il lavoro, maggiore sarà la differenza tra le performance medie e quelle eccellenti.&lt;br /&gt;Se questo è sempre stato il caso, scegliere le giuste persone sta diventando sempre più importante, 2 sono  le ragioni: la prima è dovuta al fatto che quasi i tre quarti del valore delle società moderne è costituito da beni intangibili, i quali riguardano le persone; la seconda è che in un contesto sempre più instabile, le abilità richieste possono cambiare velocemente e la frequenza delle decisioni critiche aumenta in maniera esponenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella difficoltà quindi i contesti economici instabili, rappresentano un’opportunità importante per investire in talenti giusti.&lt;br /&gt;In situazioni economiche incerte, come quella che stiamo vivendo, alcuni talenti eccezionali possono diventare disponibili, ma il loro investimento in periodo di crisi diventa difficile da sostenere per un’azienda.&lt;br /&gt;Allora che fare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso a causa delle nostre menti inquadrate eccessivamente, procrastiniamo molto quando si tratta di persone; esageriamo i rischi del cambiamento e sottovalutiamo il costo delle opportunità presenti, oppure quando agiamo lo facciamo in maniera affrettata.&lt;br /&gt;Spesso diamo troppo valore alla prima impressione che abbiamo di una persona, oppure diamo importanza ai dettagli tecnici indicati in un curriculum vitae, il quale non è sottoposto a nessuna reale certificazione (almeno in Europa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi anche, e soprattutto, in situazioni di crisi come quella attuale, prendere le giuste decisioni in materia di assunzione del personale, diventa strategicamente decisivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se in crisi, l’azienda avrà sempre bisogno di persone per dare valore aggiunto alla propria attività e superare il momento difficile.&lt;br /&gt;Quindi selezionare risorse umane con attitudini emotive importanti, diventa veramente un procedimento da attivare con estrema attenzione e disciplina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualsiasi sia il motivo (rafforzare un’area commerciale, ottimizzare un processo organizzativo interno, avviare una nuova filiale) in fase di selezione cerchiamo di seguire i seguenti suggerimenti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt; Nei periodi di incertezza e turbolenza economica, occorre prendere coscienza di agire;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Bisogna superare gli impedimenti emotivi: è vero, assumere mentre si licenzia è difficile, ma rimanere vivi e superare la crisi diventa imperativo;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Occorre essere proattivi (ovvero una volta avere preso coscienza di agire), agiamo;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Importante è sviluppare le competenze soft: mentre una rilevante esperienza è necessaria quando non si ha molto tempo per imparare, contesti vorticosi, richiedono elevate attitudini basate sull’intelligenza emotiva (capacità di agire in contesti altamente competitivi, sopportazione allo stress, capacità di intraprendenza: ad esempio);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nonostante le urgenze è bene assicurarsi un buon numero di candidati, quindi allarghiamo il bacino di utenza (più canali, avremo più curricula e di conseguenza più candidati);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;E’ bene valutare con disciplina facendosi aiutare da esperti selezionatori che conducano colloqui strutturati: sia il procedimento che i partecipanti diventano fattori chiave;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Bisogna affinare le proprie capacità: nonostante l’importanza decisiva, più volte evidenziata di scegliere le persone giuste, molti non hanno studiato come farlo: per fortuna selezionare le persone giuste non è un mistero né un'arte e nemmeno il frutto di una fortuita coincidenza: è una capacità ma soprattutto una disciplina che, a prescindere dal periodo economico, dovrebbe essere appresa.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;Una volta applicati i punti precedenti bisognerebbe individuare le modalità di esecuzione del colloquio di selezione: fare un solo colloquio diventa rischioso, anche se si hanno tempi strettissimi o se un soggetto sembra particolarmente promettente, occorre fare in modo che tutti i candidati vengano intervistati da più persone. Interessante sarebbe individuare nella propria organizzazione qualcuno che abbia un talento speciale a riconoscere a prima vista le figure talentuose o i brocchi: fidatevi di loro e sarebbe buona norma ascoltare il collega fidato quando afferma che un certo candidato non gli va istintivamente a genio.&lt;br /&gt;Ad un certo punto del processo di selezione esageriamo la complessità della posizione da ricoprire, descriviamola nella giornata più nera, faticosa, irta di contrasti e piena di incertezze. In questo momento, teniamo d’occhio il candidato: se continua a manifestare un incondizionato entusiasmo è probabile che non abbia altre opzioni di impiego.&lt;br /&gt;Valutiamo con favore il candidato se comincia ad incalzare con domande scomode come: “In quanto tempo dovrei portare i risultati da voi descritti?” e siamo ancora più entusiasti se il candidato fa domande sui valori dell’azienda.&lt;br /&gt;Le difficoltà indurranno i candidati ad agitarsi in preda alla curiosità intrisa di fiducia nei propri mezzi, che fa ben sperare.&lt;br /&gt;Infine, finito il colloquio oltre che verificare le referenze del candidato, non limitiamoci ad una conversazione superficiale: in questi casi obblighiamoci a mettere in discussione tutto ciò che ci sembra poco chiaro e fidiamoci dei nostri appunti e delle nostre valutazioni e cerchiamo di farci dare risposte più vicine possibile alla realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovare le persone giuste è difficile, trovare persone di grande talento è difficilissimo.&lt;br /&gt;Eppure non c’è nulla che sia più importante per ottenere risultati, che mettere in campo le persone giuste. Le strategie più brillanti e le tecnologie più sofisticate ed avanzate non servono a niente se non ci sono persone di valore in grado di applicarle con successo.&lt;br /&gt;Ecco perché il processo di selezione è così importante, anche in un periodo di crisi. Mettere in campo i giocatori più validi o dei collaboratori di qualità, può aiutarci ad uscire dai momenti difficili o da situazioni economicamente drammatiche. Tali persone si possono trovare ovunque, bisogna solo capire come sceglierle.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-4797566004060126656?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/4797566004060126656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=4797566004060126656' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4797566004060126656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4797566004060126656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2012/02/la-selezione-del-personale-fattore.html' title='La selezione  del personale: fattore strategico per superare la crisi?'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-GXX_oDjIBhU/Ty-yRCb9dZI/AAAAAAAAAXw/pQ0wBUoVH1M/s72-c/2039-5-biz_recruitment.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-4436435411786663978</id><published>2012-01-30T14:31:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T14:31:08.911+01:00</updated><title type='text'>Non c'è la crisi...</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/5waWQ7EGXc8?fs=1" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-4436435411786663978?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/4436435411786663978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=4436435411786663978' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4436435411786663978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4436435411786663978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2012/01/non-ce-la-crisi.html' title='Non c&apos;è la crisi...'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/5waWQ7EGXc8/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8422326569205024224</id><published>2012-01-12T17:09:00.001+01:00</published><updated>2012-01-12T17:12:43.141+01:00</updated><title type='text'>Analisi e prospettive per il nuovo anno</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Ar_QMTDkrrs/Tw8DKDz40eI/AAAAAAAAAXA/plIkDLBY9NQ/s1600/660.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-Ar_QMTDkrrs/Tw8DKDz40eI/AAAAAAAAAXA/plIkDLBY9NQ/s1600/660.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Buon 2012 da tutta Sphera Group. Fioccano in questo periodo analisi e previsioni su quello che ci aspetta per il futuro.&lt;br /&gt;John K. Galbreith amava ricordare che la sola funzione delle previsioni in campo economico,  è quella di rendere l’astrologia una disciplina più rispettabile.&lt;br /&gt;Come afferma John Mauldin, di cui riportiamo un’analisi tratta da un documento riservato del Boston Consulting Group, il 2012 sarà l’anno in cui le conseguenze delle scelte operate da parte delle nazioni del cosiddetto mondo sviluppato, cominceranno a manifestarsi realmente nel regno economico.&lt;br /&gt;“La maggior parte dei paesi sono di fronte a  due scelte, che si differenziano in base alle loro caratteristiche particolari, ma tutti hanno a che fare con la necessità di ridurre la leva finanziaria, sia nel settore pubblico che  privato… La fine del Superciclo del debito è uno spostamento delle placche tettoniche di enormi proporzioni economiche globali a differenza di qualsiasi cosa il mondo ha visto negli ultimi 70-80 anni. Causerà una serie di terremoti, tsunami ed esplosioni vulcaniche economiche.&lt;br /&gt;Le conseguenze delle scelte di ogni paese avranno un effetto molto più ampio sul mondo, grazie all’interconnessione globale, un mondo nel quale isolare l’impatto di &lt;br /&gt;un paese in difficoltà non è più possibile. La necessità di una cooperazione globale è fondamentale in un momento in cui i politici saranno sempre più portati a guardare alle loro esigenze ai problemi locali e all’angoscia degli elettori”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Un mondo con troppo, troppo debito&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di John Mauldin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il totale del rapporto debito-PIL nei 18 principali paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) è passato dal 160 per cento nel 1980 al 321 per cento nel 2010. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Disaggregati e al netto dell'inflazione, questi numeri significano che il debito delle società non finanziarie è aumentato del 300 per cento, il debito dei governi è aumentato del 425 per cento e il debito delle famiglie è aumentato del 600 per cento. Ma i costi dell'invecchiamento demografico dell'Occidente sono nascosti nel report ufficiale. Se dovessimo includere i costi per gli anziani, il livello del debito della maggior parte dei governi sarebbe significativamente più alto. (Vedi Grafico 1).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mfOCddvmg54/Tw8Doc2P2VI/AAAAAAAAAXI/8tqDGYmHDYA/s1600/grafico1.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-mfOCddvmg54/Tw8Doc2P2VI/AAAAAAAAAXI/8tqDGYmHDYA/s320/grafico1.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Aggiungere tutto ciò a questo quadro ci fa riflettere su quanto il sistema finanziario sia a livelli di indebitamento senza precedenti, e noi possiamo trarre una sola conclusione: i 30 anni di boom del credito hanno fatto il loro corso. Il problema del debito deve semplicemente essere affrontato. Ci sono quattro approcci per trattare con il troppo debito: il risparmio e posticipare i pagamenti, crescere più rapidamente, la ristrutturazione del debito e la svalutazione, o creare inflazione.&lt;br /&gt;Risparmio e posticipare i pagamenti. L'Occidente potrebbe semplicemente iniziare a risparmiare e ripagare il suo debito? Se i troppi debitori perseguissero questa strada nello stesso tempo, la riduzione conseguente dei consumi porterebbe ad una minore crescita, maggiore disoccupazione, e di conseguenza meno reddito, rendendo più difficile per altri debitori risparmiare e ripagare il loro debito. Questo fenomeno, descritto da Irving Fisher nel 1933 in The Debt-Deflation Theory of Great Depressions, può portare a una recessione profonda e lunga, combinata ad un calo dei prezzi (deflazione). Questo è amplificato quando i governi contemporaneamente perseguono politiche di austerità, ad esempio, come vediamo oggi in molti paesi europei e vedremo all'inizio del 2012 negli Stati Uniti. Una riduzione della spesa pubblica di 1 per cento del PIL porta ad una riduzione dei consumi (entro due anni) dello 0,75 per cento e a una riduzione della crescita economica del 0,62 per cento. Il risparmio (o, più correttamente, la riduzione della leva finanziaria) ridurrà la crescita, la recessione potrebbe potenzialmente essere innescata e guidare al rialzo il rapporto debito/ PIL senza ridurre il debito. Infatti, durante i primi anni della Grande Depressione, il presidente Hoover, convinto che il pareggio di bilancio federale fosse stato cruciale per ristabilire la fiducia nei business tagliò la spesa pubblica e aumentò le tasse. A fronte di un'economia che arrancava, questo servì solo a ridurre la domanda dei consumatori.&lt;br /&gt;Per il settore privato e per il governo ridurre il debito allo stesso tempo richiederebbe l'esecuzione di un surplus commerciale. Finché i paesi in surplus (Cina, Giappone e Germania) perseguono una crescita trainata dalle esportazioni, sarà impossibile per i paesi debitori ridurre la leva finanziaria. Martin Wolf ha pubblicato acutamente sul Financial Times: "Per la Terra non è possibile, dopo tutto, sperare di avere un surplus delle partite correnti con il popolo di Marte." La mancanza di cooperazione internazionale per riequilibrare i flussi commerciali è una ragione chiave per la continue difficoltà economiche.&lt;br /&gt;Il risparmio e il posticipare i pagamenti non può essere valido, allo stesso tempo, per il 41 per cento dell'economia mondiale. I mercati emergenti dovrebbero importare molto di più, il che è improbabile che avvenga.&lt;br /&gt;Una rapida crescita. L'opzione migliore per migliorare il doloroso rapporto debito-PIL è quello di far crescere in fretta il PIL. Storicamente, questo è stato raramente raggiunto, anche se è stato fatto, ad esempio, in Gran Bretagna dopo le guerre napoleoniche e in Indonesia dopo la crisi 1997/1998, in Asia (anche se i livelli del debito indonesiano non erano neanche lontanamente vicini a quelli contemporanei dell'Occidente). Attaccare la montagna del debito di oggi, richiederebbe la riforma dei mercati del lavoro o l'investire di più nel capitale sociale. Nessuno dei due sta accadendo.&lt;br /&gt;I politici non vogliono interferire nei mercati del lavoro dato gli elevati livelli attuali di disoccupazione. Inoltre, l'evidenza empirica mostra che l'impatto iniziale di tali riforme è negativo, in quanto la precarietà del lavoro comporta minori consumi.&lt;br /&gt;Le aziende possono permettersi di investire molto più, in quanto sono investimenti altamente redditizi. La quota dei profitti delle aziende Usa in relazione al PIL USA è ad un massimo storico del 13 per cento (così come la liquidità), ma l'investimento aziendale netto reale (cioè gli investimenti al netto degli ammortamenti) del capitale sociale nel terzo trimestre del 2011 è tornato ai livelli del 1975. Ma le aziende sono riluttanti ad investire mentre la domanda è lenta, mentre le capacità esistenti sono sufficienti, e mentre le prospettive per l'economia mondiale rimangono assai incerte.&lt;br /&gt;L'invecchiamento delle società occidentali sarà un ulteriore impedimento per la crescita economica. Entro il 2020 la forza lavoro in Europa occidentale si ridurrà del 2,4 per cento, con la contrazione del 4,2 per cento per la Germania.&lt;br /&gt;L'incapacità di uscire dal problema è una cattiva notizia per i debitori. Guardate l'Italia, ad esempio: il debito pubblico italiano è il 120 per cento del PIL. Il tasso di interesse attuale per le nuove emissioni di titoli a dieci anni è del 7 per cento, in crescita dal 4,7 per cento del mese di aprile 2011. Se l'Italia avesse pagato il 6 per cento di interesse sul suo debito in essere, questo alto tasso di interesse materialmente incrementerebbe il surplus primario (cioè l'avanzo delle partite correnti prima degli interessi passivi); l'Italia avrebbe bisogno di crescere al fine di stabilizzare il livello del debito. Se assumiamo che l'economia in Italia cresce ad un tasso nominale del 2 per cento l'anno, il governo avrebbe bisogno di un avanzo primario del 4,8 per cento del PIL (calcolato come il 6 per cento per interessi sul proprio debito, meno il 2 per cento di crescita nominale moltiplicato per il 120 per cento del rapporto debito pubblico/PIL) solo per stabilizzare il debito/PIL; le ultime previsioni mostrano solo un surplus dello 0,5 per cento per il 2011. Qualsiasi sforzo per aumentare l'avanzo primario attraverso l'austerità fiscale, corre il rischio di creare una spirale discendente. Quando gli investitori cominciano a dubitare della capacità del debitore di ottemperare ai suoi obblighi, i tassi di interesse salgono ancora di più, portando ad un circolo vizioso di austerità, minore crescita e tassi di interesse in aumento.&lt;br /&gt;Il debito a sua volta rende più difficile uscire dal debito. Gli studi di Carmen Reinhardt e Kenneth Rogoff e della Banca dei regolamenti internazionali mostrano che il debito pubblico, una volta raggiunto il 90 per cento del PIL, il suo tasso reale di crescita economica si riduce. Ciò vale anche per il debito delle società non finanziarie e delle famiglie. Il grafico 2 mostra il livello corrente del debito delle economie per ogni settore chiave. In tutti i paesi, il livello del debito di almeno un settore va oltre la soglia di criticità. Un po' perverso, solo in Grecia, sono due settori privati sotto la soglia. E solo in Germania e in Italia (oltre alla Grecia) le abitazioni private hanno un livello di indebitamento inferiore al 70 per cento del PIL.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wBNUYHtqDXI/Tw8Etei2sCI/AAAAAAAAAXg/4gMfVhtrTvk/s1600/grafico2.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="178" src="http://1.bp.blogspot.com/-wBNUYHtqDXI/Tw8Etei2sCI/AAAAAAAAAXg/4gMfVhtrTvk/s320/grafico2.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;[Nota: Per chi non ha familiarità, le bandiere rappresentano gli USA, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, e Spagna.– JM.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ristrutturazione del debito e svalutazione.&lt;br /&gt;Abbiamo esplorato questa opzione nel nostro ultimo articolo (Back to Mesopotamia: The Looming Threat of Debt Restructuring, BCG Focus, September 2011). Assumendo un livello combinato del debito sostenibile del 180 per cento del PIL per le famiglie private, le società non finanziarie e i governi, abbiamo stimato un eccesso di debito pari a 6 trilioni di euro per la zona euro e di 11 trilioni di dollari per gli Stati Uniti. Abbiamo sostenuto che (alcuni), dei governi potrebbero avere la tentazione di finanziare tutto questo attraverso una imposta patrimoniale una tantum, dal 20 al 30 per cento su tutte le attività finanziarie.&lt;br /&gt;Il livello obiettivo del 180 per cento può essere messo in discussione (ed è stato dibattuto da molti lettori di Back to Mesopotamia), ma un livello del 220 per cento implicherebbe ancora una ristrutturazione del debito di 4 trilioni di dollari negli Stati Uniti e € 2,6 trilioni nella zona euro, portando l'imposta una tantum sul patrimonio rispettivamente al 12 per cento e al 14 per cento. Data l'impopolarità di una simile tassa, è probabile che vedremo delle tasse che agiteranno di meno l'opinione pubblica. Ciò significa che i politici devono ricorrere a l'ultima opzione: l'inflazione.&lt;br /&gt;Inflazione. Un'altra opzione per ridurre i carichi del debito occidentale sarebbe la repressione finanziaria - una situazione in cui il tasso di interesse nominale è inferiore al tasso di crescita nominale dell'economia per un periodo di tempo prolungato. Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti e il Regno Unito utilizzarono l'inflazione con successo per ridurre il debito complessivo. Nonostante oggi ci sia un basso tasso d'interesse, abbiamo la situazione opposta: i tassi di interesse sono più alti dei tassi di crescita economica. L'avversione al rischio nei mercati finanziari aumenta, e con una nuova recessione nel 2012 di grandi dimensioni il problema potrebbe peggiorare.&lt;br /&gt;Quindi l'unico modo per ottenere una maggiore crescita nominale sarà quello di generare un aumento dell'inflazione. L'aggressivo allentamento monetario ha appena spostato l'ago dell'inflazione negli Stati Uniti e in gran parte dell'Europa, anche se l'impatto sull'inflazione nel Regno Unito è stato maggiore. L'inflazione non viene generata, perché l'aspettativa di inflazione rimane bassa e perché c'è ancora sovraccapacità e sovra indebitamento nel settore pubblico e privato. Il continuo allentamento monetario potrebbe portare ad un notevole sbalzo monetario che potrebbe, se il pubblico perde la fiducia nel denaro, portare ad una bolla inflazionistica. Alcuni sostengono che l'inflazione è improbabile a causa dell'eccesso di offerta di manodopera e della concorrenza continua di nuovi operatori come la Cina. Certamente possiamo vedere la continua pressione sui salari a causa della globalizzazione, anche se la crescita più bassa persiste in Occidente, la cosa più probabile è che i governi occidentali ricorrano ad un aumento del protezionismo, portando una pressione sul rialzo dei prezzi. Inoltre, alcuni osservatori ritengono che gli indicatori sull'inflazione non danno una vera lettura dei tassi di inflazione sottostanti.&lt;br /&gt;E' anche una questione di fiducia. Prendiamo, per esempio, la storia dell' iperinflazione in Germania nei primi anni 1920. La Reichsbank tedesca è stata finanziata per molti anni dal governo stampando moneta senza provocare inflazione. Ma una volta persa la fiducia del pubblico nel denaro, la gente ha iniziato a spendere in fretta. Ciò ha portato ad una maggiore domanda e ad una spirale inflattiva. Oggi la velocità del denaro negli Stati Uniti è ad un livello più basso di tutti i tempi, 5,7. Se il numero di volte che un dollaro circola ogni anno per fare acquisti nella media a lungo termine è pari a 17,7, il livello dei prezzi negli Stati Uniti aumenterebbe di 294 per cento nello stesso periodo, a meno che la Federal Reserve contemporaneamente riduca il proprio bilancio di $ 1,8 trilioni. L'inflazione è probabilmente interessante per coloro che cercano di ridurre il debito. Il problema è fermare il genio dell'inflazione una volta che ha lasciato la bottiglia.&lt;br /&gt;Non ci sono facili soluzioni al problema del debito. Nella migliore delle ipotesi, ci aspettiamo un lungo periodo di bassa crescita in Occidente. Anche se questo richiederebbe quanto segue:&lt;br /&gt;Uno sforzo coordinato per riequilibrare i flussi commerciali globali, che richiederebbero ai mercati emergenti, la Germania e al Giappone di importare di più, consentendo in tal modo ai paesi debitori di ottenere i fondi necessari per ridurre la leva finanziaria.&lt;br /&gt;Stabilizzare il settore finanziario attraverso la ricapitalizzazione e il lento deleveraging in contrasto con le nuove regole di oggi, che incoraggiano le banche a ridurre la leva nei propri bilanci, piuttosto che le attività di finanziamento commerciale (vale la pena notare che l'effetto di allentamento monetario nel corso di un periodo in cui ci sono tassi d'interesse ultra bassi e che sono al di sotto del tasso di inflazione è essenzialmente quello di fornire un ulteriore sostegno al sistema bancario attraverso la fornitura di liquidità a basso costo).&lt;br /&gt;La riduzione del debito eccessivo, idealmente attraverso una ristrutturazione ordinata o un aumento dell'inflazione.&lt;br /&gt;Le politiche attuali sono insufficienti contro tutti questi criteri. L'intervento coordinato di diverse banche centrali mondiali del 30 novembre scorso potrebbe essere interpretato come un segno positivo di cooperazione globale, dato che il mondo intero teme le implicazioni di una (disordinata) rottura della zona euro. In realtà, è stato ancora una volta semplicemente un caso di ricorso alla leva per evitare di stampare denaro, e così non ha affrontato il problema fondamentale dell'economia mondiale. Anche la partecipazione della Cina, riflette le sue preoccupazioni circa il suo più grande mercato di esportazione (Europa) e il rischio di un altra (possibile e profonda) recessione.&lt;br /&gt;Qualsiasi nuova recessione, dato i livelli di indebitamento crescente è insostenibile, aumenterebbe il rischio di default a breve termine e aumenterebbe sensibilmente nel medio termine il rischio di aumento dell'inflazione. Le aziende devono quindi prepararsi a questi scenari. Ma hanno anche bisogno di prendere in considerazione come la situazione in Europa potrebbe amplificare il problema.&lt;br /&gt;La zona Euro: gettare benzina sul fuoco&lt;br /&gt;La crisi della zona euro rende ancora più problematico il trattare con l'eccesso di debito. L'introduzione dell'euro è stata seguita da due importanti sviluppi:&lt;br /&gt;Il debito è cresciuto rapidamente nella maggior parte dei paesi della zona euro a causa del credito che è diventato a buon mercato e, in molti casi, i tassi di interesse reale negativi hanno alimentato le bolle immobiliari. I consumatori nei paesi della zona periferica, hanno preso fiducia nella forza della valuta e dei bassi tassi di interesse, intraprendendo un boom di spesa.&lt;br /&gt;La divergente competitività tra la Germania e i Paesi Bassi, da un lato, e i paesi del sud (i periferici) dall'altro, con inoltre i paesi della periferia che non hanno frenato gli aumenti eccessivi dei salari che, in passato, furono affrontati attraverso la svalutazione della moneta. Dopo aver perso la possibilità di regolare attraverso la svalutazione del tasso di cambio, i paesi della periferia possono solo ricorrere ora a dolorose svalutazioni interne (in breve, a tagli dei salariali). (Vedi grafico 3).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-IYSdKgj6Gw4/Tw8E-oiiOqI/AAAAAAAAAXo/3ZcK9xyKsyg/s1600/grafico3.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="174" src="http://1.bp.blogspot.com/-IYSdKgj6Gw4/Tw8E-oiiOqI/AAAAAAAAAXo/3ZcK9xyKsyg/s320/grafico3.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Il vertice UE di dicembre avrebbe dovuto ripristinare la fiducia nel futuro della zona euro. I leader europei hanno preso le seguenti decisioni:&lt;br /&gt;I membri della UE cambieranno la loro rispettive costituzioni e legislazioni nazionali al fine di imporre limiti sui deficit di bilancio.&lt;br /&gt;I membri della UE accetteranno una più rigorosa supervisione dei loro bilanci da parte delle istituzioni dell'UE (come le corti europee), comprese le sanzioni quasi automatiche qualora il loro deficit di bilancio nazionale violi i limiti prescritti (un "deficit strutturale" di oltre lo 0,5 per cento del PIL – che riflette l'impatto del ciclo economico).&lt;br /&gt;Il meccanismo di stabilità europeo (ESM) sarà attuato un anno prima e opererà per qualche tempo in parallelo con il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF). I leader dell'UE hanno aumentato ad un valore complessivo pari a € 500 miliardi di euro la potenza finanziaria che possono utilizzare per supportare i paesi più deboli della zona euro.&lt;br /&gt;I membri della Unione Europea valuteranno l'opportunità di fornire un finanziamento di € 200 miliardi al Fondo Monetario Internazionale (FMI) al fine di contribuire nell’aiuto ai paesi con carenza di liquidità.&lt;br /&gt;Nelle ristrutturazioni future del debito del settore privato, gli obbligazionisti saranno trattati secondo la prassi del Fondo Monetario Internazionale, senza nessuna decurtazione automatica. Tutti i titoli di stato richiederanno clausole di azione collettiva per facilitare ristrutturazioni.&lt;br /&gt;Il vertice è stato come prevedibile vago sul tema degli squilibri all'interno della zona euro, anche se i politici hanno espresso il desiderio di un maggiore coordinamento in futuro.&lt;br /&gt;Con il Regno Unito che si è opposto rispetto ad una complessiva modifica del trattato della UE, gli altri leader dell'Unione Europea (tutti i paesi della zona euro, insieme con la maggior parte degli altri membri dell'UE che non fanno parte della zona euro), mirano ad utilizzare un trattato intra governativo per attuare tali modifiche entro marzo 2012. Resta da vedere se tale "trattato all'interno del trattato" sarà fattibile in termini legali. Ancora più importante, non è ancora certo se i singoli governi si atterranno alle regole, come deciso al vertice. Si potrà vedere se nei prossimi mesi ci saranno dei tira e molla e degli sforzi per ammorbidire le regole. E anche se le nuove regole saranno pienamente attuate, la precedente esperienza rispetto agli impegni assunti ai sensi del Trattato di Maastricht del 1992 non è necessariamente motivo di ottimismo sul fatto che saranno seguiti.&lt;br /&gt;Prima del vertice, la Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato nuove misure per sostenere le banche europee. Ha abbassato il tasso di rifinanziamento principale all'1 per cento; ha offerto due nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine della durata di tre anni, ampliato la gamma di garanzie accettabili e, per la prima volta, ha permesso prestiti di piccole e medie dimensioni accettabili. La BCE ha inoltre chiarito che non ha intenzione di impegnarsi in un programma su larga scala per comprare il debito di paesi come Spagna e Italia. Piuttosto, vede la propria responsabilità nell'affrontare la crisi del debito come mentire con i singoli governi della zona euro che continuano a mentire. In altre parole, la BCE non vuole agire come prestatore di ultima istanza, la cui assenza è una delle cause della persistente debolezza della risposta complessiva dell'UE.&lt;br /&gt;A nostro avviso, questi sono passi nella giusta direzione ma non sono sufficienti, perché non affrontano le questioni centrali dell’eccesso di debito e della divergente competitività. Il piano che è emerso dal vertice è improbabile che sia sufficiente per stabilizzare i mercati finanziari. Con il Regno Unito che ha optato per l’uscita e per l'incertezza sulla applicazione giuridica, ci sono delle valide motivazioni tali da mettere in discussione la credibilità del piano.&lt;br /&gt;Qualsiasi vera soluzione della crisi deve, come minimo, realizzare quattro cose: guadagnare tempo per le riforme fondamentali con l'introduzione di contributi in conto interessi per i paesi più deboli della zona euro, migliorare la competitività relativamente al costo del lavoro unitario, ristrutturare il debito in eccesso, e stabilire una unione fiscale. Nel complesso, i leader europei, anche se hanno fatto alcuni passi nella giusta direzione, ancora una volta non hanno fatto abbastanza.&lt;br /&gt;Aiuto con i tassi di interesse. In primo luogo, i mercati finanziari hanno bisogno di un impegno credibile da parte della BCE "all'intero cerchio" di tutti i membri della zona euro. È ormai chiaro che solo il "grande bazooka" della BCE (effettuando l'acquisto illimitato del debito dei paesi in difficoltà possa mantenere i tassi di interesse ad un valore basso) ha la potenza di fuoco e la credibilità per mantenere i tassi di interesse al di sotto delle soglie critiche. L'EFSF non ha la potenza di fuoco per affrontare le esigenze di rifinanziamento della Spagna e dell’Italia nei prossimi due anni. L’avvio dell’ESM un anno prima e il funzionamento in parallelo con l'EFSF aumenterà i fondi disponibili, così come la potenziale disponibilità di ulteriori finanziamenti per il Fondo Monetario Internazionale. Ma anche allora, i fondi disponibili non saranno sufficienti per garantire ai paesi più deboli un periodo abbastanza lungo, tale da consentirgli le riforme fondamentali.&lt;br /&gt;Anche se la BCE è intervenuta, essa poteva solo guadagnare del tempo: in uno scenario "favorevole" con i tassi di interesse al solo il 4 per cento sul debito pubblico spagnolo o italiano, il rapporto debito-PIL continuerebbe comunque a crescere, dal 60 per cento in Spagna e 119 per cento in Italia di oggi al 65 per cento e 131 per cento, rispettivamente, nel 2015. Qualsiasi tentativo di stabilizzare i livelli del debito porterebbe al circolo vizioso già descritto.&lt;br /&gt;Competitività divergenti. Il vertice non ha affrontato la questione della competitività e degli squilibri commerciali che ci sono all'interno della zona euro. I paesi della zona periferica (così come in Francia) devono recuperare competitività riducendo i costi unitari del lavoro e introducendo una maggiore flessibilità nei mercati del lavoro. Le pensioni d’oro (in particolare nel settore pubblico) e la rigidità data dalle leggi per la sicurezza dei posti di lavoro generano dei limitati progressi.&lt;br /&gt;Nel caso della Spagna, i costi unitari del lavoro dovranno essere ridotti di oltre 25 per cento per ripristinare la competitività. In un sistema di cambi fissi, questo può essere raggiunto in modo significativo solo con l'aumento della produttività (richiedendo più ore di lavoro settimanali o con investimenti di capitale) e/o abbassando stipendi. I redditi più bassi renderebbero più difficile fornire i servizi e ridurre gli alti livelli di debito (un minore gettito dalle imposte con cui ripagare il debito pubblico e redditi personali più bassi con i quali alimentare la crescita o pagare il debito privato). Il calo dei redditi, il gettito fiscale ridotto e i programmi di austerità potrebbero ridurre la crescita e ridurre ulteriormente la sostenibilità del debito – guidando a livelli più elevati i premi per il rischio nei mercati dei capitali.&lt;br /&gt;Il costo sociale di una tale svalutazione interna sarebbe alto e poche persone lo accetterebbero. Un recente articolo su The Economist ha comparato i recenti aggiustamenti richiesti alla zone dell’Europa periferica, con quanto avvenuto nel corso del 1930 che ha poi portato alla Grande Depressione. Allora, l'aderenza ai vincoli del gold standard hanno impedito un adeguamento, e la Germania ha dovuto effettuare una svalutazione interna al fine di recuperare competitività. Anche se ben pochi si aspettano un ripetersi della tragedia del 1930, è anche ovvio che una strategia che possa guidarci al di fuori dalla crisi non solo non riuscirà, ma correrà anche il rischio di innescare significative tensioni in Europa.&lt;br /&gt;L'eccesso di debito. Il vertice ha chiarito che i governi della zona periferica prevedono di introdurre programmi di austerità al fine di equilibrare i loro bilanci e ridurre i livelli del debito. Perché molti paesi soffrono sia di troppo debito pubblico che di un elevato debito nel settore privato (come mostrato nella Figura 2), è ovvio che ogni tentativo di ridurre la leva finanziaria in entrambi i fronti porterà ad una lunga e profonda recessione, come sopra descritto. Noi continuiamo a credere che un qualche tipo di ristrutturazione del debito, e non solo del debito pubblico è necessario per porre le basi per una crescita futura.&lt;br /&gt;- La creazione di una Unione Fiscale. Durante il vertice, i leader europei si sono mossi verso un più stretto coordinamento fiscale al fine di assicurare il futuro della zona euro. Una unione fiscale finirebbe per consentire l'emissione di Eurobond comuni, così da permettere alla periferia della zona euro di trovare riparo dietro i più forti della zona nord. Questa può essere una pietra miliare per una soluzione a lungo termine ai problemi della zona euro, ma non affronta i temi della competitività divergente e dell’eccesso di debito. I mercati dei capitali giustamente si chiederebbero se i paesi della zona periferica accetterebbero di perdere il controllo dei loro bilanci e delle principali decisioni politiche.&lt;br /&gt;Ci si può aspettare tensioni politiche se a Bruxelles – o, ancora peggio, Berlino – vorrà decidere sull’età pensionabile e sui livelli di pensione. Ma si potrà anche discutere la volontà della Germania e degli altri paesi del nord di finanziare continuamente quelli del sud. Sarà l'elettorato tedesco ad accettare più tasse per sostenere i paesi del sud? Ed ancora più importante, sarà il mercato dei capitali? Alcuni osservatori hanno visto il fallimento dell'asta sui titoli tedeschi a dieci anni a fine novembre come un segnale di preallarme. E infatti, l'economia tedesca non è così sana come generalmente si assume. Con il debito pubblico al 87 per cento del PIL e i tassi di interesse del 3 per cento, la Germania ha bisogno di una crescita nominale del 3 per cento solo per mantenere stabili i livelli di debito (e supponendo che non abbia avanzo primario) – questo non è un compito facile, dato anche l'impatto negativo della demografia sulla crescita futura. I costi supplementari delle operazioni di soccorso all'interno della zona euro potrebbero far si che il giorno della resa dei conti, possa arrivare prima di quanto ci si possa aspettare.&lt;br /&gt;In sintesi, le iniziative esistenti sono insufficienti. I nuovi accordi essenzialmente mettono in atto alcuni ulteriori miglioramenti alla stabilità esistente e al patto di crescita, che comunque non ha avuto successo fino ad oggi. I politici non hanno aumentato le dimensioni del recinto con il "grande bazooka" che è necessario per evitare una diffusione virale del rischio del debito sovrano, non c'è stato alcun progresso sulla mutualizzazione del debito attraverso l'emissione di eurobond comuni; e non c'era un piano per un forte allentamento monetario da parte della BCE; non ci sono state dei duri confronti su come affrontare i problemi di competitività divergente; e nessuna strategia è stata sviluppata per riaccendere la crescita nella zona euro - l'assenza di questo elemento forse non è così sorprendente dato che tutto era diretto verso il contenimento. Qualunque sia il punto di vista dei nostri lettori sulla posizione assunta dal Regno Unito, non possiamo fare a meno di credere che i leader degli altri paesi hanno ringraziato per la distrazione fornita dalla posizione del Regno Unito, che ha deviato l'attenzione dalla mancanza di sufficienti progressi sostanziali su alcune delle questioni più pressanti.&lt;br /&gt;La zona euro ha bisogno di un piano globale per offrire una combinazione di maggiore inflazione (per ridurre il debito reale e riequilibrare i divergenti costi unitari del lavoro), una riduzione della leva finanziaria nella zona periferica, e avere un maggiore livello di consumi nei paesi del nord. I dipendenti in Italia, Spagna e Portogallo, e anche in Francia, dovrebbero accettare degli aumenti salariali al di sotto del tasso di inflazione, mentre i dipendenti in Germania e nei Paesi Bassi dovrebbero godere dei reali aumenti salariali. I politici del nord avrebbero anche bisogno di abbassare le tasse e di introdurre programmi di stimolo per sostenere i consumi interni. Inoltre, qualsiasi strategia di successo dovrebbe includere una ristrutturazione del debito in eccesso (default parziale). Alcuni osservatori ritengono che la Germania non sarebbe disposta a perseguire una simile strategia per la paura data da una maggiore inflazione e il rischio morale che i paesi troppo indebitati beneficino di una più ampia ripartizione dei costi all'interno della zona euro. Siamo più ottimisti. Siamo comunque convinti che la Germania - dopo lunga resistenza – sosterrà tale strategia come l'unico modo affinché la zona euro possa sopravvivere nella sua forma attuale. L'unica vera alternativa, la rottura, avrebbe maggiormente un impatto negativo.&lt;br /&gt;Che cosa succede se .....&lt;br /&gt;Per alcuni commentatori, non è una questione sapere se la zona euro si romperà, ma come e quando si romperà. C'è indubbiamente un maggiore rischio di almeno una qualche (potenzialmente disordinata) frattura nella zona euro. E ci sono voci che alcuni governi si stanno preparando, solo nel caso questo avvenga, ad esempio, nell’assicurarsi una capacità sufficiente per stampare nuova moneta. Non c’è da sorprendersi, ci siamo resi disponibili con molti clienti per discutere questo scenario e su come prepararsi. Un paese lasciando la zona euro avrebbe bisogno di fare quanto segue:&lt;br /&gt;- Annunciarlo ed imporre subito dei controlli sui capitali.&lt;br /&gt;- Imporre dei controlli immediati sul commercio (perché le aziende altrimenti falsificherebbero le importazioni in modo tale da trasferire i loro soldi fuori dal paese).&lt;br /&gt;- Imporre degli immediati controlli alle frontiere (per evitare l’uscita del contante).&lt;br /&gt;- Introdurre un giorno di festività (per impedire ai cittadini di ritirare i loro soldi e spenderli prima che si svalutino) e anche se questo è un po' difficile da immaginare – segnare ogni banconota di euro presente nel paese, che verrà poi verrà convertita nella nuova moneta nazionale.&lt;br /&gt;- Annunciare un nuovo tasso di cambio (probabilmente all’inizio non variabile, offrendo capitale e un controllo dei cambi), in modo che il commercio possa continuare.&lt;br /&gt;- Decidere come comportarsi con l’attuale eccezionale livello di debito denominato in euro, che probabilmente comporterà un importante ristrutturazione del debito governativo e di quello del settore privato (che di fatto, è un default). Questo potrebbe essere più facile nel caso del debito pubblico, che tende ad essere disciplinato solo dal diritto interno, in contrasto con il debito delle grandi aziende, che normalmente è disciplinato dalla legge britannica (ma ci si aspetta una promulgazione di leggi che dichiarino direttamente qui una riduzione, come migliore scelta).&lt;br /&gt;- Una ricapitalizzazione delle banche (insolventi) per compensare le perdite date dal default.&lt;br /&gt;- Stabilire cosa fare con il settore finanziario non bancario, con i mercati azionari e obbligazionari, e con ogni conto aziendale e contratto commerciale presente nel paese.&lt;br /&gt;Qualsiasi rottura porterebbe ad una significativa turbolenza dei mercati finanziari - basti pensare all’eccezionale numero di credit default swap – e ad una recessione in tutto il mondo. L'OCSE ha avvertito che una rottura della zona euro porterebbe ad una "distruzione di massa della ricchezza, a fallimenti e ad un crollo della fiducia nella costruzione europea e nella cooperazione", il che porterebbe ad "una profonda depressione sia negli esistenti paesi dell'euro e dei rimanenti che fanno parte della zona euro, così come nell'economia mondiale." Il grafico n. 4 descrive uno scenario di rottura e le sue potenziali implicazioni.&lt;br /&gt;Secondo UBS, i costi economici di una rottura sarebbero enormi. A seconda del fatto che il paese che lascia l'UE sia uno "debole" o un paese "forte", i costi varierebbero dai € 3.500 agli € 11.500 per abitante all'anno. Oltre a queste implicazioni per i paesi della zona euro, l'economia mondiale sarebbe gravemente colpita, con implicazioni negative per gli Usa – amplificando l’attuale recessione e le potenziali pressioni deflazionistiche – ed anche i mercati emergenti che dipendono dalle esportazioni verso l'Occidente.&lt;br /&gt;L'anno (i) che abbiamo davanti&lt;br /&gt;Mentre ci incamminiamo verso il 2012, i leader aziendali devono prepararsi per un anno difficile, e forse per molti anni difficili….&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(tratto da &lt;a href="http://www.scenarifinanziari.it/"&gt;http://www.scenarifinanziari.it&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-JgsGgQLwFFk/Tw8C1owx1FI/AAAAAAAAAW4/D67UHYVFTPw/s1600/660.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8422326569205024224?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8422326569205024224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8422326569205024224' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8422326569205024224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8422326569205024224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2012/01/analisi-e-prospettive-per-il-nuovo-anno.html' title='Analisi e prospettive per il nuovo anno'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Ar_QMTDkrrs/Tw8DKDz40eI/AAAAAAAAAXA/plIkDLBY9NQ/s72-c/660.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-540582257467993315</id><published>2012-01-11T10:43:00.001+01:00</published><updated>2012-01-11T10:52:23.862+01:00</updated><title type='text'>2012: Rivolta fiscale in arrivo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cnyVWwA5Nrw/Tw1YEBtdRUI/AAAAAAAAAWw/eCvBSck_4jk/s1600/i_187_copy_1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-cnyVWwA5Nrw/Tw1YEBtdRUI/AAAAAAAAAWw/eCvBSck_4jk/s1600/i_187_copy_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Aldo Canovari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’oppressione fiscale e le vessazioni tributarie costituiscono il principale freno allo sviluppo e sono una delle prime cause della rovina delle nazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa importantissima lezione si può trarre leggendo For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams, LIBERILIBRI (2007, 2008).&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;div&gt; Una carrellata lunga 5000 anni di storia fiscale, che può aprire gli occhi agli Italiani su tante cose, fra le quali:&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; La gran parte degli eventi traumatici della storia furono causati da rivolte fiscali.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il cittadino ha il sacrosanto diritto ad opporsi alle rapine tributarie (diritto di appello al cielo di Locke).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I cittadini di una nazione si dividono in due categorie fondamentali: 1) I Consumatori di tasse (tax consumers); 2) I Pagatori di tasse (tax payers).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I primi rappresentano una minoranza composta dai parlamentari, consiglieri regionali e loro clientele, alti burocrati, vertici degli organi istituzionali, amministratori di aziende e agenzie pubbliche e para-pubbliche, di società partecipate. Il loro numero può essere stimato in un ordine di grandezza di 500.000 individui (circa l’1% dei contribuenti).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I secondi rappresentano circa il 99% dei contribuenti.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’evasione è perlopiù effetto dell’abuso del potere impositivo.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La propensione media all’evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vera causa del deficit non è l’evasione, ma l’eccesso di spesa.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La formula No Taxation without Representation è ormai inadeguata (perché i rappresentanti al Parlamento rappresentano in realtà solo i propri interessi e quelli delle proprie clientele).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È necessario quindi separare il potere di spendere da quello di tassare.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La proporzionalità è un principio. La progressività è un arbitrio.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I governanti dovrebbero conoscere, capire, e avere sempre davanti agli occhi la Curva di Laffer e tendere alla Flat Tax. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;Questi sono gli insegnamenti che la storia delle nazioni ci offre.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; In Italia, la pressione tributaria è ai massimi livelli tra le nazioni civili. Le angherie tributarie, l’incomprensibilità delle norme, l’incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l’inversione generalizzata dell’onere della prova a carico del contribuente pongono i cittadini alla mercé del fisco degradandoli al rango di servi della gleba.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; In Italia, a fronte di una tassazione spoliatrice lo Stato non rende i servizi in nome dei quali sottrae al cittadino molto più della metà del suo reddito e confisca risparmi già tassati, per destinarli agli sperperi delle oligarchie parlamentari, burocratiche, giudiziarie, clientelari.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60% in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60% dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; In Italia, quindi, è stato reintrodotto il principio del solve et repete: un principio incivile, dispotico, contrario al diritto e alla dignità del cittadino, un principio inaccettabile, micidiale sul piano etico e giuridico, che provocherà danni incalcolabili all’economia e alla sopravvivenza delle imprese e dei privati contribuenti.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; Con l’entrata in vigore di questa folle legge la situazione economica del nostro Paese, già seriamente pregiudicata, verrà ulteriormente aggravata e spinta al collasso.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; A tutto questo si è aggiunta l’ultima follia del nuovo governo il quale in luogo di tagliare drasticamente le spese ha saputo solo imporre ulteriori pesanti inasprimenti fiscali che hanno esasperato ancor più il cittadino.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; Questo avvilente quadro sintetizza solo alcuni aspetti della dissennatezza-cecità del legislatore. Pretendere, in tale assetto di rapina legalizzata, che i cittadini assolvano correttamente all’obbligo tributario, e scandalizzarsi se non lo fanno, è ipocrisia o idiozia. E, poiché è stata valicata ogni ragionevole soglia di sopportazione, potrà innescarsi in tempi brevi una vera e propria rivolta.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.chicago-blog.it/"&gt;http://www.chicago-blog.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-540582257467993315?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/540582257467993315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=540582257467993315' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/540582257467993315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/540582257467993315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2012/01/2012-rivolta-fiscale-in-arrivo.html' title='2012: Rivolta fiscale in arrivo'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cnyVWwA5Nrw/Tw1YEBtdRUI/AAAAAAAAAWw/eCvBSck_4jk/s72-c/i_187_copy_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8540587786446363764</id><published>2012-01-09T18:06:00.000+01:00</published><updated>2012-01-09T18:06:38.960+01:00</updated><title type='text'>Esperienza di un cittadino-utente che vuole essere cittadino-cliente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-igT_GTXhQSE/TwsdthM88yI/AAAAAAAAAWQ/WfnNHgIL7eQ/s1600/free_1792953.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="133" src="http://4.bp.blogspot.com/-igT_GTXhQSE/TwsdthM88yI/AAAAAAAAAWQ/WfnNHgIL7eQ/s200/free_1792953.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Paola Danese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto viaggiando su un frecciarossa e l'occhio mi cade su annuncio in cui Trenitalia ringrazia i propri clienti per aver scelto di viaggiare con lei.&lt;br /&gt;Ricordo la rivoluzione culturale che ha scatenato l'ex nuovo ad di Trenitalia, quando tolse l'orribile "viaggiatore" e lo sostituì con "cliente".&lt;br /&gt;Sembra una questione di pelo di crine, in realtà viviamo da tempo in una società che ha maturato un rapporto stretto tra il nome delle cose e la loro sostanza.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Qualche giorno fa, era ancora la settimana pre-Befana e quindi l'Italia galleggiava in quello stato di trance festiva che qui blocca la produttività per due settimane in inverno e quattro in estate e mi recavo all'ufficio postale assegnato al mio C.A.P. (pur avendo un ufficio postale centrale a un isolato da casa mia, ci hanno assegnato ad uno a 2 km da casa e non servito dai mezzi pubblici) per ritirare una raccomandata. L'ufficio postale assegnato al mio quartiere normalmente fa orario continuato dalle 7.30 alle 18.00 dal lunedì al venerdì e fino alle 13.30 il sabato.&lt;br /&gt;Arrivo alle 14 di martedì 02 gennaio e lo trovo chiuso perché nella "settimana che va dal 23 dicembre al 9 gennaio" (sic, nonostante per gli altri esseri umani le settimane in questione siano due) "gli uffici rispetteranno l'orario ridotto" e cioè fino alle 13.30. Ora la maggior parte di voi penserà che è giusto che prendano qualche giorno di ferie anche i nostri 3 milioni di dipendenti pubblici, soprattutto quelli delle poste che lavorano ininterrottamente, causa code interminabili davanti ai loro sportelli dall'inizio del turno fino a termine. È certamente un pensiero umano e corretto e nonostante i 2km percorsi inutilmente, me ne torno a casa pensando che probabilmente l'afflusso è talmente scarso che di questi tempi l'amministrazione pubblica cerca di contenere gli sprechi ( e fa sprecare a me il carburante per andare e tornare a vuoto, ma vabbe!).&lt;br /&gt;Il giorno dopo mi presento in orario, rilassata e fiduciosa nelle ferie del bolognese medio che parte il 24 e torna per l'apertura della scuola. Invece guarda un po’, sarà la crisi ma l'ufficio postale, stanza delle raccomandate, nonostante i 3 impiegati allo sportello interamente dedicati, è affollatissimo: 40 numeri davanti a me...&lt;br /&gt;Mi siedo e aspetto paziente meditando che probabilmente l'amministrazione non voleva risparmiare ma evitare di diseducare i suoi utenti (come sono definiti quelli che, in coda, non devono superare la linea gialla e sono tenuti a chiudere l'eventuale conversazione telefonica nel momento in cui arrivano allo sportello per non disturbare il dipendente pubblico nello svolgimento del proprio lavoro) al disservizio classico della mezz'ora di attesa quindi, anziché spalmare l'afflusso di questuanti durante l'intero arco della giornata, hanno deciso di concentrarlo nella sola mattinata cosi la fila è assicurata.&lt;br /&gt;Non importa, ormai sono seduta sulla mia sediolina in attesa del mio turno che, giocando a sudoku, non tarda nemmeno troppo ad arrivare, giusto due livelli genius (e non essendo io un genio, il mio tempo medio di risoluzione è di 15 minuti...). Arriva il mio fatidico 397 e mi alzo, con telefono silenzioso per ritirare la mia raccomandata. Visto che sulla cartolina scritta a mano, il postino che nutriva la mia stessa voglia di ferie quando l'ha lasciata in buchetta, ha scritto solamente nome e cognome senza indirizzo, l'impiegato torna da una prima ricerca un po’ sconsolato, essendo andata a vuoto. Gli do l'indirizzo completo di C.A.P. e ridendo mi dice che sospetta sia finita proprio nell'ufficio postale sotto casa mia! Che ridere, davvero... Da sbellicarsi. Gli chiedo ci controllare meglio e inserendo il numero della raccomandata nel gestionale interno vede che è proprio cosi: la mia raccomandata è nell'ufficio postale a 10 passi da casa mia.&lt;br /&gt;Ovviamente, non avendomi l'impiegato permesso di essere davvero "utente" mi sono permessa di fare la cliente elencando una serie di improperi sui quali possiamo sorvolare per non dilungarci troppo.&lt;br /&gt;L'impiegato però è fresco di corsi sul problem solving e mi propone di scrivermi a mano sulla cartolina che, proprio a causa di questo disguido, ho DIRITTO di ritirare la mia raccomandata allo sportello SENZA fare ulteriore fila... Non so se più per senso civico che mi impediva di passare davanti ad altri malaugurati concittadini, o per dimostrargli che il suo corso lo doveva utilizzare in vacanza con la famiglia dopo essere stato dirottato in Alaska anziché atterrare alle Bermuda, me ne vado con la cartolina linda all'ufficio sotto casa dove:&lt;br /&gt;1) non trovo fila nonostante ci sia una sola persona addetta alla consegna delle raccomandate;&lt;br /&gt;2) trovo davvero la mia raccomandata;&lt;br /&gt;3) trovo anche lì comunque un impiegato fresco di corso di problem solving che mi spiega, orgoglioso della high technolgy di poste italiane, che non solo la mia raccomandata era stata smistata lì per errore da un simpatico postino, ma che nell’ottica del problem solving anticipato- per evitare che ricapiti posso prendere il simpatico numerino che c'è sulla cartolina -che è l'identificativo della raccomandata- inserirlo sul sito internet delle poste italiane e verificare dove il postino ha deciso di smistarla...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora io mi chiedo: è vero che sono utente nel senso che utilizzo un servizio e che, di fatto, non ho alternative, nel senso che devo essere utente per forza e mio malgrado, ma posso essere anche cliente?!&lt;br /&gt;Cioè, qualcuno può far fare agli impiegati delle poste un corso anziché di problem solving operativo, di cultura generale in cui gli si spiega che offrono un servizio e che al centro di quel servizio c'è il cittadino, ovvero il contribuente, ovvero quello stronzo che tutte le mattine si alza, va a lavorare per pagare le tasse (e vivere con quel che gli avanza), che vanno a ingrassare i TRE MILIONI di dipendenti pubblici che lo considerano un utente?!?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8540587786446363764?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8540587786446363764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8540587786446363764' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8540587786446363764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8540587786446363764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2012/01/esperienza-di-un-cittadino-utente-che.html' title='Esperienza di un cittadino-utente che vuole essere cittadino-cliente'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-igT_GTXhQSE/TwsdthM88yI/AAAAAAAAAWQ/WfnNHgIL7eQ/s72-c/free_1792953.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8835559690655997424</id><published>2011-12-22T15:23:00.002+01:00</published><updated>2011-12-22T15:27:18.098+01:00</updated><title type='text'>Delusioni e prospettive</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Doctor Who&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La competizione è il terrore di tutti i conservatori di destra, di centro e di sinistra. Uno dei tratti fondamentali dell’atteggiamento conservatore è il timore del cambiamento". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(F. Von Hayek)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/bMwoqDe7MeE?fs=1" width="459"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’anno si chiude con l’ennesima delusione. La delusione di un governo tecnico, di un commissario fallimentare che ha fallito la possibilità di “ liberalizzare” di aprire il nostro sistema economico e sociale alla competizione e alla meritocrazia. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Lo stesso Governo, similmente ai precedenti, in Europa, invece di utilizzare la leva della minaccia di non pagare il debito, per ottenere un’apertura alla possibilità che la BCE diventi come la FED e l’Europa un po’ simile agli USA, si muove perpetuando in questa politica che sta creando lo strazio dell’economia e sta affossando psicologicamente cittadini, imprese ed interi comparti economici. Col mantra del “pareggio di bilancio”  forse tra poco saremo tutti morti, ma a chi importa veramente?!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altro canto cosa aspettarsi da un governo di 65-70enni che fa parte della generazione che ha depredato tutto il depredabile e si è dimenticata dei figli e dei nipoti?! Che ci ha lasciato montagne di debiti e ha sbagliato quasi tutte le scelte strategiche degli ultimi trenta-quaranta anni?! E il 31 ci propineranno l’ennesima litania dallo scranno più alto delle nostre istituzioni…una lezioncina di un arzillo ultraottantenne…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sempre stato contrario alle Rivoluzioni, ma se vogliamo sopravvivere è necessario che la generazione dei trentenni e quarantenni si rimbocchi le maniche e “prenda” coscienza che è arrivato il momento di pensionare i nostri padri e i nostri nonni,senza tentennamenti e senza indugi. Ci avete dato tanto, ma ci avete tolto la speranza. Andate a riposare e godetevi la pensione che non non avremo mai. E’ arrivato il momento di evitare a questa generazione di compiere ulteriori danni e di distruggere fette consistenti del nostro futuro e di quello delle generazioni a venire. Loro sono già morti, sono dei walking dead. Non abbiamo alternative. E se non ne abbiamo voglia, se non abbiamo la forza meglio abbandonare questo paese e tornarci solo per le vacanze….questa è l’ unica prospettiva che ci rimane. Una rivolta generazionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8835559690655997424?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8835559690655997424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8835559690655997424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8835559690655997424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8835559690655997424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/12/delusioni-e-prospettive.html' title='Delusioni e prospettive'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/bMwoqDe7MeE/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-208264952078877240</id><published>2011-12-19T18:04:00.000+01:00</published><updated>2011-12-19T18:04:56.839+01:00</updated><title type='text'>A quando il Club dei Debitori?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-SwlIIBcif-0/Tu9uZACjhVI/AAAAAAAAAWI/K8lZZ7eH9tk/s1600/Pr_066_-_TRI_-_09_11_10_-_009%25C3%25B2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-SwlIIBcif-0/Tu9uZACjhVI/AAAAAAAAAWI/K8lZZ7eH9tk/s1600/Pr_066_-_TRI_-_09_11_10_-_009%25C3%25B2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;di Maurizio Blondet&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Abbiamo una bomba atomica da agitare in faccia a tedeschi e francesi: dire loro semplicemente che non paghiamo. Il debito è la nostra arma e dobbiamo usarla per imporre condizioni migliori, perchè è la recessione stessa che ci blocca nell’adempiere l’accordo europeo di rigore di bilancio”. (Lo ha detto Pedro Nuno Santos, vicepresidente del partito socialista portoghese.)&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;E inoltre: “E’ inconcepibile che i paesi periferici non facciano quel che fanno il presidente francese e la cancelliera tedesca: devono unirsi”.&lt;br /&gt;Finalmente qualcuno l’ha detto. Qualcuno s’è ricordato del detto americano: “Se devi alla tua banca 10 mila dollari, hai un problema. Se le devi 10 milioni di dollari, è la banca ad avere il problema”. Peccato che la voce venga dal Portogallo, paese piccolo e di poco peso, ancorchè la sua economia stia colando a picco (contrazione del 3 per cento del Pil) sotto la terapia rigorista. La voce dovrebbe venire dall’Italia, il peso massimo dei debitori, quello che veramente farebbe tremare le gambe alle banche tedesche se minacciasse di fare default. E ancor più se si mettesse a capo della coalizione dei debitori, con Spagna e Portogallo, Grecia e Irlanda, formeremmo un blocco di tutto rispetto. &lt;br /&gt;Il Portogallo non fa abbastanza paura ai creditori. L’ultimo prestito che sta ottenendo dal Fondo Monetario e dalla UE ammonta a soli 78 miliardi di euro. Una cifretta, per la quale il governo portoghese sta aumentando l’orario lavorativo a 42 ore, mentre ha già tagliato gli stipendi dei pubblici dipendenti del 16 per cento. Se avesse a fianco Roma e Madrid, il discorso sarebbe diverso. In questo momento, il debito, da elemento di debolezza, si può trasformare in forza.&lt;br /&gt;Ovviamente, l’Italia non si metterà a capo del club dei debitori: Mario Monti ci è stato messo sul gobbo apposta per questo, per assicurare i “mercati” e le banche che continueremo a servire il debito a forza di lacrime e sangue. Anche se il debito pubblico è ormai impagabile. Il che significa: mesi ed anni di lacrime e sangue, e alla fine fare default lo stesso.&lt;br /&gt;Interessante il fatto che il portoghese che protesta sia un socialista. Perchè in Francia, anche il ben più importante socialista Francois Hollande (che probabilmente soffierà la poltrona a Sarkozy, vincendo le presidenziali) ha promesso che rinegozierà l’accordo con la Merkel, perchè viola la sovranità francese e soprattutto impone perpetua austerità senza offrire una via d’uscita dalla crisi. “Occorre crescita”, ha detto Hollande.&lt;br /&gt;Anche più interessante, financo la sinistra tedesca leva la voce. Oskar Lafointaine, capo della “Linke”, ha criticato il metodo di “dumping salariale” con cui il governo tedesco attuale ha conquistato competitività a danno dei concorrenti europei, ed ha accusato Merkel e Sarkozy di aver trascinato la Grecia in una spirale discendente, ed ora di stare applicando le stesse “politiche demenziali” all’intera Europa.&lt;br /&gt;Insomma, in Europa le sinistre stanno prendendo posizione contro le austerità inutili. E la sinistra italiana che fa? Sostiene Monti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Come al solito, perde il treno della storia. E si suicida.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;(Tratto da &lt;a href="http://www.rischiocalcolato.it/"&gt;www.rischiocalcolato.it&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-208264952078877240?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/208264952078877240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=208264952078877240' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/208264952078877240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/208264952078877240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/12/quando-il-club-dei-debitori.html' title='A quando il Club dei Debitori?'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-SwlIIBcif-0/Tu9uZACjhVI/AAAAAAAAAWI/K8lZZ7eH9tk/s72-c/Pr_066_-_TRI_-_09_11_10_-_009%25C3%25B2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5432699319384202651</id><published>2011-12-16T11:44:00.000+01:00</published><updated>2011-12-16T11:44:54.626+01:00</updated><title type='text'>Briatore: politici incapaci...</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/pMPkr72eUfQ?fs=1" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5432699319384202651?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5432699319384202651/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5432699319384202651' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5432699319384202651'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5432699319384202651'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/12/briatore-politici-incapaci.html' title='Briatore: politici incapaci...'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/pMPkr72eUfQ/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2884413108188537223</id><published>2011-12-06T16:23:00.001+01:00</published><updated>2011-12-06T16:34:21.800+01:00</updated><title type='text'>Accetta il consiglio...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Viviamo momenti difficili e di grande crisi e forse dobbiamo cominciare a  guardare le cose da prospettive diverse. Questo video, con il contenuto dell'ultima scena del film "&lt;em&gt;The Big Khauna&lt;/em&gt;",  vuole essere un augurio di prosperità e un invito anche a ricercare nuove strade.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A volte i problemi si possono superare aggrappandosi ad alcune parole. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Buona fortuna a tutti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/rG4TdZOuseM?fs=1" width="459"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2884413108188537223?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2884413108188537223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2884413108188537223' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2884413108188537223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2884413108188537223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/12/accetta-il-consiglio.html' title='Accetta il consiglio...'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/rG4TdZOuseM/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5693496765797891783</id><published>2011-12-01T17:37:00.000+01:00</published><updated>2011-12-01T17:37:24.435+01:00</updated><title type='text'>Il Governo dei poteri forti - ALI presenta una prod. Verità e Libertà</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/8OpZVQTzBxM?fs=1" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5693496765797891783?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5693496765797891783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5693496765797891783' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5693496765797891783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5693496765797891783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/12/il-governo-dei-poteri-forti-ali.html' title='Il Governo dei poteri forti - ALI presenta una prod. Verità e Libertà'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/8OpZVQTzBxM/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6718536191841379526</id><published>2011-11-09T19:06:00.000+01:00</published><updated>2011-11-09T19:06:16.004+01:00</updated><title type='text'>Numeri in libertà. Spread, rendimenti, interessi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UqfPD-SNEcg/TrrAjOMD4EI/AAAAAAAAAV4/ilvKhNtNKic/s1600/free_6196779.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="133" src="http://2.bp.blogspot.com/-UqfPD-SNEcg/TrrAjOMD4EI/AAAAAAAAAV4/ilvKhNtNKic/s200/free_6196779.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;di Aldo Lanfranconi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando la parola spread è divenuta di uso corrente su radio e televisione, girano su giornali e tv almeno tre bufale che oltre a disinformarci alla fine possono anche farci del male.&lt;br /&gt;Spesso saranno semplice frutto di ignoranza, ma di certo altre volte sono cavalcate per colpire il governo. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Nessuna difesa del pessimo governo Berlusconi-Lavitola, tutt’altro, ma in questa situazione queste dichiarazioni in libertà possono anche contribuire ad influenzare i mercati e alla fine rendere un cattivo servizio a tutti gli italiani svalutandone subito i risparmi e nel futuro aumentando la probabilità di default del paese. Il governo sta già impegnandosi al massimo per questo, sarebbe quindi auspicabile che opposizione, confvarie e media non lo aiutassero: non ne ha assolutamente bisogno.&lt;br /&gt;-Il primo numero in libertà consiste nei tempi e nella misura del maggior esborso per interessi da parte dello Stato provocato dall'aumento della differenza fra il rendimento dei btp decennali italiani e quello dei bund decennali tedeschi (in seguito solo "spread") Si è persino sentito dire che essendo il nostro debito 1900 miliardi di euro, all'aumentare di 100 punti base dello spread gli interessi da pagare sarebbero aumentati da subito di 19 miliardi di €/anno. Purtroppo il governo, e Tremonti non hanno ancora sentito il dovere di fare chiarezza (sarà un silenzio interessato?) ma anche esperti di tutto rispetto (penso a Giavazzi, Lucrezia Reichlin e Dario Cossutta lunedì 24 e Perotti lunedì 31 al"L'Infedele") non si pronunciano in modo preciso sull'argomento.&lt;br /&gt;In effetti, come dimostrato di seguito, dovessero stabilizzarsi i rendimenti di settembre (mese in cui lo spread medio è stato circa 200 p.b. superiore al medio di h1 - grafico 1 e il rendimento medio delle emissioni 4,10% contro 2,68 % di h1 a parità di mix) l'esborso annuale a regime per maggiori interessi ammonterebbe a 15,7 miliardi di euro. Tale livello però verrebbe raggiunto molto lentamente ( ≈30% nel 2014, ≈50% nel 2018 e ancora ≈90% nel 2030). L'onere extra a breve per lo Stato sarebbe quindi modesto. Più preoccupante invece il fatto che all'allargarsi dello spread le banche adeguano subito i tassi praticati alla clientela, compromettendo la competitività delle imprese e quindi frenando la crescita del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grafico 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0ObCXTZs_W4/Trq5FHzgddI/AAAAAAAAAUw/fftSdnSln-M/s1600/1.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="152" src="http://4.bp.blogspot.com/-0ObCXTZs_W4/Trq5FHzgddI/AAAAAAAAAUw/fftSdnSln-M/s320/1.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;L'inesattezza delle informazioni che circolano, quando non in malafede, derivano da: 1) scarsa conoscenza della struttura del debito, 2) ignoranza circa il funzionamento dei Titoli di Stato e 3) leggerezza nello stabilire il rapporto spread vs rendimento e rendimento vs interesse. Di seguito si cercherà di vedere la vera relazione, quantitativa e temporale, fra variazione dello spread e variazione dell'onere per interessi.&lt;br /&gt;avvertenza: di seguito si userà "rendimento" per indicare la remunerazione degli investitori, "interessi" per indicare l'esborso del Tesoro.&lt;br /&gt;--1.1- struttura del debito: a fine 2010 il nostro debito pubblico (1843 miliardi di €) era coperto dai seguenti strumenti:&lt;br /&gt;Obbligazioni: 1548 miliardi di euro (di cui Titoli di Stato interni 1454,8 miliardi di euro), Prestiti: 139 miliardi di euro, Depositi e monete circolanti: 156 miliardi di euro.&lt;br /&gt;(i dati li trovate &lt;a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home"&gt;qui&lt;/a&gt; seguendo il percorso: statistical data base, economy and finance, governement statistics, government deficit and debt, government deficit/surplus..., GD_F33, GD_F4 e GD_F2 )&lt;br /&gt;Lo spread interessa solo i Titoli di Stato pertanto ogni considerazione va eventualmente fatta sulla loro consistenza e non sulla totalità del debito.&lt;br /&gt;--1.2) - scadenze dei Titoli di Stato. Le figure seguenti mostrano le distribuzioni dei valori dei Titoli di Stato Interni in circolazione a fine giugno 2011 secondo le date di scadenza. Nella distribuzione cumulativa ad ogni data il valore di debito scadente alle date successive non è influenzato dai nuovi rendimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grafico 2&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wq4kkz29S_o/Trq53q-Bh5I/AAAAAAAAAU4/RxFTAFmUrRg/s1600/2.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="217" src="http://1.bp.blogspot.com/-wq4kkz29S_o/Trq53q-Bh5I/AAAAAAAAAU4/RxFTAFmUrRg/s320/2.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo a fine 2041 tutto il debito sarà "nuovo", cioè emesso dopo l'aumento dei rendimenti. (ammesso che duri fino ad allora). Ne deriva che ad ogni data i nuovi rendimenti (interessi) avranno effetto solo sul valore dei titoli in circolazioni diminuito di quello dei titoli già in circolazione il 30-06-2011 scadenti dopo la data stessa.(esempio: a fine 2015 dovrebbero essere in circolazione titoli per 1686 miliardi di euro; di essi 729 miliardi erano già in circolazione a fine giugno 2011 per cui il valore dei titoli emessi con nuovi rendimenti sarà 957 miliardi, il 57% del totale, e solo su essi avrà effetto l'aumento.)&lt;br /&gt;-- 2 - Titoli di Stato.- Funzionamento.&lt;br /&gt;La tabella seguente descrive i Titoli di Stato attualmente emessi, in circolazione e in scadenza:(QUI la versione ingrandita).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tabella 1&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0KdB5ifeFBQ/Trq6TLHcetI/AAAAAAAAAVA/xRgxpC0m3JY/s1600/3.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="192" src="http://4.bp.blogspot.com/-0KdB5ifeFBQ/Trq6TLHcetI/AAAAAAAAAVA/xRgxpC0m3JY/s400/3.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;L'interesse corrisposto ai detentori di Titoli di Stato è costituito da due componenti: una parte consistente nella cedola nominale pagata semestralmente una parte nella differenza fra valore rimborsato e valore di collocamento (scarto o disaggio di emissione). Per BOT e CTZ, di solito indicati come titoli "zero coupon": l'interesse e il rendimento consistono nel solo scarto di emissione.&lt;br /&gt;IL rendimento (remunerazione per l'investitore), quello su cui si monitora lo spread, è costituito dall'interesse più il rendimento degli interessi, immaginati reinvestiti allo stesso rendimento (a chi fosse interessato al programmino che permette di determinare il rendimento di un titolo dati interesse cedolare, prezzo e durata potrà essere inviato, su richiesta, via e-mail)&lt;br /&gt;Si intuisce come l'onere per lo Stato consista solo negli interessi e sia minore dei rendimenti: il virtuale reinvestimento degli interessi, pur potendo essere fatto in titoli di stato, non ne aumenta il volume che è determinato solo dal fabbisogno: pertanto per determinare l'extra onere del Tesoro andrebbe considerata anzichè la differenza fra i rendimenti quella fra gli interessi, in genere minore o uguale dello spread monitorato.&lt;br /&gt;Molte emissioni sono poi fatte aggiungendo tranches a un titolo preesistente caratterizzato da un certo interesse cedolare e rendimento. Per adeguare l'emissione ai rendimenti di mercato del momento si deve agire sul disaggio (differenza fra prezzo di rimborso e prezzo di collocamento); se il rendimento è maggiore bisognerà ridurre il prezzo di un fattore β (β&amp;lt;1) e poichè il fabbisogno è coperto dall'incassato e non dal valore nominale emesso, questo dovrà essere aumentato di un fattore 1/β, aumentando della stessa misura il debito; gli interessi pagati nell'intera vita della tranche consisteranno in: interessi cedolari che si sarebbero pagati sul valore nominale che si sarebbe emesso a rendimenti invariati (N) (ogni sei mesi Nxi/2), interessi cedolari sull'extra valore nominale emesso (ogni sei mesi ixNx(1-β)/β)/2) e, alla scadenza, per competenza economica (come &lt;a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-42-02-585/IT/KS-42-02-585-IT.PDF"&gt;stabilito da SEC95&lt;/a&gt;, pagina 141), l'extra disaggio Nx(1-β)/β. Pertanto durante la vita del titolo l'effetto dei nuovi rendimenti sull'esborso degli interessi sarà modesto, sarà invece molto pesante nell'anno di scadenza. Il grafico 3 seguente chiarisce quanto sopra:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Grafico 3&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-c8Dtp6c8azE/Trq6kJulhZI/AAAAAAAAAVI/5dAnlco75jk/s1600/4.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="235" src="http://1.bp.blogspot.com/-c8Dtp6c8azE/Trq6kJulhZI/AAAAAAAAAVI/5dAnlco75jk/s320/4.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;nella realtà la diminuzione degli interessi nel 2023 della linea "b" avviene all'emissione (prezzo sopra la pari - linea tratteggiata rosa) ed è stata spostata alla fine solo per un più agevole confronto con "a".&lt;br /&gt;La figura mostra per tre emissioni, idonee a realizzare lo stesso incasso (1149,4 milioni di €), il cumulativo degli interessi pagati durante la loro vita; a destra il particolare ingrandito degli ultimi tre anni di vita dei titoli. La "a" è una &lt;a href="http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/risultati_aste/risultati_aste_btp_15_anni/BTP_15_Anni_xvita_residua_12_annix_Risultati_Asta_del_14-15.07.2011.pdf"&gt;emissione reale&lt;/a&gt; (asta del 14 luglio scorso- rendimento 5,64%), la "b" come avrebbe potuto essere l'emissione se i rendimenti fossero rimasti al livello di aprile (4,88%) ed infine la "c" una emissione virtuale strutturata con rendimento cedolare idoneo per essere emessa alla pari e garantire lo stesso rendimento (5,64%). Nei dodici anni di vita residua della tranche "a" l'extra onere per interessi ("a"-"b") ammonta a 160,9 milioni di € di cui 58,4 pagati in 24 rate semestrali di 2,433 milioni e 102,5 milioni pagati "one shot" alla scadenza. Gli extra interessi che sarebbero stati richiesti da "c" (BTP virtuale), sarebbero stati un poco minori (136,5 milioni di €) tutti però pagati in rate semestrali di 5,685 milioni. Come già accennato, per i titoli "0 coupon" (BOT e CTZ) l'interesse è interamente corrisposto alla scadenza, 3, 6, 12, 24 mesi dopo l'emissione. Qundi la maggior parte dell'effetto dei nuovi rendimenti (il 100% per i titoli 0 coupon) graverà sul Tesoro con un ritardo uguale alla vita residua dei titoli.&lt;br /&gt;Tenuto conto di quanto sopra si è simulata la differenza di esborso per interessi da parte del Tesoro nel futuro (rispetto alla situazione che si avrebbe avuta con i rendimenti di h1) nell'ipotesi che (1) le future emissioni garantiscano tutte i rendimenti di settembre (il mese peggiore per livello di rendimenti del terzo trimestre), (2) quelle dei titoli short term (zero coupon) siano costanti in valore (worst case). quelle degli altri titoli (con cedola-medium long term) con mix uguale a quello di settembre. Da h2 2011 al 2014 si è operato sul quadro programmatico di aprile (quello del pareggio di bilancio nel 2014) e dal 2015 in poi a debito costante in valore, assumendo che il il pareggio di bilancio sia stato raggiunto almeno nel 2014 (considerate le manovre più robuste per anticiparlo al 2013) e mantenuto negli anni seguenti. La simulazione assume inoltre che tutta la variazione del debito fino al 2014 sia coperta esclusivamente da Titoli di Stato Interni (ulteriore worst case) (a chi fosse interessato al file della simulazione, su richiesta, puo essere inviato via e-mail)&lt;br /&gt;Il grafico 4 seguente (parte sinistra) mostra anno per anno gli extra interessi che graverebbero sul bilancio dello Stato mentre la sezione di destra mostra la situazione che si sarebbe verificata qualora i disaggi avessero dovuti essere imputati al conto economico per competenza giuridica anzichè per competenza economica (notare il modesto contributo al 150° mediante patriottici colori :-))&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grafico 4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-qJXbX45iI6U/Trq7Mn8xYrI/AAAAAAAAAVQ/hOyfOa5blsw/s1600/5.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="224" src="http://4.bp.blogspot.com/-qJXbX45iI6U/Trq7Mn8xYrI/AAAAAAAAAVQ/hOyfOa5blsw/s320/5.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si vede come l'extra onere per interessi raggiunga velocemente il regime per i titoli zero coupon. Per i titoli con cedola invece sia l'effetto del maggiore interesse sulle extra emissioni necessarie sia quello relativo ai disaggi crescono asintoticamente (con piccole oscillazioni il secondo). Il regime della somma dei tre (circa 15,7 miliardi di €) è raggiunto gradualmente molto il là nel tempo. Nel 2014 il valore è ancora 4,8 miliardi (circa 30% del regime) e raggiunge il 90% solo intorno al 2030.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La tabella 2 che segue mostra con maggiori dettagli gli effetti sul &lt;a href="http://www.tesoro.it/documenti/open.asp?idd=26709"&gt;Conto Economico Tendenziale&lt;/a&gt; (pagina 38) corretto con la manovra allora prevista (pagina 22) per il pareggio nel 2014.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tabella 2&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-g79aCSOSzxw/Trq7o2w46wI/AAAAAAAAAVY/UAELfjSmhv0/s1600/6.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="208" src="http://2.bp.blogspot.com/-g79aCSOSzxw/Trq7o2w46wI/AAAAAAAAAVY/UAELfjSmhv0/s320/6.JPG" width="320" /&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dalla tabella si vede come l'effetto sul 2011 sia quasi nullo, 2,3 miliardi di euro sul 2012 e 4,1 sul 2013. L'indebitamento netto 2014 risulta peggiorato di 4,8 miliardi di euro (meno di 0,3 punti di PIL); considerato che da allora sono state varate due manovre, sovradimensionate sulla carta, per anticipare il pareggio di bilancio al 2013 si puo ritenere che se l'obiettivo sarà fallito la responsabilità sarà solo dovuta o alla non idoneità delle misure varate o alla incapacità di renderle operative o ad entrambe. I risultati precedenti sono ottenuti con le ipotesi di mix e tassi di settembre ma al punto in cui siamo il risultato 2013 è ormai difficilmente compromissibile: oltre ad una nuova impennata dei rendimenti il mercato dovrebbe soprattutto costringere ad aumentare di molto la percentuale di BOT da emettere; da fine anno infatti le emissioni di CTZ e titoli con cedola non avranno praticamente più effetti sul 2013.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- 3 - Rapporto spread - interessi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È gia stato detto in varie discussioni come con lo spread sui decennali non possano ricavarsi rendimenti e interessi in quanto esso puo variare anche al solo variare del rendimento di riferimento del bund. Si è già discusso come al fine di prevedere l'extra costo del debito sarebbe più corretto considerare lo spread fra gli interessi. Ora, in aggiunta, si registra un fenomeno per cui all'aumentare dello spread sui decennali i rendimenti dei titoli di durata più breve aumentano in misura proporzionalmente maggiore come mostrato dal grafico 5 seguente (che non comprende i titoli indicizzati).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Grafico 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-YnX02Zk_KAE/Trq78bGsnNI/AAAAAAAAAVg/YuDCuJSNkSE/s1600/7.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="224" src="http://4.bp.blogspot.com/-YnX02Zk_KAE/Trq78bGsnNI/AAAAAAAAAVg/YuDCuJSNkSE/s320/7.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;in questa situazione lo spread fra i soli decennali non dà informazioni sufficienti. Bisognerebbe considerare gli spreads per ogni durata. La simulazione che ha prodotto i risultati esposti sopra supera questo problema poichè per i titoli "zero coupon" sono stati usati per ogni durata i rendimenti (in questo caso uguali a interessi) specifici di h1 e settembre mentre per i titoli con cedola sono stati usate le medie pesate dei disaggi dei due periodi e i rendimenti cedolari specifici di settembre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ritornando al primo grafico dell'ultima figura si ritiene che la convergenza dei rendimenti dei titoli di più breve durata verso quello del titolo di maggiore durata possa essere dovuto sia alla estrema volatilità dei mercati sia al fatto che si parli quasi esclusivamente dei titoli decennali: forse farebbe meno danni uno spread stabile a 425 punti base piuttosto uno in continuo movimento fra 350 e 400.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se però questa tendenza dovesse continuare ed amplificarsi in futuro il significato sarebbe più amaro: la sfiducia sul nostro debito si sposterebbe dal medio lungo al breve termine. (termine "0" = default)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Il secondo numero in libertà consiste nel fantomatico rendimento limite del btp decennale oltre il quale la sorte del nostro debito sarebbe segnata. Per un poco era fissato al 6% salvo subito aumentarlo al 6,5 - 7,0% non appena raggiunto e superato il 6.0% (a questo numero sono affezionatissimi Floris e Mentana). Non si sa chi abbia e come calcolato questo limite: in televisione dicono sempre "6%, come molti ritengono" ma di questi molti non si conosce nome e cognome di nessuno. Alcuni giustificano il 6 o 6,5 o 7 come il livello di rendimento raggiunto il quale per la Grecia è iniziato il percorso di non ritorno verso il default. Questa ultima spiegazione è quantomeno bizzarra perchè prescinde da tutti gli altri parametri da cui dipende la stabilità del debito e l'innesco dell'effetto valanga (oltre all'interesse sul debito occorre considerare la crescita nominale, o reale, il deflatore del pil, il saldo primario, il livello di partenza del debito/pil, la duration media dei titoli in circolazione). Se paragoniamo questi parametri della Grecia a fine 2009 e dell'Italia a fine 2010 ci rendiamo conto della diversità della situazione e di conseguenza di non potere prevedere esiti uguali dal fatto che uno solo dei parametri da cui l'esito dipende è uguale. Senza poi contare che il rendimento del BTP decennale non è legato in modo stabile ai rendimenti delle altre scadenze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tabella 3&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-SvmDSXc69o8/Trq8LGwfCMI/AAAAAAAAAVo/innZW5XWXtk/s1600/8.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="141" src="http://1.bp.blogspot.com/-SvmDSXc69o8/Trq8LGwfCMI/AAAAAAAAAVo/innZW5XWXtk/s320/8.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti non si sa se questo interesse limite esista e nel caso se qualcuno lo abbia calcolato. Sull'argomento è intervenuto il neo Governatore di Bankitalia Ignazio Visco; apparentemente affermando che con l'8% di interesse totale sul debito e i parametri del &lt;a href="http://www.tesoro.it/documenti/open.asp?idd=27921"&gt;quadro di finanza pubblica&lt;/a&gt; aggiornato del 22 settembre il rapporto debito pil si stabilizza e non che l'8% è il rendimento limite delle nuove emissioni per la stabilizzazione. Applicando infatti la condizione di stabilità del debito/pil ai parametri 2014 dell'ultimo quadro di finanza pubblica si ottiene proprio 8% (nota 1) Come mostrato sopra emissioni con rendimento maggiore deteriorano il rapporto debito/pil abbassando l'interesse di equilibrio ma il tasso di interesse totale sul debito aumenta lentamente e con un certo ritardo seguendo il pattern di figura 4. Ne deriva che il rendimento massimo delle emissioni compatibille con la stabilizzazione del rapporto debito pil (non che renderebbe inevitabile il default) è sicuramente maggiore dell'8%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In ogni caso il default avviene non perchè l'interesse delle emissioni raggiunge un dato livello ma perchè nessuno le sottoscrive.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;nota 1: &lt;a href="http://farm7.static.flickr.com/6002/6017315329_8a235035fb_b.jpg"&gt;condizione di stabilità&lt;/a&gt; debito / pil = in = cn + spn*(1+cn)/dn-1 (vedere qui le definizioni) parametri 2014: crescita nominale 2014 = cn = 2,94%, saldo primario 2014 = spn= 5,67%, debito/pil 2013 = dn-1 = 116,4%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Il terzo numero non è sbagliato in sè: fa invece irritare il fatto che esso sia pronunciato con supponenza ed attribuendogli conseguenze disastrose. Trattasi del valore dei titoli in scadenza nel 2012. I numeri che di solito sono citati sono diversi tra loro e tutti sottovalutati. Nel 2012 infatti dovrebbero scadere circa 400 miliardi di euro (compresi i bot a 3 e 6 mesi emessi nell'anno stesso). Il numero non è certo perchè non si conosce ancora il volume dei: bot a 3 mesi che potrebbero essere emessi in novembre dicembre e nei primi tre trimestri del 2012, bot a 6 mesi che saranno emessi a novembre e dicembre e nel primo semestre 2012, bot a 12 mesi che saranno emessi a novembre e dicembre; la stima dovrebbe in ogni modo essere entro più o meno 5 miliardi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ebbene! Nel 2012 scadranno 400 miliardi, e allora? Cosa c'è di nuovo? Prima di parlare a vanvera questi signori si sono preoccupati di vedere la storia delle scadenze? Sicuramente no, troppa fatica! A ricavare la tabella 4 seguente, pur avendo già a disposizione molti dati, ci sono volute quasi due ore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tabella 4 - previsione 2011 e 2012 da situazone a 31-10-2011&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-P5-Pui81XlA/Trq8YudVboI/AAAAAAAAAVw/uvicwqgIAys/s1600/9.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="189" src="http://2.bp.blogspot.com/-P5-Pui81XlA/Trq8YudVboI/AAAAAAAAAVw/uvicwqgIAys/s200/9.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sorgente dei dati di tabella 4: qui per il 2009 e il 2010 (togliendo le pseudoscadenze derivanti dalle operazioni di concambio), qui per il 2011, dallo stesso file per il 2012 con la stima e aggiunta dei bot ancora da emettere con scadenza 2012.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La tabella mostra come le scadenze 2012 siano nella norma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Conclusioni: mandare a casa il pessimo governo attuale è cosa buona, giusta e doverosa. Molti dei nostri problemi sono addebitabili alla sua incapacità e inerzia del passato e, se possibile, sono amplificati dalla sua non credibilità e dall'incapacità di difendere il poco di buono che possiamo vantare. Andrebbe però evitata la diffusione di parametri economici e aspettative ancora peggiori dei reali: questo forse potrà pure indebolire il governo , ma di certo mette in maggiore pericolo i risparmi anche di quegli italiani che della sua esistenza non hanno responsabilità alcuna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(tratto da noisefromamerica.org)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6718536191841379526?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6718536191841379526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6718536191841379526' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6718536191841379526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6718536191841379526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/11/numeri-in-liberta-spread-rendimenti.html' title='Numeri in libertà. Spread, rendimenti, interessi'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-UqfPD-SNEcg/TrrAjOMD4EI/AAAAAAAAAV4/ilvKhNtNKic/s72-c/free_6196779.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-7342755706737023601</id><published>2011-10-31T11:05:00.002+01:00</published><updated>2011-10-31T11:12:23.859+01:00</updated><title type='text'>Se Steve fosse nato in provincia di Napoli</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rr94WaFpnlg/Tq5ztSESqvI/AAAAAAAAAUo/oFADS-mfluk/s1600/SteveJ_Na.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-rr94WaFpnlg/Tq5ztSESqvI/AAAAAAAAAUo/oFADS-mfluk/s200/SteveJ_Na.jpg" width="133" /&gt;&lt;/a&gt;da &lt;a href="http://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/"&gt;Antoniomenna.word&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. &lt;br /&gt;Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.&lt;br /&gt;Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.&lt;br /&gt;Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.&lt;br /&gt;Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.&lt;br /&gt;I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.&lt;br /&gt;Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?&lt;br /&gt;Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.&lt;br /&gt;I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.&lt;br /&gt;Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.&lt;br /&gt;Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.&lt;br /&gt;Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.&lt;br /&gt;I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.&lt;br /&gt;La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(Tratto da BlogFidentino-CronacheMarziane)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-7342755706737023601?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/7342755706737023601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=7342755706737023601' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7342755706737023601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7342755706737023601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/10/se-steve-fosse-nato-in-provincia-di.html' title='Se Steve fosse nato in provincia di Napoli'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-rr94WaFpnlg/Tq5ztSESqvI/AAAAAAAAAUo/oFADS-mfluk/s72-c/SteveJ_Na.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-706964612589689388</id><published>2011-10-23T12:47:00.002+02:00</published><updated>2011-10-23T13:31:07.980+02:00</updated><title type='text'>La Grande Rapina delle Banche</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-r8Wwrt4xlZ0/TqPviL4ZrlI/AAAAAAAAAUQ/DeEfIi9wTS8/s1600/free_1297316.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-r8Wwrt4xlZ0/TqPviL4ZrlI/AAAAAAAAAUQ/DeEfIi9wTS8/s200/free_1297316.jpg" width="142" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Nassim Nicholas Taleb and Mark Spitznagel&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK – Per l’economia Americana -e per molte altre economie avanzate- l’ammontare di denaro pagato ai banchieri negli ultimi cinque anni è come “un elefante in salotto” che si finge di non vedere. &lt;br /&gt;La somma raggiunge la cifra stupefacente di 2.2 mila miliardi di dollari per le banche che se la intendono bene con la Commissione per i Titoli e gli Scambi (Securities and Exchange Commission) statunitense. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Facendo un’estrapolazione per il prossimo decennio, la quota potrebbe avvicinarsi ai 5 mila miliardi di dollari, una somma largamente più grande di quanto il Presidente Barack Obama ed i suoi oppositori repubblicani sembrano intenzionati a tagliare per ridurre i futuri deficit governativi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quei 5 mila miliardi di dollari non sono denaro investito nella costruzione di strade, scuole, ed altri progetti, ma è direttamente trasferito dall’economia americana ai conti personali di dirigenti ed impiegati di banca. È chiaro che tale trasferimento rappresenta una tassa ingegnosa imposta a tutti gli altri. Sembra molto iniquo che le banche, che hanno contribuito ad originare gli attuali problemi economici e finanziari, siano l’unica classe sociale che non ne subisce le conseguenze  –e in molti casi, in realtà, ne stiano traendo beneficio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le enormi banche tradizionali sono sconcertanti sotto molti aspetti. (Oggi) non è un segreto che abbiano operato fino ad ora come fondi di compensazione altamente sofisticati, che camuffano le probabilità dei rarissimi eventi “Cigno Nero” (“Black Swan”) ad alto impatto e che traggono beneficio dal supporto gratuito di implicite garanzie pubbliche. L’enorme esposizione bancaria, piuttosto che la competenza degli addetti ai lavori, può essere vista come la fonte dei conseguenti profitti, che affluiscono dunque in modo sproporzionato verso le loro tasche, ed a volte è causa di massicce perdite, che colpiscono prioritariamente azionisti e contribuenti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, le banche corrono dei rischi, traggono profitti dagli eventi positivi, ed invece trasferiscono gli esiti negativi sugli azionisti, i contribuenti, ed anche i pensionati. Per salvare il sistema bancario, la Federal Reserve, per esempio, ha abbassato in modo artificioso i tassi d’interesse; com’è stato rivelato di recente, ha anche rilasciato segretamente alle banche prestiti per 1.2 mila miliardi di dollari. La conseguenza principale conseguita fin ora è stata quella di aiutare le banche a generare bonus (piuttosto che attrarre clienti cui dare prestiti) nascondendo l’indebitamento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I contribuenti finiscono con il pagare per questi indebitamenti, così come i pensionati e quanti contano sui rendimenti dei loro risparmi. Inoltre, le politiche dei bassi tassi di interesse trasferiscono il rischio di inflazione su tutti i risparmiatori –e sulle future generazioni. Dunque, forse l’offesa più grande per i contribuenti è che la retribuzione dei dirigenti di banca è tornata al suo livello pre-crisi lo scorso anno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Di certo, nella loro storia, prima di essere salvate dal fallimento dai governi, le banche non hanno mai prodotto alcun ritorno, presumendo che i loro patrimoni siano correttamente contabilizzati ad un valore equo. Né dovrebbero produrre alcun rendimento a lungo termine, poiché il loro modello economico rimane identico a quello precedente, avendo apportato soltanto alcune modificazioni superficiali riguardanti i rischi di scambio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dunque i fatti sono evidenti. Ma, come contribuenti individuali, siamo impotenti, perché non siamo in grado di controllare gli esiti prodotti dagli sforzi concertati dei rappresentanti delle lobby, o, peggio, dagli artefici delle politiche economiche. I nostri sussidi ai manager ed ai dirigenti di banca sono totalmente involontari.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma il puzzle rappresenta “un elefante” anche più grande. Perché i gestori di fondi d’investimento comprano i titoli di banche che riversano porzioni molto grandi dei loro guadagni verso i loro dipendenti?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La promessa di replicare gli utili passati non può esserne la ragione, data l’inadeguatezza di tali rendimenti. Difatti, filtrando i titoli in conformità ai rendimenti avrebbero ridotto la diminuzione degli investimenti nel settore finanziario di molto più della metà negli ultimi 20 anni, senza perdite negli utili.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come mai i gestori di portfolio e fondi-pensione confidano nel fatto che i loro investitori li lascino impuniti? Gli investitori non hanno chiaro che vanno trasferendo volontariamente i titoli dei loro assistiti nelle tasche dei dirigenti di banca? Non è forse vero che i manager dei fondi contravvengono sia a responsabilità fiduciarie che a regole morali? Non stanno forse perdendo l’unica opportunità che si ha di regolamentare le banche e di costringerle ad assumere una competizione responsabile dei rischi?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È molto difficile capire il motivo per cui il meccanismo di mercato non elimini tali problemi. Un mercato ben funzionante produrrebbe risultati favorevoli alle banche che detengono una corretta esposizione, fondi di compensazione adeguati, una giusta condivisione dei rischi, e dunque una corretta amministrazione aziendale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ci si potrebbe chiedere: se i manager di fondi d’investimento ed i loro assistiti non ricavano utili elevati dai titoli bancari, come farebbero se speculassero sull’esternalizzazione del rischio dalle banche ai contribuenti, per quale ragione li deterrebbero? La risposta si trova nella cosiddetta “beta”: le banche rappresentano un ampio share del S&amp;amp;P 500, ed i manager hanno la necessità di investire in esse.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non crediamo che la regolamentazione sia la panacea di questo stato di cose. Le più grandi banche, le più sofisticate, sono diventate esperte nel rimanere un passo avanti rispetto ai regolatori -creando costantemente complessi prodotti finanziari e derivati che evitano la sostanza delle regole. In queste circostanze, regolamentazioni più complesse comportano soltanto un maggior numero di ore di parcella per gli avvocati, maggior reddito per i consulenti della regolamentazione che passano da una parte all’altra, e più alti profitti per i trader di derivati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I manager di investimenti hanno una responsabilità morale e professionale di giocare il loro ruolo nel portare una qualche disciplina nel sistema bancario. Il primo passo dovrebbe essere quello di separare gli accordi bancari dai loro criteri retributivi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gli investitori hanno agito su un piano etico in passato –escludendo, per esempio, le compagnie del tabacco o le corporation che favoriscono l’apartheid in South Africa– ed hanno avuto successo nel creare pressione sui relativi titoli. Investire nelle banche rappresenta una doppia infrazione: etica e professionale. Gli investitori, e noi tutti, staremmo molto meglio se questi fondi confluissero verso aziende più produttive, così come, forse, i bonus dei banchieri dovrebbero essere trasferiti verso opere caritatevoli ben amministrate.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nassim Nicholas Taleb è Professore di Ingegneria del Rischio presso la New York University ed è autore de Il Cigno Nero (The Black Swan). Mark Spitznagel è un manager di hedge-fund. Gli autori detengono titoli che traggono profitto dalla diminuzione del valore di fondi bancari.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Copyright: Project Syndicate, 2011.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.project-syndicate.org/"&gt;www.project-syndicate.org&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Tradotto dall’inglese da Roberta Ziparo&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-706964612589689388?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/706964612589689388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=706964612589689388' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/706964612589689388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/706964612589689388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/10/la-grande-rapina-delle-banche.html' title='La Grande Rapina delle Banche'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-r8Wwrt4xlZ0/TqPviL4ZrlI/AAAAAAAAAUQ/DeEfIi9wTS8/s72-c/free_1297316.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6215646737294888814</id><published>2011-10-14T17:15:00.002+02:00</published><updated>2011-10-14T17:33:03.187+02:00</updated><title type='text'>Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vi proponiamo un articolo, tradotto in audio, di &lt;a href="http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html"&gt;Andrea Degl'Innocenti del 13 Luglio 2011&lt;/a&gt;, tratto dal giornale web "IL CAMBIAMENTO", sulla rivoluzione islandese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/shUiFXIxUs8?fs=1" width="459"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Articolo disponibile al link: &lt;a href="http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html"&gt;http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6215646737294888814?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6215646737294888814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6215646737294888814' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6215646737294888814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6215646737294888814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/10/islanda-quando-il-popolo-sconfigge.html' title='Islanda, quando il popolo sconfigge l&apos;economia globale'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/shUiFXIxUs8/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5844690681526370858</id><published>2011-10-12T18:35:00.000+02:00</published><updated>2011-10-12T18:35:33.108+02:00</updated><title type='text'>Quanto costa al giorno la Camera dei deputati?</title><content type='html'>&lt;iframe width="480" height="270" src="http://www.youtube.com/embed/LjoFIWzriEE?fs=1" frameborder="0" allowfullscreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5844690681526370858?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5844690681526370858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5844690681526370858' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5844690681526370858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5844690681526370858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/10/quanto-costa-al-giorno-la-camera-dei.html' title='Quanto costa al giorno la Camera dei deputati?'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/LjoFIWzriEE/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1046246357809220619</id><published>2011-10-05T17:58:00.005+02:00</published><updated>2011-10-06T15:17:19.287+02:00</updated><title type='text'>La teoria dei giochi della visibilità e la nascita del divario  free- gap</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2011/06/discovery-free-145.html"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 111px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-MGcw5b4axl0/ToyBKXXo1xI/AAAAAAAAAUM/ZcU-9v2Z0DU/s200/News102011.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5660040846769706770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seth_Godin"&gt;Seth Godin&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tutto è iniziato a causa del problema del rendersi visibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppe cose da scegliere, ogni giorno di più. Nessun modo efficace per avvisare il mondo del vostro servizio, la vostra musica, il vostro libro. Che succederebbe a darli via gratuitamente, per facilitare il diffondersi dell’idea?&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Gli esempi più semplici della vecchia scuola, sono la radio (brani da ascoltare gratuitamente, nella speranza che qualcuno li compri) e Oprah (dare via tutti i segreti del suo libro, nella speranza che molti lo comprino).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori della porta c’è una fila di gente desiderosa di diffondere le proprie idee, perché in un mercato affollato, essere ignorati significa l’insuccesso.&lt;br /&gt;La maggioranza, il più delle volte, non compra una cosa, se esiste un sostituto gratuito a disposizione. Un centinaio di milioni di persone ascolta una brano pop alla radio e meno dell’uno per cento ne compera una copia. Milioni entreranno in un museo per vedere un dipinto, ma pochissimi possiedono stampe, poster o anche un’opera d’arte originale di basso costo, nelle loro case; nel primo caso, la musica acquistata è migliore (qualità e comodità) rispetto alla versione gratuita, nel secondo, la stampa è solo più accessibile, ma i numeri sono gli stessi: un sacco di visite, non un sacco di conversioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esitiamo a chiedere ad un consulente o ad un medico o uno scrittore, un parere gratuito, ma spesso esitiamo quando ciò comporta un pagamento (”Oh, non sto chiedendo una consulenza, volevo solo la risposta a una domanda …”). E sì, mi hanno detto che c’è chi si taglia i capelli da solo, invece di dare un paio di dollari a qualcuno, per farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente di tutto questo è una novità, però due cose sono cambiate:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Al crescere delle attività commerciali che trattano beni digitali (siti web, e-books, musica, ecc…), la tentazione di diffondere l’idea gratuitamente (per facilitare la nostra scoperta), diventa economicamente possibile, se credete che la diffusione gratuita porterà a maggiori entrate nel lungo termine. Il costo di una singola copia è zero, per cui si può scegliere di dare via gli articoli digitali senza mandarsi in bancarotta da soli.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Si è formata una cultura del consumo digitale gratuito, che viene adottata da un segmento enorme, costituito dai consumatori più ambiti: adolescenti, persone colte, la classe medio-alta.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;La scommessa dell’ideatore, quindi, è che quando da via qualcosa gratuitamente, verrà scoperto, attirerà l’attenzione, si diffonderà e poi, come abbiamo visto con la radio nel 1969, porterà una certa parte delle masse, effettivamente comprare qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è facile trascurare, è che affinché abbia luogo l’ultimo passo, è necessario un balzo. Mentre rendevamo alle idee, più facile diffondersi in formato digitale, in realtà abbiamo amplificato il divario tra ‘gratuito’ ed ‘a pagamento’. Come risultato, c’è un gruppo enorme di consumatori, che non pagherà per avere qualcosa, se può evitarlo.&lt;br /&gt;30 anni fa la radio era semplice: tutti ascoltavano gratuitamente e alcuni acquistavano.&lt;br /&gt;Per un certo tempo, si può utilizzare la gratuità per promuovere un’idea ed avere influenza sufficiente a spostare l’attenzione verso le vendite a pagamento, di un articolo simile (o perché la gratuità cessa, o perché articoli simili offrono comodità o un valore di souvenir).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che tutto ciò stia cambiando; al crescere del gruppo del ’solo gratis’, la gente comincia a sentirsi stupida quando paga per qualcosa, quando il sostituto gratuito è facilmente disponibile e forse più comodo da reperire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensate a questo: oggi l’acquisto di cose fa sentire sciocche alcune persone, pochi si sentivano stupidi a comprare un album dei Creedence nel 1970. Si sentivano soddisfatti, non stupidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa nuova impostazione mentale improntata alla gratuità, significa che chi ha qualcosa da vendere è costretto a ingegnarsi sempre di più, ad inventare cose che non possono avere un sostituto gratuito: il patrocinio, eventi live, l’appartenenza, i benefici dell’essere in relazione; tutte queste cose sono al di fuori dell’ambito che usavamo associare al modello di business creativo, ma è un approccio che cambierà presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La musica di Lady Gaga è praticamente gratuita, è il concerto che costa soldi. La filosofia delle consulenze della McKinsey, in biblioteca è gratuita; è il lavoro personalizzato su misura, che costa denaro. Guardare un film su Netflix è gratis, una volta che avete pagato per farne parte. Giocare a golf presso il campo pubblico locale, è piuttosto a buon mercato, è l’appartenenza al club esclusivo che costa denaro …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è uno scollamento crescente tra fare qualcosa di utile ed essere pagati per questo. L’artefatto digitale si sta dirigendo verso il gratuito, sempre più velocemente ed il salto inevitabile verso una versione a pagamento dello stesso articolo, sarà sempre più difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ideatori non devono farselo piacere per forza, ma la cultura del gratuito è qui e sta diventando sempre più pervasiva. Le spietate ragioni economiche del farsi scoprire, combinate con un costo marginale pari a zero, creano un percorso inarrestabile verso il gratuito, che approfondisce il divario. Andando avanti, molte cose che potrebbero essere gratuite, lo diventeranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Vale la pena destinare una nota a margine, per parlare di ciò che si dovrebbe fare. Alcuni commentatori hanno sostenuto con forza che le cose non dovrebbero essere gratuite, che gli ideatori dovrebbero essere sempre pagati, che il 47% della nostra economia è basata sulla proprietà intellettuale ecc...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, il gratuito è sempre stato parte dell'equazione; questi commentatori, quelli che discutono nelle interviste o nei blog, stanno già distribuendo le loro idee gratuitamente. Il libro più venduto di tutti i tempi non ha diritti d'autore ed è stato diffuso gratuitamente per migliaia di anni. I musicisti verrebbero volentieri a suonare per quasi niente, in American Bandstand o il Tonight Show.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte delle idee non sono mai state qualcosa da poter monetizzare; l'ideatore dello scherzo Knock Knock, per esempio, o i due ragazzi del college che hanno ideato i 'Sei gradi di Kevin Bacon' hanno messo le idee su ideastream e le hanno diffuse senza ponderare molto il compenso economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sto affatto sostenendo che il contenuto debba essere gratuito. E' evidente che né l'uno né l'altro di questi due punti di vista è una verità assoluta; la mia tesi è che la linea che delimita l'utilizzo gratuito come strumento per farsi scoprire, si stia spostando ed in futuro il miglior modo (e forse il solo) di monetizzare, è che l'idea debba essere racchiusa in qualcosa che realisticamente non potrebbe essere gratis. Per esempio, prodotti e servizi con un costo marginale maggiore di zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può pensare che i consumatori pagherebbero per avere contenuti eccellenti? Ci potete scommettere! Infatti, pagare per i contenuti, è un ottimo modo per garantire che ne vengano prodotti altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teoria dei giochi applicata mercato, stabilisce un'alta probabilità che chi è alla ricerca di visibilità, spingerà sull'utilizzo del gratuito per attirare l'attenzione? Certamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ideatori hanno abituato i più, quelli che spendono di più, la porzione più intelligente del mercato, ad aspettarsi che molti articoli in formato digitale siano gratuiti. Ora tocca a noi confezionare questi articoli in modo che valga di nuovo la pena pagarli.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;( Tratto da &lt;a href="http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2011/06/discovery-free-145.html"&gt;http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2011/06/discovery-free-145.html&lt;/a&gt; )&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1046246357809220619?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1046246357809220619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1046246357809220619' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1046246357809220619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1046246357809220619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/10/la-teoria-dei-giochi-della-visibilita-e.html' title='La teoria dei giochi della visibilità e la nascita del divario  free- gap'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-MGcw5b4axl0/ToyBKXXo1xI/AAAAAAAAAUM/ZcU-9v2Z0DU/s72-c/News102011.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8700365859902207537</id><published>2011-09-20T16:49:00.004+02:00</published><updated>2011-09-20T16:59:02.704+02:00</updated><title type='text'>Declassamenti ...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-x_GIFHT3xgI/Tnip16QmA0I/AAAAAAAAATs/NemGRg-Qrbk/s1600/131378411653T3n7.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 98px; height: 130px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-x_GIFHT3xgI/Tnip16QmA0I/AAAAAAAAATs/NemGRg-Qrbk/s400/131378411653T3n7.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5654456075800675138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di Geronimo&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Standard &amp;amp; Poors ha declassato oggi il nostro debito e forse siamo ormai in una situazione difficile e a leggere i giornali drammatica... Io sono tra quelli che rimangono comunque ottimisti e che alla peggio saluterebbero un eventuale default, piccolo o grande, come “lavacro” di una classe politica e dirigente inetta e che merita solo il pensionamento…Non solo i politici, ma la gran parte della nostra classe dirigente merita di passare la mano e non si rende conto che il declassamento è del sistema e delle sue classi dirigenti.&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Accanto ai commenti sul declassamento di cui sopra, si leggono per esempio le dichiarazioni della signora Marcegaglia, ormai scesa in campo tra gli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo e gli aspiranti salvatori della patria, in concorrenza con Profumo e L.C. di Montezemolo, che chiedono un governo tecnico e un 25 Luglio per Berlusconi.&lt;br /&gt;Niente di male in queste prese di posizione, ma la signora forse dimentica di essere presidente di Confindustria, l’associazione delle poche grandi imprese italiane che da sempre segue la logica della “privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite”, quelli dell’industria assistita&lt;br /&gt;che negli ultimi due anni ha scaricato sullo Stato i costi miliardari della Cassa Integrazione o che, nel migliore dei casi, ha delocalizzato massicciamente le produzioni, depauperando l'economia nazionale, incapaci di investire su innovazione e competitività dei prodotti.&lt;br /&gt;È vero i problemi sono tanti, tante sono le contraddizioni e tanti sono gli argomenti giusti che provengono da molte parti, ma se i salvatori della Patria sono questi qui, meglio precipitare e seppellire una classe dirigente incapace e declassata, sperando che dopo la tempesta ci sia un nuovo Rinascimento..&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8700365859902207537?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8700365859902207537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8700365859902207537' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8700365859902207537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8700365859902207537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/09/declassamenti.html' title='Declassamenti ...'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-x_GIFHT3xgI/Tnip16QmA0I/AAAAAAAAATs/NemGRg-Qrbk/s72-c/131378411653T3n7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6773389323833874541</id><published>2011-09-06T18:02:00.007+02:00</published><updated>2011-09-07T16:10:04.824+02:00</updated><title type='text'>Meritocrazia, un'altra utopia?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cTZKQZzMcys/TmZF-suvP8I/AAAAAAAAATQ/4pvhTEkBKT4/s1600/Libro_092011.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 133px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-cTZKQZzMcys/TmZF-suvP8I/AAAAAAAAATQ/4pvhTEkBKT4/s200/Libro_092011.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5649279726044266434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questo articolo di Roger Abravanel è stato pubblicato sul numero dell'8 gennaio 2009 del settimanale L'Espresso. Ad oggi non sembra ci siano stati passi in avanti sul tema e l’attuale crisi evidenzia ancora di più le carenze della nostra classe dirigente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Meritocrazia: l'agenda per il 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Roger Abravanel&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;mancanza dei valori della meritocrazia&lt;/span&gt; è la causa del declino della nostra economia e della spaventosa mancanza di equità della nostra società, che ha un gap tra ricchi e poveri analogo agli Stati Uniti, ma non ha la mobilità sociale americana. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Siamo la società sviluppata che ha il più rapido declino economico e la maggior ineguaglianza sociale. Nel saggio Meritocrazia, ho spiegato quanto il termine sia recente, creato nel 1958 dal laburista inglese Michael Young: descrive il sistema di valori che premia l'eccellenza di un individuo indipendentemente dalla sua provenienza, che in Italia significa la famiglia di origine. Mentre le altre società moderne nel secolo scorso sono riuscite a evolvere da una economia agricola a una industriale e post-industriale, con lo Stato che sostituiva la famiglia come creatore di opportunità, la società italiana è ancora preda del 'familismo amorale', che prospera grazie all'assenza di uno Stato in grado di dare fiducia ai cittadini. Senza meritocrazia non è nata quella classe dirigente eccellente che in altri paesi è stata capace di creare opportunità per tutti i cittadini. Sono quattro le proposte per far sorgere il merito nella economia e nella società italiane. Lo tsunami economico e la spaccatura sul tema della scuola degli ultimi mesi le rendono ancora più urgenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Proposta 1: Una delivery unit&lt;/span&gt; del genere di quella creata da Tony Blair per 'consegnare' agli inglesi miglioramenti concreti e misurabili nel servizio pubblico (riduzione dei tempi d'attesa per la Tac, miglioramenti dei test scolastici, etc.), non le solite promesse elettorali sulle grandi infrastrutture. Le iniziative devono essere SMART: Specifiche, Misurabili, Achievable (realizzabili), Realistiche e Tempificabili. Ciò grazie a una task force costituita da 50 eccellenti giovani inglesi che "hanno migliorato la qualità della vita di 50 milioni di loro concittadini" secondo le parole di Michael Barber, il capo del gruppo. Meritocrazia nel settore pubblico non vuole dire 'licenziare i fannulloni' (pratica peraltro quanto mai encomiabile), ma far emergere una nuova classe dirigente eccellente nella Pubblica amministrazione. Quello che oggi manca. Il candidato per la prima 'delivery unit' italiana esiste ed è il presidente del tribunale di Torino, Mario Barbuto, che in sette anni ha ridotto drasticamente i tempi delle cause civili. Oggi a Torino il 90 per cento dei processi si chiude in meno di tre anni e il 60 in meno di un anno. Barbuto non ha messo i tornelli per i suoi 80 magistrati: ha solo dimostrato di essere un leader eccellente. Affidare a lui una task force di 50 giovani per ridurre i tempi della giustizia civile (la più lenta delle società sviluppate) permetterebbe di replicare nel resto del nostro Paese ciò che è avvenuto a Torino e iniziare a restituire agli italiani fiducia nello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Proposta 2: Un test nazionale standard&lt;/span&gt; per restituire equità ed eccellenza al nostro sistema educativo. In ottobre la società italiana si è spaccata in due sui tagli alla spesa della scuola e della università, ma il vero problema è la mancanza di equità e di eccellenza, non il costo. In tutte le società avanzate il sistema educativo è la leva essenziale della mobilità sociale. La società e l'economia americane hanno iniziato il vero cammino verso le pari opportunità nel 1933 a Harvard, quando il presidente di quella università, J. Conant, introdusse il SAT (Scholastic Aptitude Test) per selezionare le ammissioni. Il SAT è tutt'oggi valido a livello nazionale e consente di selezionare gli studenti da ammettere sulla base del loro merito e non dei giudizi disomogenei degli insegnanti e di dare ai migliori delle borse di studio, come nel caso di Barack Obama. Invece la scuola italiana ha fallito nel compito di azzerare i privilegi della nascita ed è profondamente iniqua: i test Pisa degli studenti italiani del Sud sono a livello di Thailandia e Uruguay, mentre quelli del Nord sono nella media Ocse. I giovani del Sud sono dunque pesantemente discriminati dalla scarsa qualità dell'insegnamento, inadeguato al difficile contesto economico locale, nonostante l'impegno di migliaia di insegnanti. Le pari opportunità si sono fermate a Roma, ma nessuno lo sa perché i voti dati dagli insegnanti sono buoni, a livello di quelli del Nord. Un sistema obiettivo di valutazione, basato su test standard ma effettuato annualmente e su tutta la popolazione, è essenziale per valutare le scuole e anche per investire i 3 miliardi di euro che la Ue mette a disposizione per migliorare l'insegnamento nelle scuole del Sud e che oggi non riusciamo a spendere. Ma oltre all'equità, nelle università manca anche l'eccellenza: non c'è un solo ateneo italiano tra i top 100 mondiali. Mancano quindi le 'fabbriche di eccellenza'. Le risorse sono oggi disperse a pioggia tra un centinaio di 'aspiranti MIT' troppo spesso diventati l'emblema del nepotismo; devono essere invece concentrate sulle università migliori, nelle quali si possa misurare obbiettivamente la qualità della ricerca e della didattica e cambiare radicalmente la governance per assicurarsi che il denaro pubblico sia ben speso. L'Italia è l'unico paese al mondo dove i rettori sono nominati dai docenti che essi devono selezionare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Proposta 3: Una Authority&lt;/span&gt; per liberalizzare i servizi locali, come commercio, professioni, turismo, trasporti ecc., oggi completamente bloccati dalla mancanza di concorrenza e privi di una regulation che protegga i consumatori invece che le imprese. La devolution rende i mille enti locali facile preda delle lobby di origine famigliare e corporativa e fa sì che i Comuni restino per esempio proprietari delle aziende elettriche (dopo che lo Stato ha privatizzato l'Enel) e non abbiano però le risorse per ammodernare gli edifici scolastici. Questa authority avrebbe un potere sanzionatorio simile a quello della Ue nei confronti del governo italiano, quando quest'ultimo non applica le sue direttive. Creare più concorrenza nei servizi è essenziale perché è solo nei servizi che potremo risolvere i problemi strutturali della nostra economia, non nelle attività manifatturiere che sono il solo 20 percento del Pil. Purtroppo, la visione manifatturiera dell'economia (secondo la quale la competitività si otterrebbe esportando prodotti dalle fabbriche) sta uscendo rafforzata dallo tsunami della finanza degli ultimi mesi, che sta generando pericolosissime nostalgie di ritorno alla tradizione. Gli ultimi 25 anni hanno evidenziato un'allenza tra corporazioni di imprese, Stato e sindacato che ha bloccato la nostra economia e non le ha permesso di accumulare risorse nei momenti di crescita dell'economia mondiale per spenderle durante le congiunture negative come l'attuale. Così oggi il nostro debito pubblico ci consente solo misure risibili per affrontre la grave recessione. È necessario approfittare della crisi per liberalizzare una volta per tutte la nostra economia e risolverne i problemi strutturali, sperando che quelli congiunturali vengano attenuati dalle misure ben più importanti che altri governi stanno prendendo per l'economia globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Proposta 4: Un''azione positiva'&lt;/span&gt; simile a quella del governo norvegese per portare più donne eccellenti nei consigli di amministrazione delle società quotate (un'iniziativa in questo senso è allo studio della Borsa italiana). Le donne possono essere la vera "arma segreta della meritocrazia". Rimuovere il 'soffitto di vetro' che le tiene ai gradi più bassi delle gerarchie aziendali è nell'interesse di tutta la società. Ampie ricerche dimostrano che nel mondo dell'economia, ove la leadership è anche femminile, le imprese crescono e guadagnano di più. L'impatto di una normativa simile a quella norvegese, che prevede che i consigli siano costituiti per il 40 per cento da donne, da noi sarebbe enorme: oggi l'Italia, con il 3 per cento, è di gran lunga il fanalino di coda in Europa. Di questo 3 per cento, poi, la metà sono mogli, figlie e fidanzate dell'imprenditore di riferimento, a riprova della scarsa meritocrazia del nostro capitalismo. Questa proposta, spiegata nel libro, è stata osteggiata da diverse donne, in parte perché richiama le quote rosa della politica e in parte perché le migliori donne non amano l'idea di avere vantaggi non meritati per promuovere la meritocrazia. Oggi però si sta diffondendo la convinzione che un 'acceleratore temporaneo' sia essenziale per creare quei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“role models”&lt;/span&gt; di donne leader, ma anche mogli e madri, che da noi mancano.&lt;br /&gt;In sintesi, mi auguro che il 2009 veda sorgere anche da noi la meritocrazia, per attaccare una volta per tutte quei privilegi nella società e nell'economia che hanno dato agli italiani una classe dirigente che non si meritano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6773389323833874541?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6773389323833874541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6773389323833874541' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6773389323833874541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6773389323833874541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/09/meritocrazia.html' title='Meritocrazia, un&apos;altra utopia?'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cTZKQZzMcys/TmZF-suvP8I/AAAAAAAAATQ/4pvhTEkBKT4/s72-c/Libro_092011.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1902229912385061899</id><published>2011-08-29T17:40:00.001+02:00</published><updated>2011-08-29T17:43:35.723+02:00</updated><title type='text'>Discorso memorabile di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/8ogACjJcNzc?fs=1" allowfullscreen="" width="425" frameborder="0" height="344"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1902229912385061899?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1902229912385061899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1902229912385061899' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1902229912385061899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1902229912385061899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/08/discorso-memorabile-di-steve-jobs-ai_29.html' title='Discorso memorabile di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/8ogACjJcNzc/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5531978336217894744</id><published>2011-08-04T16:13:00.005+02:00</published><updated>2011-08-04T16:19:48.245+02:00</updated><title type='text'>Un bilancio e qualche riflessione sull’utilizzo dei social network</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-NJEopczL_Kg/TjqqUbPbkVI/AAAAAAAAATI/jgbxBnHPXRA/s1600/2.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 132px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-NJEopczL_Kg/TjqqUbPbkVI/AAAAAAAAATI/jgbxBnHPXRA/s200/2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637005151494181202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di Errico Grisot&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In Italia siamo abituati a pensare che agosto sia il mese delle ferie, un po' per il clima, un po' per tradizioni fordiste del secolo scorso: in agosto bisogna andare in spiaggia. Questa tradizione è così consolidata che viene rispettata anche in periodi di crisi e ristrettezze economiche.&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Nel mese di agosto, anche i meno appassionati di spiaggia, cambiano le abitudini quotidiane che hanno durante l'anno: è l'occasione per leggere, dormire di più o fare dello sport all'aria aperta.&lt;br /&gt;Anche la programmazione televisiva nazionale ha sempre tenuto conto di questo cambio di abitudini generalizzato, accendiamo la televisione e ritroviamo film anni ottanta di poco successo e trasmissioni per un pubblico poco numeroso.&lt;br /&gt;Ma ora siamo entrati nell'epoca della grande rete Internet che non va mai in vacanza, anche per la diffusione dei vari apparecchi che la fanno uscire ormai dalle scrivanie degli uffici e delle nostre case. Sono alla portata di molti ormai numerosi modelli di telefoni e appartati portatili che permettono di rimanere online con costi ridotti e si prevedono quindi spiagge wireless ed un dilagare di foto su facebook con cronache estive personalizzate per cerchie amicali più o meno interessate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, l'estate è un’ottima occasione per fermarsi e fare un bilancio della propria attività professionale e lavorativa, magari con uno sguardo più distaccato. Abbiamo il tempo con i piedi nella sabbia di riflettere sulla propria realizzazione professionale: che cosa ho fatto fino ad ora e che cosa vorrei fare in futuro, mi sto occupando di cose interessanti durante il resto dell'anno? A fronte di mercati instabili e clienti che cambiano, sto dirigendo la mia azienda nella direzione corretta per lo sviluppo futuro?&lt;br /&gt;Magari il pensiero estivo principale, dopo poco, ritornerà nell'ambito corretto: che cosa mangio a cena? Pesce o carne? Vino rosso o bianco?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, in questa estate propongo un bilancio diverso, diciamo un bilancio di relazione: Chi conosco e chi mi conosce? Il proprio futuro professionale è risaputo che dipende direttamente dalla propria capacità di relazionarsi con altre persone, dipendenti, soci, clienti o fornitori o manager di altre aziende. E l'utilizzo estivo dei vari social network può dare un grande aiuto anche alla propria crescita professionale durante l'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti hanno iniziato ad utilizzare i social network anche nel mondo degli affari, non solo per divertimento, mese dopo mese l'utilizzo di questi strumenti online per creare nuove relazioni di business tra le persone si sta inesorabilmente affermando. In italia è un processo abbastanza lento ma è un processo che è iniziato ed è sempre in crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta per ricercare personale, un’azienda chiamava l'ufficio di collocamento e magari stampava un cartello e lo appendeva fuori della porta, poi se non bastava, pubblicava un annuncio su qualche quotidiano locale o nazionale ed aspettava che i candidati telefonassero, inviassero il curriculum via posta ordinaria oppure attraverso un fax.&lt;br /&gt;Ora, le aziende pubblicano l'annuncio su internet e valutano spesso solo curricula ricevuti via internet, chi non ha un cv in formato elettronico si trova escluso ed è costretto a rimediare con una scansione in qualche call center per stranieri. Anche questo è stato un processo lento in questi ultimi anni ed ancora ci sono cv che vengono ricevuti via posta ordinaria e valutati. Ma oggi chi cerca lavoro non può non utilizzare internet; non accedere ad internet per la ricerca d’impiego non permette di cogliere la grande maggioranza delle opportunità che ci sono in giro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mondo dei social network, anche in Italia, si sta verificando un processo simile. Apparentemente, utilizzare questi siti internet per condividere pensieri, foto, opinioni o informazioni non è rilevante per la propria vita sociale reale. Utilizzare il proprio account su facebook o condividere le proprie foto attraverso altri siti internet, è un’alternativa piacevole di socializzare i propri interessi o le proprie passioni rispetto alle tradizionali modalità offline ma non incide sulla nostra possibilità di stringere amicizie o mantenere i rapporti sociali, questi possono essere coltivati benissimo incontrando gli amici di persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci sono alcuni indizi che fanno sorgere il dubbio che, utilizzare i social network non sia da sottovalutare. A mio parere questo è l'indizio più curioso: ho preso l'abitudine di cercare con google il nome delle persone che devo incontrare per lavoro... così per curiosità... si scoprono un sacco di cose interessanti.&lt;br /&gt;Non ho intenzione di argomentare l'importanza del personal branding o altre finezze del genere ma evidenziare come si possa entrare facilmente nelle abitudini lavorative, consultando i profili personali dei diversi social network.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi se analizziamo alcuni utilizzi che grandi multinazionali stanno facendo dei siti internet di social network, allora il nostro dubbio iniziale diventa certezza. Sia aziende che lavorano direttamente su consumatori finali, privati cittadini (B2C) o aziende che si muovo su mercati composti da altre aziende (B2B), utilizzano i diversi siti di social networking per comunicare e tenere i contatti con i propri clienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in Italia questo passaggio si sta verificando e sta caratterizzando lo spostamento da un utilizzo dei social media personale, ad un utilizzo professionale. Cominciamo a parlare allora di business social media.&lt;br /&gt;Internet, sempre di più, sta diventando la fonte d’informazione principale per la creazione di relazioni di lavoro, prima della conoscenza personale. La ricerca di clienti, l'instaurazione di nuove relazioni di affari non passano più per gli elenchi delle pagine gialle ma anche attraverso i business social media. Prima di un appuntamento commerciale do un'occhiata al profilo che devo incontrare su Linkedin e Facebook, prima di un colloquio con un candidato per un’azienda cliente, lo cerco su google e sulle altre reti sociali; è inevitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora bisogna affrontare le cose seriamente ed essere molto accorti nell'utilizzare questi strumenti di comunicazione. Tutti questi social network non richiedono investimenti, se escludiamo computer e collegamento ad internet, è molto più costoso stampare dei biglietti da visita, ma richiedono tre fondamentali caratteristiche per essere utilizzati nel modo corretto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. TEMPO (quotidiano)&lt;br /&gt;2. COSTANZA (frequenza regolare)&lt;br /&gt;3. AUTENTICITA'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In estate durante le ferie direi che il primo fattore abbonda, quindi nessuno ha più scuse.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il secondo punto, sappiamo che la creazione di nuove abitudini è sempre faticoso ma nel tempo sane abitudini danno grandi frutti.&lt;br /&gt;Il terzo punto è il più difficile e complesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Internet ed i social media sono un grande archivio che tiene traccia di molto di quello che viene scritto e detto. Attraverso i motori di ricerca, molto è recuperabile e leggibile a tutti anche dopo decine d'anni. Quando pubblichiamo dei post su facebook o scriviamo nei gruppi di linkedin offriamo dei nostri contenuti ad un pubblico che li legge e li valuta.&lt;br /&gt;Per poter utilizzare questi potenti mezzi di comunicazione dobbiamo avere un personale piano marketing che può essere sintetizzato rispondendo alle seguenti domande:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a- il mio pubblico come mi percepisce, i miei clienti cosa pensano di me?&lt;br /&gt;b- che posizione ho nel mio mercato professionale?&lt;br /&gt;c- come posso attrarre i miei clienti?&lt;br /&gt;d- che valore porto attraverso le mie pubblicazione di contenuti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso la risposta a questi quesiti è più facile ottenere dei risultati tangibili dall'utilizzo dei social network per il business. I contenuti che inserisco all'interno dei siti però, devono essere autentici: è importante che ci sia una corrispondenza reale tra i contenuti che veicolo su internet e quello che in realtà sono fuori da internet, altrimenti alla prova dei fatti il castello di carte crolla ed i danni alla propria immagine professionale ed anche personale possono essere incalcolabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la diffusione di questi strumenti di comunicazione e di condivisione di contenuti, tutti dobbiamo essere molto attenti all'immagine che veicoliamo di noi in rete, più aderenza esiste con la realtà e più possono crearsi occasioni reali di sviluppo di nuovi business, collaborazioni professionali e crescita aziendale. Meno corrispondenza esiste tra quello che appare di noi sulla rete e quello che in realtà siamo e più danni per noi stessi possiamo generare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo prima di tutto volgere la nostra attenzione al contenuto che diffondiamo poi al canale che utilizziamo. Quello che scriviamo deve portare un valore aggiunto, deve essere interessante per il nostro pubblico, altrimenti è meglio non scrivere. Poi dobbiamo essere molto accorti nell'autenticità di quello che scriviamo, deve corrispondere alla nostra realtà professionale ed infine l'efficacia nell'utilizzo di questi mezzi è determinata dalla frequenza di pubblicazione che deve essere proporzionata con la tipologia di social network che utilizziamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vacanze estive sono un ottimo momento per ripensare o creare da zero una nostra personale strategia di marketing attraverso i business social network, che ci crei nuove opportunità di crescita professionale e che sia soprattutto coerente con quello che siamo “off-line”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5531978336217894744?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5531978336217894744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5531978336217894744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5531978336217894744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5531978336217894744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/08/un-bilancio-e-qualche-riflessione.html' title='Un bilancio e qualche riflessione sull’utilizzo dei social network'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NJEopczL_Kg/TjqqUbPbkVI/AAAAAAAAATI/jgbxBnHPXRA/s72-c/2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6167418542580553676</id><published>2011-07-28T18:29:00.004+02:00</published><updated>2011-07-28T18:34:13.500+02:00</updated><title type='text'>Banca Italica e Mr. Impresa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-_L_pq2yr_iY/TjGPQMMZZJI/AAAAAAAAASg/uuXzZqWqb_0/s1600/free_1635311.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 142px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-_L_pq2yr_iY/TjGPQMMZZJI/AAAAAAAAASg/uuXzZqWqb_0/s200/free_1635311.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5634442117131101330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di Massimo Formularo&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Qualche sera fa non riuscivo a prendere sonno. Il mio apparato digerente era alle prese con i postumi di una cerimonia di prima comunione, di quelle che per abbondanza ti fanno dubitare della legge d’incompenetrabilità dei corpi. Dopo aver sperimentato uno strano digestivo particolarmente alcolico, suggeritomi da losco figuro conosciuto su nfA, sono finalmente riuscito ad addormentarmi mentre leggevo l’ultimo pezzo di Franco Bocchini e ho fatto uno strano sogno, c’erano due personaggi...&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Buongiorno, avrei bisogno di un finanziamento…&lt;br /&gt;Banca Italica: Mi perdoni, ma lei chi è?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Mi chiamo Mr. Impresa e come le dicevo avrei bisogno…&lt;br /&gt;Banca Italica: Mmm, cominciamo maluccio, lei non ha un conto qui?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: No, in effetti, no, tuttavia cercavo di dirle…&lt;br /&gt;Banca Italica: Non crede che sarebbe il caso di aprirne uno? In fondo, chiedendoci di erogarle un finanziamento, lei pretende che le accordiamo la nostra fiducia. Non le sembra giusto darci un po' della stessa fiducia aprendo un conto corrente?&lt;br /&gt;Qualche istante di perplessità.&lt;br /&gt;Mr. Impresa: beh, non ha tutti i torti. Francamente non ci avevo pensato. E’ sicuramente una possibilità che potrei prendere in considerazione. Ma come cercavo di dirle…&lt;br /&gt;Banca Italica: Beh, scusi ora che fa? Apriamo il conto corrente e poi mi dice…&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Abbia pazienza, io il conto sono anche disposto ad aprirlo, dopo. Ora volevo parlare del finanziamento.&lt;br /&gt;Banca Italica: Mmm, permalosetto? Non è della zona? Non l’ho mai vista in giro.&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Beh, ho passato un po’ di tempo all’estero studiando per il dottorato…&lt;br /&gt;Banca Italica: E adesso ha deciso che è ora di comprare casa eh? Bravo. Di che immobile parliamo?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Mi scusi, ma c’è un equivoco. Io vorrei avviare una nuova impresa.&lt;br /&gt;Nuovi istanti di perplessità.&lt;br /&gt;Banca Italica: Naturalmente. Che cosa può offrirci come garanzia?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Mi scusi, ma non vuole sapere di che tipo di impresa si tratta?&lt;br /&gt;Banca Italica: No, no, quello viene dopo. Che cosa può offrire come garanzia del finanziamento?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Veramente io credevo che la solidità del mio progetto fosse sufficiente, ha vinto un premio internazionale per nuove idee…&lt;br /&gt;Banca Italica: Credeva male. Se non ha una garanzia non posso darle il finanziamento&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Ma il progetto non vuole neanche vederlo? Ho un business plan sintetico sulla chiavetta usb.&lt;br /&gt;Banca Italica: Un bis che? No qui le chiavette non ce le fanno usare per paura dei virus. Mi spiace ma senza garanzia…&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Va beh, allora arrivederci.&lt;br /&gt;Banca Italica: Aspetti, dove va? Il conto corrente non vuole aprirlo?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: L’ha dimenticata la storia della fiducia? Se permette il c\c, se proprio devo aprirlo, lo apro da chi mi accorda il finanziamento.&lt;br /&gt;Banca Italica: Mmm, aspetti che vediamo se si può fare qualcosa. Ce l’ha una busta paga?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Perché?&lt;br /&gt;Banca Italica: Perché il progetto non posso finanziarglielo, ma se ha una busta paga potremmo farlo figurare come credito al consumo.&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Ho un assegno di ricerca all’università&lt;br /&gt;Banca Italica: Tempo determinato o indeterminato?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Determinato.&lt;br /&gt;Banca Italica: Durata residua?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Credo due anni e mezzo.&lt;br /&gt;Banca Italica: Mmm, volendo un finanziamento a due anni si potrebbe anche montare. I suoi genitori hanno redditi da pensione? Ha una moglie che lavora?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Mi scusi ma io per fare impresa l’università dovrei lasciarla, così non avrei più la “busta paga”.&lt;br /&gt;Banca Italica (ammiccando): Sì, ma questo avverrebbe DOPO aver preso i soldi, no?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Ok, ma non c’è un meccanismo di controllo? Dico, se io prestassi soldi a qualcuno periodicamente vorrei accertarmi di quanto è capace di restituirmeli.&lt;br /&gt;Banca Italica: Ma lei i soldi li vuole o no? Controlli periodici noi non ne facciamo e guardi che è stato all’estero troppo tempo, in Italia per debiti non pagati non è mai morto nessuno.&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Beh, se lo dice lei. Che diceva della famiglia?&lt;br /&gt;Banca Italica: Dicevo che lei è un cliente nuovo, probabilmente ci vorrà una fidejussioncina. Di quanto aveva bisogno?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Inizialmente circa 30mila euro.&lt;br /&gt;Banca Italica: Naa sono un po’ troppi per il credito al consumo. Una cifra così, senza ipoteca non gliela finanzia nessuno.&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Veramente non capisco. Io non voglio acquistare un bene e poi rimborsare un finanziamento. Io voglio fondare un’impresa. Sono disposto a lasciare il lavoro e a investire i miei risparmi che altro devo fare?&lt;br /&gt;Banca Italica: Mmm ma quindi lei una parte dei soldi ce li ha?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Beh, certo, che domande, non pretendo mica di fare impresa coi soldi degli altri! Poi se avesse letto il business plan avrebbe visto che…&lt;br /&gt;Banca Italica: Impresa coi soldi altrui? E’ stato proprio parecchio all’estero eh? Mi è simpatico e voglio aiutarla, quanto ha da parte?&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Circa 20mila euro perché?&lt;br /&gt;Banca Italica: Perché lei ora mi apre un bel conto e ci versa i 20mila. Le presento il direttore e gli racconta di quella cosa che mi diceva il bisex là...&lt;br /&gt;Mr. Impresa: Business plan.&lt;br /&gt;Banca Italica: Esattamente quello, vedrà che un modo per far partire la sua impresa lo troviamo.&lt;br /&gt;Una volta sveglio ho pensato a due finali alternativi per la storia.&lt;br /&gt;1.Finale realistico&lt;br /&gt;Mr. Impresa portò a casa un mirabolante “superconto nuove aziende”, commissioni anticipate per 1,250€ e dopo poco tempo ricevette un rifiuto secco alla domanda di finanziamento perché la garanzia prestata dalla madre, che aveva appena compiuto 70 anni aveva fatto saltare i parametri dell’istruttoria di fido.&lt;br /&gt;2.Lieto fine&lt;br /&gt;Mr. Impresa riuscì ad ottenere l’importo di cui aveva bisogno come somma di 12 forme tecniche di finanziamento diverse, (tra cui una carta di credito revolving) ottenuti da 8 diversi intermediari finanziari (di cui 6 banche). L’operazione complessiva di finanziamento gli costò €2000 in consulenza presso un commercialista (che era anche mediatore creditizio e promotore finanziario, nonché nipote del primo direttore di filiale), €5000 in 'commissioni di intermediazione' (pagate rigorosamente in contanti) tre polizze di assicurazione index linked, nonché la sottoscrizione di un paio di derivati creditizi.&lt;br /&gt;Il progetto imprenditoriale non diede i suoi frutti, perché il business plan aveva sottostimato gli oneri finanziari, ma questa è un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;(tratto da noisefromamerika)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6167418542580553676?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6167418542580553676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6167418542580553676' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6167418542580553676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6167418542580553676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/07/banca-italica-e-mr-impresa.html' title='Banca Italica e Mr. Impresa'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-_L_pq2yr_iY/TjGPQMMZZJI/AAAAAAAAASg/uuXzZqWqb_0/s72-c/free_1635311.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5324891994590101421</id><published>2011-07-03T20:26:00.005+02:00</published><updated>2011-07-04T18:49:30.408+02:00</updated><title type='text'>La gestione strategica del recruitment e della selezione del personale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Wr_HIGI_CxQ/ThC2HP9cGNI/AAAAAAAAASA/WlUl0Ovm4J0/s1600/recluitment.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px; float: left; height: 180px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5625196170245314770" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Wr_HIGI_CxQ/ThC2HP9cGNI/AAAAAAAAASA/WlUl0Ovm4J0/s200/recluitment.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di Maurizio Siciliano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contesto ipercompetitivo e globalizzato delle economie più sviluppate, ha prodotto anche una profonda trasformazione dei tradizionali compiti affidati alle funzione HR delle aziende. Negli ultimi 15 anni, queste funzioni da una logica di amministrazione e controllo, sono passate ad una logica di sviluppo e collaborazione strategica.&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt; Sia nelle grandi imprese che nelle piccole e medie soprattutto, il capitele umano ha assunto un ruolo di risorsa critica, superiore alle risorse tecnologiche, finanziarie ed economiche. Pertanto, oggi la funzione HR, che sia integrata in azienda, soprattutto nelle medie e grandi, o sia gestita in outsourcing, come nelle piccole, ha il compito fondamentale di valorizzare il capitele umano esistente ed integrarlo con ulteriori talenti, funzionali allo sviluppo strategico deciso dall’impresa. Infatti, in questo approccio il vantaggio competitivo di un’impresa è costruito sulle persone che ne fanno parte, attraverso le competenze di cui sono depositarie e dalla loro disposizione a coinvolgersi nell’impresa stessa. Risulta pertanto evidente, che il recruitment e l’inserimento di persone che hanno le competenze e le motivazioni ad eccellere nei diversi ruoli all’interno dell’organizzazione aziendale, sono attività fondamentali per garantire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Se l’organizzazione non riesce ad individuare ed attrarre le persone eccellenti, le relative prestazioni tendono ad essere negative e la funzione manageriale mostra limiti di sostenibilità funzionale e finanziaria.&lt;br /&gt;Il processo di recruitment e selezione di talenti, in questo contesto mostra un notevole livello di complessità e criticità. Non si tratta solo di individuare una persona per una posizione, come spesso si è portati a credere. Bisogna valutare con attenzione ed analiticità l’impatto del talento all’interno dell’impresa e dei processi organizzativi e valutare con attenzione non solo le dimensioni tecniche dei candidati, ma soprattutto le loro dimensioni “emotive” e il loro impatto in un’ottica di sviluppo potenziale della posizione da ricoprire e delle performance da generare. La selezione non deve essere necessariamente orientata a ricercare i migliori in assoluto ma ad individuare coloro che mostrano un elevato livello di congruenza con i valori e le norme dell’organizzazione e la posizione da ricoprire. Nell’ottica anche di una maggiore adesione a modelli organizzativi piatti che privilegiano l’efficienza e il taglio di costi, le aziende non necessitano unicamente di competenze tecnico-specialistiche, ma contemplano nei candidati capacità di problem solving strategico ed operativo, insieme a capacità gestionali, relazionali e di flessibilità. Per questo motivo, oggi il recruitment e la selezione non possono più solamente concentrarsi sulla “ricerca” ma devono sviluppare “politiche attrattive” che incoraggino, in una strategia di selezione continua, la autoselezione anche attraverso strategie proattive di attrazione di candidati talentuosi. Non più selezione per coprire posizioni quindi, ma “selezione strategica continua”.&lt;br /&gt;A questo scopo, diventa fondamentale che l’impresa sviluppi il concetto di “Employer Branding” ovvero “una strategia di marketing finalizzata a creare un’immagine aziendale coerente con l’identità dell’impresa come employer (luogo di lavoro), in sintonia con il target di riferimento e ben distinta da quella dei competitors, attraverso la quale attrarre e fidelizzare le persone di talento. La grande sfida per il futuro sarà la capacità dell’azienda di gestire ed integrare al meglio i suoi diversi ruoli: come realizzatore di profitto mediante la produzione di beni e servizi, come realtà socialmente responsabile grazie ad un comportamento sempre più etico e come “luogo di lavoro” dove i dipendenti attuali e potenziali possano trovare il piacere di lavorare” (Amendola).&lt;br /&gt;Il fine ultimo della strategia di employer branding, come sostiene il prof. Padula,” è quello di allineare i comportamenti e gli stili cognitivi delle persone con la vision e i valori propri dell’organizzazione e, quindi, indurre i collaboratori ad essere i portatori stessi dei valori aziendali e a sostenerli. L’idea di fondo è che quando i dipendenti/collaboratori comprendono a pieno e apprezzano i loro brand, non solo riescono meglio a fornire l’auspicata brand experience ai consumatori e agli altri stakeholder, ma offrono all’azienda un livello di impegno e motivazione senz’altro superiori. In questo contesto, riveste un ruolo fondamentale la comunicazione interna, che dovrebbe puntare alla creazione di una loyalty testimoniale, quindi far divenire il personale il vero testimonial dell’azienda. Dobbiamo rilevare, comunque, che le strategie di employer branding hanno una duplice valenza: attrarre persone interessate e interessanti ma anche stimolare un comportamento di autoselezione ex ante, da parte dei potenziali candidati, in modo da rendere più efficiente il vero e proprio processo di selezione. Le aziende che comprendono le potenzialità dell’employer branding attraggono i candidati ideali e fanno dei loro collaboratori i fautori più potenti del “successo” presente e futuro. L’employer image rappresenta infatti una risorsa intangibile non facilmente imitabile dai concorrenti, poiché integra fra loro il messaggio relativo alle caratteristiche proprie della posizione lavorativa con le componenti, più emotive e profonde, tipiche di ogni cultura aziendale”.&lt;br /&gt;In conclusione, il valore aggiunto delle attività di recruitment e selezione in un’ottica che sposa le strategie di sviluppo dell’azienda, diventano fondamentali nell’attuale contesto di crisi. Una funzione HR che non persegua questi obiettivi è fuori dal mercato e bene farebbe l’azienda ad esternalizzare tali processi tramite operazioni di outsourcing. Allo stesso modo, l’obiezione che afferma che politiche di questo tipo valgono solo per le grandi imprese strutturate, risulta infondata. Le piccole e medie imprese, proprio per la loro elevata flessibilità e per la potenziale adesione a servizi di consulenza HR in outsourcing bene si adattano a progettare strategie di recruitment e selezione, che rispondano in modo flessibile alle mutevoli condizioni del mercato e alle diverse strategie di sviluppo dell’impresa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5324891994590101421?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5324891994590101421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5324891994590101421' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5324891994590101421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5324891994590101421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/07/la-gestione-strategica-del-recruitment.html' title='La gestione strategica del recruitment e della selezione del personale'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Wr_HIGI_CxQ/ThC2HP9cGNI/AAAAAAAAASA/WlUl0Ovm4J0/s72-c/recluitment.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2319937522380851999</id><published>2011-07-01T18:21:00.006+02:00</published><updated>2011-07-01T19:04:13.557+02:00</updated><title type='text'>Le fatiche di Sisifo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-6innFGkRXU0/Tg30gu6dBcI/AAAAAAAAARw/ui6Xaw_6FZw/s1600/Sisifo_brevetto.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-6innFGkRXU0/Tg30gu6dBcI/AAAAAAAAARw/ui6Xaw_6FZw/s200/Sisifo_brevetto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5624420352841811394" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di Marco Esposito&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sisifo fu punito da Zeus con questo compito: portare un macigno sulla cima di una montagna, solo che una volta arrivato in cima il masso rotolava di nuovo a valle, per cui Sisifo doveva ricominciare daccapo. Per l'eternità.&lt;br /&gt;La stessa sensazione ce l'ha chi in Italia vuole avviare una nuova attività.&lt;br /&gt;Facciamo finta che io abbia un'idea geniale e voglia brevettare la superscazzola a motore. Mi chiamo Mario Rossi, sono un ingegnere, e comincio.&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deposito il brevetto all'Ufficio Brevetti, qui il &lt;a href="http://www.uibm.gov.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2004103&amp;amp;idarea1=1046&amp;amp;tipoVisualizzazione=S&amp;amp;mostracorrelati=0&amp;amp;partebassaType=2&amp;amp;showCat=1&amp;amp;idmenu=11696&amp;amp;ordinamento=1&amp;amp;idarticolo=2004103&amp;amp;menuMainType=menuBrevetti"&gt;link&lt;/a&gt; per chi vuole brevettare, ma riassumendo funziona così: incarico una società specializzata per vedere i brevetti simili al mio nello stesso campo (lo dovrebbe fare la CCIAA (Camera di Commercio), ma non lo fa, mi domando sempre che esiste a fare), poi compilo il Mod. o/e i fogli aggiuntivi se è un brevetto d'utilità, trattandosi della superscazzola a motore devo inserire anche i disegni, la descrizione e la novità, l'Ufficio Brevetti consiglia di rivolgersi a un consulente (e loro che esistono a fare?), diciamo che un "consulente" si prende fra i 5.000,00 e i 10.000,00 € per fare il lavoro che dovrebbe fare l'Ufficio Brevetti (in genere per evitare problemi te lo suggeriscono loro stessi un "consulente fidato"). Dopo di ciò si devono attendere 18 mesi (avete letto bene: 18 mesi) per la pubblicazione del brevetto, a meno che non si paghino i diritti "di urgenza", in tal caso sono "solo" 90 giorni. Diciamo che fra domanda, verifiche e pubblicazione del brevetto se ti va bene sono sei mesi. Fortunatamente il deposito (ma solo quello) costa poco: € 50,00 se il deposito avviene in forma elettronica, altrimenti varia, fino a un massimo di € 400,00.&lt;br /&gt;A questo punto sarei pronto, ho speso già circa 10.000,00 €, ho passato sei mesi senza vedere il becco d'un quattrino, ma posso cominciare a organizzare la mia futura azienda, quindi vado in banca e chiedo un prestito per cominciare: entro, presento la mia idea, il mio brevetto e chiedo un finanziamento; mi rispondono che:&lt;br /&gt;1. Non ho garanzie reali (case, azioni, obbligazioni Parmalat o Alitalia; queste ultime loro me le venderebbero volentieri, anzi le suggeriscono.)&lt;br /&gt;2. Non ho una storia imprenditoriale alle spalle.&lt;br /&gt;3. Loro non finanziano le società con meno di un anno di vita.&lt;br /&gt;4. La superscazzola a motore non ha mercato: non se ne vende nemmeno una in tutto il mondo (anche perché l'ho appena inventata ...)&lt;br /&gt;5. Mi fermo qui, il decalogo delle scuse delle banche italiane per dimostrare la propria incapacità è lungo: comunque &lt;a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1859"&gt;qui&lt;/a&gt; la trafila. Rinuncio alla banca e chiedo i soldi al nonno, che li ha (mica si può essere sempre sfigati -)) e me li concede.&lt;br /&gt;Affitto un capannone e lo ristrutturo per le esigenze della mia società, che ho costituito in Italia, perché non ascolto i buoni &lt;a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1657"&gt;consigli&lt;/a&gt; e rimpinguo le casse di un notaio italiano; diciamo che caccio altri 2.500,00 € per avere una fotocopia di un atto e un timbro (i notai usualmente prendono un vecchio statuto ed atto costitutivo e copiano, tranne quelli che partecipano alle giornate nFA).&lt;br /&gt;Quindi affido il compito di ristrutturare a un'azienda edile, che si dovrà attenere a quanto segue, per evitare sanzioni in caso di ispezione dell'A.S.L.:&lt;br /&gt;- organigramma aziendale con relative mansioni ed eventuali deleghe;&lt;br /&gt;- valutazione dei rischi ex art.4 c.2 D.Lgs 626/94 - art 17-28 D.Lgs 81/08 – autocertificazione&lt;br /&gt;art. 29 c.5 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- valutazione del rischio rumore art. 190 D.Lgs 81/08 – vibrazioni art. 102 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- valutazione del rischio chimico art. 223 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- valutazione del rischio cancerogeno art 236 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- valutazione del rischio biologico art. 271 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- piano Operativo di Sicurezza art. 96 lett. g D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- Piano di Sicurezza e Coordinamento art. 100 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- PIMUS (piano di uso, montaggio e smontaggio dei ponteggi) art. 134 all. XXIII D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- notifica preliminare art. 99 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- nomina di:&lt;br /&gt;i) Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione ai sensi art. 17 lett. b D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;ii) Addetti all’emergenza, al pronto soccorso, alla prevenzione incendi art. 18 e 1 lett. B D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;iii) Medico Competente art. 18 c.l lett. a D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;iv) Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza art. 47 c.2 D.Lgs 81/08;&lt;br /&gt;- Certificato Prevenzione Incendi;&lt;br /&gt;- denuncia di installazione dispositivi di messa a terra e scariche atmosferiche ai sensi del D.P.R. 462/01;&lt;br /&gt;- autorizzazione in deroga art. 65 D.Lgs 81/0;&lt;br /&gt;- comunicazione degli infortuni (INAIL - IPSEMA) art. t 8 c. 1 lett. r;&lt;br /&gt;Potete immaginare quanto costerà una ristrutturazione.&lt;br /&gt;Vabbè, andiamo avanti. Abbiamo finito la ristrutturazione (interna, per evitare la licenza edilizia, altrimenti non apri proprio più), arrivano i macchinari per la produzione: la superscazzola a motore per la produzione ha bisogno di 14 operai, un impiegato amministrativo e una segretaria, totale 16 persone, si applicano tutte le norme sullo Statuto dei Lavoratori, e comunque ci si deve attenere al D.L. N° 81/08 sulla sicurezza, con tutti i costi connessi; poi, se sei fortunato, dopo aver addestrato a tue spese gli operai all'uso dei macchinari, puoi anche aprire, a meno che l'ASL non bocci il tuo piano sulla sicurezza, a suo insindacabile giudizio, nel qual caso perdi altro tempo (ma soprattutto soldi).&lt;br /&gt;Il nonno a questo punto si è giocato anche la casa in cui viveva: dal momento in cui cominci a produrre, acquistando scorte di magazzino, al momento in cui incassi le prime fatture passano sei mesi, sei mesi in cui hai pagato stipendi, contributi, fitti, energia e quant'altro necessario. Ma hai un sedere pazzesco, la superscazzola si vende che è un piacere; nonostante ciò, fra ammortamenti, spese di avviamento, primo periodo e costituzione delle scorte di magazzino i primi due anni li chiudi in perdita, sia pure con indici positivi. Poi la fortuna termina: sei sorteggiato per una verifica fiscale (eh sì, in Italia si può vincere al Superenalotto o si può vincere una visita della GdF, entrambe le possibilità esistono). Formalmente è tutto a posto, non hai chiesto il rimborso I.v.a. sui macchinari e ti sei giocato l'esborso finanziario sui contributi, ma... hai chiuso in perdita, perché hai speso molto per la ristrutturazione, ti sei attribuito un compenso di € 2.500,00 al mese e la spesa non è sembrata congrua. E ti becchi &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-04-04/fisco-veste-panni-imprenditore-075007.shtml?uuid=Aa5xF1LD"&gt;una bella multa&lt;/a&gt;, così ti passa la voglia di chiudere in perdita, perché il Fisco in Italia decide se e quanto un imprenditore guadagna, anche perché non lo sa nessuno come potrebbero decidere la congruità, ovvero l'Agenzia delle Entrate dice: ma quale perdita, tu hai fatto utili perché gli ammortamenti anticipati non te li voglio riconoscere, e poi secondo me (Agenzia delle Entrate) tu dovresti prendere 1.500,00 € mensili, quindi hai detratto € 12.000,00 che non valgono (sempre secondo loro), OK dammi XXXXXX euro per chiudere, nel frattempo non compensi più niente e ti blocco il conto in banca, perché adesso le sanzioni sono immediatamente esecutive. Poi se hai ragione fra 20 anni ti restituisco (forse) il maltolto.&lt;br /&gt;Nel frattempo tuo nonno si è suicidato, visto che per pagare la multa ha dovuto vendersi anche i pannoloni; posto, appunto, che le sanzioni sono esecutive, ma soprattutto non puoi più compensare debiti e crediti verso l'erario. Non dimentichiamo che hai fatto degli investimenti; inoltre in un momento di totale follia hai pensato anche di vendere la superscazzola all'estero, ma la tua "&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-12-30/nullaosta-scambi-intraue-064039.shtml?uuid=AYYvZfvC"&gt;domanda di autorizzazione all'operatività di scambio intra UE&lt;/a&gt;" è stata rifiutata (eh sì, dal 1° Gennaio 2011 l'Italia ha fatto un passo avanti: siamo tornati al 1600 e le autorizzazioni all'Import-Export...), per cui la Fiera a cui hai partecipato non è servita a niente e hai buttato 10.000 euro direttamente nella tazza dello sciacquone, cosa che l'Agenzia delle Entrate annota ma non ti riconosce come costo.&lt;br /&gt;Adesso leggeremo la solita trafila dei "sedicenti" tutelatori: che Mario Rossi è cattivo, guadagna il doppio dei suoi operai, che è un crumiro perché quando è in ritardo sulle consegne va a lavorare anche il sabato e la domenica, e i lavoratori non hanno alcun vantaggio economico ulteriore, che lui paga talvolta gli stipendi in ritardo, che la sicurezza del lavoratore innanzitutto, che chi è evasore deve pagare le tasse, etc., etc.&lt;br /&gt;Ma io ho un finale diverso: Mario Rossi non fa proprio niente di tutto questo, vende il brevetto a una multinazionale americana, con fatturazione dal Lussemburgo e bonifico in Svizzera, e si gode i soldi del nonno e della vendita del brevetto. Compra quattro appartamenti a Milano e campa di rendita. Ma chi glielo fa fare di diventare Sisifo?&lt;br /&gt;La causa di tutto questo, ci viene detto, è l'art. 41 della Costituzione, che chiaramente impedisce la libera impresa, piegandola alle fatiche di cui ho narrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;(Tratto da noisefromamerika)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2319937522380851999?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2319937522380851999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2319937522380851999' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2319937522380851999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2319937522380851999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/07/le-fatiche-di-sisifo.html' title='Le fatiche di Sisifo'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-6innFGkRXU0/Tg30gu6dBcI/AAAAAAAAARw/ui6Xaw_6FZw/s72-c/Sisifo_brevetto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1047018599620421330</id><published>2011-06-03T19:28:00.002+02:00</published><updated>2011-06-28T09:45:06.213+02:00</updated><title type='text'>Gli errori che possono portare un’impresa al fallimento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-7RvmSa6_ea0/TelU5xXDsgI/AAAAAAAAAQs/sikSU3FRLqo/s1600/Immagine.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 190px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5614111761973359106" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-7RvmSa6_ea0/TelU5xXDsgI/AAAAAAAAAQs/sikSU3FRLqo/s200/Immagine.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; di Maurizio Siciliano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle scorse settimane, mentre discutevo con colleghi sulle cause dei possibili fallimenti di un’impresa, ho cominciato a leggere un libro, che avevo ricevuto tempo fa, di Trias de Bes, “Il libro nero dell’Imprenditore”, dedicato a coloro che vogliono iniziare un’attività imprenditoriale ma che, secondo me, è molto utile anche per chi conduce un’azienda.&lt;br /&gt;Nel testo ci sono alcune considerazioni che ci possono far dire che, a volte, i motivi di un fallimento sono piuttosto semplici.&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’autore fa alcune considerazioni già piuttosto note agli addetti ai lavori ma che sono importantissime:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;• il 90% dei nuovi progetti imprenditoriale fallisce entro i primi 4 anni di attività;&lt;br /&gt;• gli errori più gravi di chi gestisce un’impresa, non sono solo errori di gestione ma ERRORI STRATEGICI DI BASE;&lt;br /&gt;• gli errori insegnano più dei successi, come la maggior parte delle cose;&lt;br /&gt;• mentre ogni successo ha una sua storia peculiare, tutti i fallimenti sono da ricondurre ad una serie di motivazioni, che hanno tutti un comune denominatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare che, in quest’ultimo motivo, de Bes identifichi i Fattori Critici di Fallimento, FCF, in antitesi anche ai più noti Fattori Critici di Successo di scuola McKinsey, ovvero gli errori che ogni imprenditore deve evitare di commettere.&lt;br /&gt;Si inizia con l’analizzare i motivi che sono alla base di un progetto di “start-up” ma che non sono sufficienti per avere successo. Per de Bes, in genere, chi si butta in una nuova impresa:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;• è senza lavoro;&lt;br /&gt;• odia o disprezza il capo o l’azienda nella quale lavora;&lt;br /&gt;• vuole gestire meglio vita privata e professionale ed aspira ad una maggiore libertà;&lt;br /&gt;• desidera guadagnare molto di più;&lt;br /&gt;• vuole sfidare se stesso e il mondo che lo circonda;&lt;br /&gt;• vuole fare qualcosa che gli piace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De bes, a questo punto, afferma un principio che sostengo da tempo e cioè, che il motivo della spinta a intraprendere una nuova attività è poco rilevante per il conseguimento del successo: ci vogliono, motivazione, volontà ed illusione – sogno.&lt;br /&gt;Il primo FCF è quindi chiarissimo: “... iniziare una nuova attività imprenditoriale con un motivo ma senza motivazione”.&lt;br /&gt;Il secondo FCF è: “… non avere un carattere da imprenditore”. Solo chi ama il rischio e sa gestire l’imponderabile, può fare questo tipo di percorso personale e di vita.&lt;br /&gt;Il terzo FCF è: “… non essere lottatore, non avere spirito combattivo”. I risultati non coincidono quasi mai con le aspettative ed è necessario avere persistenza ed una notevole capacità di ridefinire progetti ed attività.&lt;br /&gt;Il quarto FCF è: “… fare affidamento sui soci quando se ne potrebbe fare a meno … meglio soli che male accompagnati ... ”. Un socio che non apporti effettivo “valore” all’impresa non serve. Il valore sono risorse, lavoro e produttività … Il resto è noia.&lt;br /&gt;Il quinto, il sesto e il settimo FCF, fanno sempre riferimento all’incauta decisione di imbarcare dei soci nell’impresa: l’autore, infatti, elenca tra gli errori, “non decidere in anticipo cosa fare quando ci si divide”, “… fare parti uguali quando non tutti contribuiscono in uguale misura …” e “… mancanza di fiducia e comunicazione con i soci …”.&lt;br /&gt;Quando ci sono dei soci, bisogna mettere nel conto che in futuro le cose potrebbero cambiare, come in tutte le relazioni. L’entusiasmo può lasciare il posto alla demotivazione ed è giusto predisporre prima le basi di un’eventuale separazione indolore per l’impresa.&lt;br /&gt;L’ottavo FCF è: “… pensare che il successo dipenda dall’idea …”. Questa è un’illusione tipica, tanto che molti innalzano improbabili recinti di sicurezza per difendere la loro idea, il “know-how”, per evitare che qualcuno la copi. Invece, le idee devono essere condivise, confrontate e cambiate se necessario. I punti deboli e critici di un progetto è meglio che vengano fuori prima, in modo che siano rapidamente risolti. Conta come si realizza l’idea e quanto si è flessibili nel modificarla.&lt;br /&gt;Il nono FCF, sembra quasi banale: “… introdursi in settori che non piacciono e che non si conoscono …”.&lt;br /&gt;Seguono altri FCF molto importanti che hanno a che fare con i bisogni personali e le ambizioni materiali. Fare l’imprenditore significa anche sapere rinunciare e non considerare l’azienda come un “bancomat”. Non bisogna mai togliere ossigeno all’attività a favore di se stessi o di futilità.&lt;br /&gt;Di conseguenza, il successivo FCF afferma: “… mettersi in proprio senza tenere conto dell’impatto che questo avrà sull’equilibrio della vita …”. Fare l’imprenditore può essere il migliore mestiere del mondo ma comporta anche molte privazioni e bisogna essere preparati.&lt;br /&gt;Un altro FCF che propongo anche io da anni è: “… creare modelli di attività che non creino utili in tempi brevi ed in modo sostenibile”. Sia in passato che oggi, mi presentano progetti ed idee molto carenti su questo punto e per questo scarto l’idea e sconsiglio di intraprendere la strada. Questo è un punto molto difficile e delicato da spiegare, soprattutto a chi vive il momento dell’entusiasmo dell’idea. Molti che hanno intrapreso l’attività, nonostante questo evidente fattore critico presente, oggi potrebbero testimoniare che non ne è valsa la pena o, peggio, che la loro vita è cambiata e non in meglio.&lt;br /&gt;L’ultimo FCF è “… avere temperamento da imprenditore e non da capo impresa e non capire in tempo quando è il caso di ritirarsi”. Ogni azienda ha un suo ciclo di vita: nascita, sviluppo, consolidamento. Consolidare significa, però, continuare a crescere. Tutte queste fasi, difficilmente stanno sempre in capo alla stessa persona, che deve avere la creatività dell’imprenditore e la capacità gestionale del manager. Chi non ha queste doti deve abilmente passare la mano per la sopravvivenza dell’impresa e del suo reddito, cosa difficile a farsi … L’azienda che ha la fortuna di avere questo imprenditore-manager è certamente ancora lì a scrivere la storia del suo futuro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1047018599620421330?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1047018599620421330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1047018599620421330' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1047018599620421330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1047018599620421330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/06/gli-errori-che-possono-portare_03.html' title='Gli errori che possono portare un’impresa al fallimento'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-7RvmSa6_ea0/TelU5xXDsgI/AAAAAAAAAQs/sikSU3FRLqo/s72-c/Immagine.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1000624515292246680</id><published>2011-05-23T15:41:00.004+02:00</published><updated>2011-06-28T09:45:35.276+02:00</updated><title type='text'>Crisi e fatturato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-YsaX-cXUHOk/TdpjTJqFcAI/AAAAAAAAAQA/96DbTHmwOAs/s1600/struggle-with-crisis-thumb12539100.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="142px" src="http://3.bp.blogspot.com/-YsaX-cXUHOk/TdpjTJqFcAI/AAAAAAAAAQA/96DbTHmwOAs/s200/struggle-with-crisis-thumb12539100.jpg" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Doctor Who&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ISTAT certifica in questi giorni che c’è ancora grande crisi. &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Standard&amp;amp;Poors declassa in negative outlook il nostro debito, anche se non si sa quanto rimangano credibili queste società di certificazioni …&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La disoccupazione giovanile è altissima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le aziende continuano a perdere fatturato.&lt;br /&gt;Quasi tutti misurano la crisi con la perdita di fatturato e molti cercano di mantenerlo o di aumentarlo…&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quasi ogni giorno ci “scontriamo” con imprenditori e dirigenti che cercano in tutti i modi di aumentare il fatturato, perché questo è uno dei metodi migliori per accedere al credito, tra le altre cose.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma anche qui le cose stanno cambiando e arrivare a capirlo per primi forse aiuterà a sopravvivere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ordini e fatturato sono importantissimi. Per aumentarli basta allargare a dismisura la gamma di prodotti e servizi, sacrificare i margini e partecipare alle guerre coi competitor al ribasso dei prezzi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci vuole, sangue freddo e buon senso invece. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il vento è cambiato: concentratevi sul core business! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse sacrificherete del fatturato e dovrete sopportare dei tagli, ma avrete a disposizione più capitale circolante e sarete pronti a ripartire, anche se più “leggeri”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ultima riga del conto economico, non la prima, contabilizza indirettamente anche la fiducia, senza la quale non si può operare sul mercato, anche su quello di questa crisi globalizzata.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1000624515292246680?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1000624515292246680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1000624515292246680' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1000624515292246680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1000624515292246680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/05/crisi-e-fatturato.html' title='Crisi e fatturato'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YsaX-cXUHOk/TdpjTJqFcAI/AAAAAAAAAQA/96DbTHmwOAs/s72-c/struggle-with-crisis-thumb12539100.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-4569560661080719385</id><published>2011-05-07T19:59:00.007+02:00</published><updated>2011-06-28T09:45:55.796+02:00</updated><title type='text'>Come si misura la performance dei manager?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DGeaqhua5bQ/TcWH--SIP8I/AAAAAAAAAPw/_A1bSASb3cI/s1600/performance.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132px" j8="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-DGeaqhua5bQ/TcWH--SIP8I/AAAAAAAAAPw/_A1bSASb3cI/s200/performance.jpg" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;di Paola Danese&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Mi è capitato tra le mani il testo che raccoglie le lezioni inedite di Drucker ed è stato uno spunto di riflessioni che voglio condividere.&lt;/div&gt;Già alla fine degli anni '60 Drucker mette in evidenza quanto la responsabilità delle azioni di una qualsiasi grande organizzazione che operi nel contesto economico o sociale, nel perseguimento degli obiettivi che si è assegnata, non sia un concetto astratto e indefinito, ma sia in capo ad un dirigente che è puntualmente identificabile.&lt;span class="fullpost"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Ne deriva che le performance di quei grandi gruppi industriali o delle grandi organizzazioni, che negli Stati Uniti prima che in Italia hanno iniziato a far sentire la loro presenza, erano una conseguenza delle decisioni e della gestione di singoli dirigenti.&lt;br /&gt;Affascinato da queste realtà che caratterizzavano i nuovi tempi (stiamo parlando degli anni Sessanta) Drucker ha iniziato ad occuparsi del problema della performance dei gruppi manageriali e non l’ha più abbandonato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo già parlato in questa sede anni fa dei knowledge workers come Drucker li definisce: i “lavoratori della conoscenza” –quelli che fanno lavorare il cervello- per distinguerli dai “lavoratori delle braccia” –quelli che fanno lavorare i muscoli. Ecco la grande novità che irrompe sullo scenario aziendale e sociale con gli anni 60: fino a qualche anno prima la grande industria produttiva era riuscita a rendere misurabile qualsiasi performance al proprio interno e quindi ad ottimizzare processi, rendimenti e costi: tutto stava dentro ad una griglia definita, quantificabile, “contabile”.&lt;br /&gt;Con gli anni 60 ci siamo trovati per la prima volta faccia a faccia con problematiche complesse che richiedevano, per essere risolte e superate, competenze nuove: non solo competenze tecniche ma qualcosa che ancora rimaneva fumoso, indefinito; erano evidenti le differenze tra un’organizzazione funzionante e una che barcollava, ma non si riusciva ancora ad identificare il comune denominatore del successo che rimaneva, quindi, non replicabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra incredibile quanto un elemento tanto importante per la produttività rimanga a tutt'oggi ancora in buona parte oscuro: anche Drucker, consulente e ispiratore di milioni di manager e leader nel mondo (è considerato a livello mondiale il più grande pensatore di management di tutti i tempi), termina la lunga parabola della sua esistenza con questo quesito ancora totalmente aperto: come si misura la performance manageriale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come consulente incontro aziende e titolari di azienda quotidianamente e non c'è giorno in cui non mi vengano sottoposti quesiti riguardanti le performance dell'azienda o dei singoli collaboratori. Il quesito però è solo parziale: gli strumenti infatti per la quantificazione del profitto o del guadagno che questo o quel collaboratore sono in grado di generare per l'azienda, la misurazione dello scostamento dei loro risultati da quelli attesi sono ormai facilmente monitorabili e quindi correggibili e questo spesso da un nuovo senso di sicurezza al management che torna a vacillare nel momento in cui però, e quel momento prima o poi arriva per tutti, questo viene messo di fronte alle sue responsabilità di manager: rendere produttivo il collaboratore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si può allora valutare performante la prestazione di un manager? Ad una prima analisi le caratteristiche che deve aver maturato sembrano essere, tanto più nella realtà italiana costituita prevalentemente da un tessuto produttivo di piccole e medie aziende a gestione praticamente familiare, quelle dell'imprenditore: rapidità nella decisione e nell'esecuzione, capacità di vision, intuito, senso strategico, forte determinazione.&lt;br /&gt;Eppure ogni giorno incontro imprenditori capaci e lungimiranti, che hanno un fiuto per il business innato, che nella gestione dei collaboratori sembrano uno splendente transatlantico che si arena nelle acque basse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni Settanta Drucker diceva che il manager “dovrà imparare tutto da sé, perché gli accademici non gli daranno aiuto”. Nella quotidianità ci si accorge quanto in effetti l'università non riesca a dare contributi sostanziali alla creazione di cultura manageriale: dal colloquio con il neo laureato e pluri-masterizzato che sente come un diritto l'inquadramento da dirigente e lo stipendio di giada, al corso del solito formatore d'aula che ha messo insieme qualche elemento di PNL e pensa di poter risolvere i problemi di gestione del personale con una bella giornata di formazione a pioggia.&lt;br /&gt;La realtà è che le competenze necessarie per far sì che un gran numero di persone, ciascuna delle quali svolge una mansione differente, lavori in maniera coordinata, sono numerose, specifiche e complesse e riguardano solo in parte ed in maniera minoritaria le abilità che esercita tutti i giorni l'imprenditore quando si confronta con il mercato o con i suoi stakeholder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi lavoriamo e ci confrontiamo con una forza lavoro che non solo ha una composizione diversa da quella del passato: ha un titolo di studio di scuola superiore e spesso anche di più. Questi giovani che si buttano nell'agone hanno imparato moltissimo ma, e questo conta più di tutto, hanno mutato le loro aspettative.&lt;br /&gt;Cito testualmente Drucker perché è illuminante:&lt;br /&gt;"in primo luogo, si aspettano che il management sia razionale. Si aspettano che i comportamenti del management siano quelli che hanno appreso a scuola. Ora, sia io che voi sappiamo che questa è una pura e semplice illusione. Tuttavia, essi si aspettano che ci sia un metodo per prendere le decisioni -che non ci si limiti a dire loro "fate così perché ve lo dico io". Si aspettano che ci sia un ragionamento, che ci sia qualche motivazione in ciò che fa il management. Si aspettano tutto ciò e, perbacco, lo otterranno. Perché vi prego di non scordarvi che vivranno ancora quando noi non ci saremo più. Si aspettano che ciò che hanno imparato venga messo in pratica. Si aspettano di dare il loro contributo e di guadagnarsi da vivere. Hanno creduto sinceramente a tutto ciò che abbiamo predicato; può anche essere sciocco da parte loro, ma i giovani credono fermamente a ciò che i genitori e gli insegnanti dicono. E noi abbiamo detto loro di aspettarsi razionalità dal management. Abbiamo detto di prepararsi a sfide impegnative. Abbiamo detto di aspettarsi comportamenti responsabili. E loro si aspettano tutto ciò. Soprattutto, dovremo imparare a mettere all'opera queste energie straordinarie. Francamente non riesco ancora a vedere un posto dove tutto ciò possa essere messo in pratica. Però credo che abbiamo il dovere, innanzitutto verso noi stessi, di impegnarci in tale direzione."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse non esiste ancora la griglia perfetta dove inserire i dati di rendimento del manager per valutarne le prestazioni, ma certamente partendo da ciò che i nostri collaboratori si aspettano da noi, dal contributo che vogliono e sono disposti a dare per riuscire, possiamo disegnare un percorso da seguire, uno scenario auspicabile che dobbiamo dipingere giorno dopo giorno, con la consapevolezza che la responsabilità della risposta sta sempre in chi pone la domanda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-4569560661080719385?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/4569560661080719385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=4569560661080719385' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4569560661080719385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4569560661080719385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/05/come-si-misura-la-performance-aziendale.html' title='Come si misura la performance dei manager?'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-DGeaqhua5bQ/TcWH--SIP8I/AAAAAAAAAPw/_A1bSASb3cI/s72-c/performance.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2835933377757924673</id><published>2011-04-13T16:39:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:46:11.002+02:00</updated><title type='text'>Mappa dell'evasione, trappola dell'induzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-pyO-PKMOghw/TaW1PUGXIyI/AAAAAAAAAPs/lBzgf0r5CLQ/s1600/evasione+fiscale.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-pyO-PKMOghw/TaW1PUGXIyI/AAAAAAAAAPs/lBzgf0r5CLQ/s200/evasione+fiscale.jpg" width="160" /&gt;&lt;/a&gt;di Oscar Giannino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So di essere minoranza. Ma mi ha vivissimamente contrariato, l’apertura del Corriere della Sera di oggi con le estrapolazioni e la mappa dell’evasione fiscale predisposta come ultima trovata dall’Agenzia delle entrate del dottor Befera. Si tratta dell’ennesimo aggiornamento della collaudata strategia di successo mediatico perseguita dallo Stato in materia fiscale: alimentare la guerra sociale tra italiani alla ricerca dell’evasore della porta a fianco, per far dimenticare l’intollerabile crescente livello della spesa pubblica e della pressione fiscale, in cambio dell’inefficienza e discrezionalità pubblica che tasse e spesa pubblica alimentano.&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ quello il vero scandalo, non la riscoperta dell’acqua calda e cioè che esiste la path dependence e dunque anche la tax compliance dipenda da fattori di lungo periodo storico-culturali, per cui ovviamente nel Sud il problema è molto più elevato, sino a 6 volte rispetto ad aree del Centronord. Solo che se leggete le istruzioni per l’uso elaborate dall’ineffabile team di estrapolatori di Befera, vi si dice che al Sud l’evasione sarà pure percentualmente più alta ma il reddito è molto più basso e dunque anche l’imposta dovuta coi relativi accertamenti più difficili, mentre naturalmente al Nord la propensione a evadere è in effetti molto minore ma il reddito e l’imposta dovuta salgono di molto, e dunque il problema vero per lo Stato che deve recuperare da affamato cronico qual è gettito aggiuntivo sarebbe al Nord. Se invece leggete il quaderno di ricerca del servizio studi di Bankitalia a cura di Stefano Manestra che vi ho messo prima in link, troverete VERE considerazioni scientifiche sulle serie storiche, sui problemi tecnici che restano molto seriamente aperti per stimare il gettito aggiuntivo dovuto visto che i criteri per il calcolo di cifra d’affari, reddito ricavato e imposta dovuta lo Stato li elabora per i fatti suoi per autonomi e professionisti e piccole imprese, nonché sul fatto che in realtà storicamente   il problema dell’evasione fiscale in Italia – una piaga sin dall’inizio del claudicante edificio statuale unitario , e preesistente nei precedenti ordinamenti territoriali – è IN CONTRAZIONE e non in espansione, A DIFFERENZA DI QUANTO SOSTENGONO TUTTI COLORO CHE NE FANNO UNA CLAVA DI CONSENSI A FINE DI MAGGIOR SPESA PUBBLICA E PIU’ ALTO PRELIEVO. E se il tasso di abbattimento dell’evasione resta ancora lento , ciò si deve alla complessità, tortuosità e discrezionalità della legislazione vessatoria posta in essere dallo Stato: la Banca d’Italia correttamente lo ammette, gli angeli dell’Agenzia funebre tributaria di Stato se ne guardano naturalmente bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo al volo che, per esempio, il più delle estrapolazioni in base alle quali questa nuova mappa dell’evasione dell’Agenzia delle entrate stima che per ogni 100 euro d’imposta versata ne vengano evasi 17,8 che mancano allo Stato – titolo e grido d’allarme sul 38% si fanno invece limitando la stima ad autonomi e professionisti, tanto per riconfermare l’orma di Caino che ispira questa strategia statale – si riferiscono ancora a cifre d’affari e dunque imposte presunte calcolate unilateralmente dallo Stato relative ai pagamenti avvenuti nel 2008 su redditi realizzati nel 2007 – cioè al netto degli effetti della crisi economica e della tardiva e solo parziale correzione in corso da allora dei cosiddetti studi di settore. Con metodi di questo tipo, lo Stato decide lui come non valutare ma SOPRAVVALUTARE  l’imposta che ritiene a sé dovuta. Ma, naturalmente, poiché stiamo parlando di modalità tecniche di accertamento e di calcolo quel che conta è che gli italiani ci caschino, leggendo che l’evasione è al 38%, si scandalizzino contro il vicino, e levino il pugno al cielo urlando "viva lo Stato e morte agli evasori".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un affilata trappola dell’induzione, questa mappa dell’evasione. E’ induttivo il metodo unilaterale di chi per lo Stato calcola redditi, imposte dovute ed evasioni stimate, ed è induttiva e non deduttiva la convinzione che il report mira a ingenerare tra cittadini e  contribuenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, il 17,8% di evasione stimata, se pensiamo che nel 2009 lo Stato ha raccolto imposte per 657 miliardi di euro,  non fa che confermare il solito dato "nasometrico" che si ripete da anni, sui 120 miliardi annui che lo Stato lamenta di non incassare.  Per quanto mi riguarda, il dato andrebbe SEMPRE corredato della PESSIMA PERFORMANCE realizzata dallo Stato, visto che non si danno volentieri soldi a chi ne fa un pessimo uso. I giorni di lavoro annuo necessari al cittadino italiano per assolvere il proprio dovere fiscale sono passati dai 115 del 1980 ai 140 del 1990, ai 152 del 2000, ai 156 del 2010. I giorni di lavoro necessari per coprire integralmente la spesa pubblica sono passati dai 140 del 1980, ai 182 del 1990, ai 155 del 2000, per risalire ai 174 – centosettantaquattro! – del 2010. Se ci limitiamo alla pressione tributaria – al netto cioè dei contributi sociali – la nostra è al 30% del PIl ,quella tedesca al 23,9%, ma la Germania destina alla spesa sociale il 13,7% del Pil, l’Italia il 9,8%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo Stato avido e dilapidatore, è accettabile farsi dare lezione? O non invece bisogna alzare la testa, riacquistare la dignità di cittadini dismettendo il cilicio dei sudditi, e gridargli in faccia "Giù le mani dalla mie tasche, ladro!"? Conoscete la mia risposta, rispettosa della vostra se sarà diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Tratto da Chicago Blog)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2835933377757924673?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2835933377757924673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2835933377757924673' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2835933377757924673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2835933377757924673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/04/mappa-dellevasione-trappola.html' title='Mappa dell&apos;evasione, trappola dell&apos;induzione'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-pyO-PKMOghw/TaW1PUGXIyI/AAAAAAAAAPs/lBzgf0r5CLQ/s72-c/evasione+fiscale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-951507431905180269</id><published>2011-04-05T10:47:00.002+02:00</published><updated>2011-06-28T09:46:26.688+02:00</updated><title type='text'>Rapporto banca–cliente: istruzioni per l’uso</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-f1H6LLwKZgo/TZrV95ARtvI/AAAAAAAAAPo/4Sq0xKdghr4/s1600/carta.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="191" r6="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-f1H6LLwKZgo/TZrV95ARtvI/AAAAAAAAAPo/4Sq0xKdghr4/s200/carta.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;di Errico Grisot&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta nella vita capita più o meno a tutti: un giorno ci svegliamo ed abbiamo bisogno di un conto corrente. Oggi, come in molte altre situazioni, l'esperienza e la prassi che tutti utilizzavamo fino a pochi anni fa oramai non è più applicabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era una volta un giovane studente che aveva appena finito gli studi. Dopo alcuni colloqui inizia a lavorare presso una media azienda in un qualche distretto. Dopo il primo mese riceve il primo sudato stipendio, cosa fare? &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Una volta si entrava in banca e lo si versava nel conto corrente aperto per l'occasione. Ora che alcune prassi amministrative sono cambiate, all'atto dell'assunzione vengono chieste le coordinate del conto corrente o meglio l'iban per il futuro accredito, quindi in banca bisogna andarci prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguiamo il percorso di questo ragazzo che si presenta allo sportello di un qualsiasi istituto bancario e chiede l'apertura di un conto corrente. L'impiegato contento di contribuire alla crescita della propria banca sorride e spiega al nuovo cliente come funziona: chiede i dati, fa firmare molti fogli e consegna il primo bancomat. Il ragazzo esce contento con la sua tessera luccicante ed un iban personale nuovo di zecca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passa il tempo, il ragazzo lavora già da qualche anno e decide che c'è bisogno di acquistare un'auto tutta sua, così da non dover chiedere ogni volta ai genitori il permesso di utilizzare la loro. Come prima cosa si reca all'edicola sotto casa ad acquistare l'ultimo numero di “Quattroruote”. Nella rivista comincia a leggere attentamente tutti i vari articoli, recensioni, considerazioni e comparazioni dei veicoli in vendita nelle concessionarie. Poi è il momento di fare il giro delle concessionarie della città dove poter vedere i modelli dal vivo e comparare offerte, prezzi ed allestimenti proposti. Dopo attente valutazioni, anche di carattere economico decide quale potrebbe essere l'auto che fa per lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'atteggiamento con il quale il nostro eroe si è avvicinato all'acquisto della prima auto rispetto all'apertura del primo conto corrente è fondamentalmente diverso, eppure sono entrambi due acquisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse una differenza c'è: nel caso dell'acquisto dell'auto devo pagare un importo consistente e torno a casa con un'automobile nuova, nel caso dell'apertura di un conto corrente mi accordo su modalità di versamento e prelievo di mio denaro e niente di più. All'apparenza quando mi relaziono con un istituto bancario per l'apertura di un conto corrente non ho l'impressione di acquistare qualcosa ed invece proprio di acquisto si tratta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel secolo scorso, quindi poco più di una decina di anni fa, il rapporto che la maggior parte delle persone avevano con la propria banca era, per così dire a tempo, indeterminato: una volta aperto il primo conto corrente, probabilmente nella stessa filiale dove i genitori da sempre avevano il loro, si manteneva una relazione continua, di fiducia e alle volte di amicizia con il direttore che negli anni seguiva tutte le varie vicissitudini della propria famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, in anni più recenti con l'avvento delle economie globali e di qualche scandalo bancario in più, anche il cliente più abitudinario ha cominciato a farsi delle domande e chiedere delle insolite spiegazioni, riguardo il suo rapporto con questo particolare collaboratore familiare che è l'istituto di credito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi sono fioriti numerosi libri sull'argomento che mettono in evidenza come il rapporto tra utente-bancario / sportello-bancario sia da analizzare sotto una prospettiva nuova più aderente alla realtà dei fatti e soprattutto ai propri conti in tasca.&lt;br /&gt;Se fino a qualche anno fa la percezione del cittadino tra sportello bancario e sportello della anagrafe comunale non era molto differente, ora nell'avvicinarsi allo sportello bancario l'utente si è fatto un po' più cliente ed quindi chiede delle spiegazioni in più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'atteggiamento che portava il nostro ragazzo ad entrare in banca con uno spirito diverso rispetto all'entrata in un concessionario d'auto, non era tanto nella differenza di impegno economico che i due acquisti richiedono, quanto nella percezione che in banca non si acquista nulla ma si riceve solo un servizio come presso gli sportelli del Comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come suggerisce Gabriele Bellelli all'inizio del suo ultimo libro (“Mani in alto, questa è una banca!” ed. De Agostini) la banca è una azienda che fornisce un servizio a pagamento e soprattutto “la banca non è un'associazione di volontariato”. Ogni volta che prendere un autobus pagate il biglietto? Bene, ogni volta che fate un bonifico pagate il biglietto alla banca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto tra istituti bancari e cittadini deve trasformarsi in quello che realmente è: una relazione commerciale tra aziende e clienti che quindi hanno la possibilità di trattare. Da questo nuovo punto di partenza tutti possono ridisegnare il loro rapporto con le banche sia da privati cittadini sia da aziende che gestiscono gli acquisti con un loro importante fornitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le banche sono quindi delle aziende che utilizzano i soldi che voi versate per prestarli a terze persone. Questa è una attività così redditizia che le barriere all'ingresso sono altissime, cioè se qualcuno decide di intraprendere questa attività deve affrontare dei costi iniziali veramente ingenti. Semplificando, gli istituti di credito pagano i loro fornitori (coloro che versano i soldi nel conto corrente) con tassi di interesse tra lo 0,5 ed 1% e chiede ai loro clienti per l'utilizzo di quel denaro, un interesse che va dal 6% a più del 10%. Questa è una delle attività principali delle banche assieme alla vendita di servizi costosissimi come la gestione del conto corrente (secondo uno studio della Commissione europea, citato nel libro di Bellelli, in media in Italia il costo di gestione del conto corrente è di 253 euro all'anno, che corrisponde ad un mese di rata per un’utilitaria media, ritornando al paragone iniziale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando entriamo in banca, entriamo in una azienda che ci vende un servizio. Gli effetti del servizio che noi acquistiamo viene venduto ad altri con una marginalità dieci volte superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il privato cittadino deve instaurare una relazione commerciale vera con la banca, le aziende devono vedere la banca come un fornitore e gestirlo di conseguenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le attività aziendali quando si rapportano agli istituti di credito, si relazionano con uno dei loro fornitori principali o più importanti. Spesso quando le aziende sono in difficoltà e non sono in grado di raggiungere i propri obiettivi, i primi fornitori che se ne accorgono sono proprio le banche. E gli istituti di credito sono i primi che quando le difficoltà diventano evidenti posso imporre il semaforo rosso e bloccare di fatto l'attività aziendale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in questi ambiti, la capacità di trattare con gli istituti di credito perché diventino dei partner funzionali alla crescita aziendale, è strategicamente importante. Lo sviluppo stesso di business dipende dalla capacità dell'imprenditore di attrarre capitali ed in primis di relazionarsi con le banche. Questo aspetto è spesso sottovalutato e purtroppo molti credono che il rapporto di fiducia con determinati figure all'interno degli istituti sia sufficiente per la gestione di questo importante fornitore. I criteri attraverso cui le banche prendono determinate decisioni, possono essere conosciuti ed è importante che le aziende siano in grado di negoziare professionalmente con questo particolare fornitore. Se l'azienda non ha al suo interno la competenza per raggiungere determinati obiettivi è meglio che si affidi a figure esterne, indipendenti dalla struttura bancaria, che siano in grado di ottimizzare il rapporto con gli istituti di credito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo di Bellelli è indirizzato ad un pubblico che ha la necessità di gestire il proprio patrimonio personale, senza una particolare cultura finanziaria e dimostra come la capacità del singolo di chiedere spiegazioni e di confrontare le diverse possibilità del mercato, sia fondamentale per la buona riuscita del rapporto con le banche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nell'apertura di un semplice conto corrente si può applicare questo principio. Apparentemente, un prodotto così standard e così semplice non viene mai considerato come trattabile ed il utente/cliente da per scontato che non ci siano margini di negoziazione per migliorarne le condizioni, come se si dovesse trattare l'emissione di una carta di identità nell'ufficio dell'anagrafe comunale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece anche uno strumento così base è perfettamente trattabile e nel suo libro Bellelli ne analizza approfonditamente le caratteristiche. Questo servizio è venduto dalla banca al cliente scomponendolo in una serie di sottoservizi che vengono prezzati in modo differente, diciamo a consumo. Di seguito alcuni esempi di ciò che acquistiamo e paghiamo quando apriamo un semplice conto corrente in banca:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span id="goog_150319179"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_150319180"&gt;&lt;/span&gt;l'acquisto di ogni operazioni effettuata;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;l'acquisto di un bonifico bancario;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;l'acquisto della spedizione dell'estratto conto trimestrale con il calcolo della chiusura;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;l'acquisto dell'imposta di bollo;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;l'acquisto del conto stesso o spese di tenuta conto (o un canone fisso, se si è scelto il regime forfettario);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;l'acquisto del denaro non nostro, che eventualmente abbiamo utilizzato (costi derivanti dallo scoperto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questo elenco l'unico prezzo di acquisto che non può essere negoziato è l'imposta di bollo. Tutti gli altri elementi sono perfettamente trattabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando entriamo in una banca siamo dei clienti o potenziali clienti e possiamo chiedere delle spiegazioni riguardo tutto ciò che non è chiaro. Abbiamo il diritto di ottenere delle risposte comprensibili come quando acquistiamo un qualsiasi altro bene o servizio. Se Il nostro venditore non è in grado di dare spiegazioni esaurienti, forse stiamo sbagliando interlocutore e probabilmente dietro l'angolo, ci sarà un'altra banca che saprà spiegarci meglio come spenderà i nostri soldi. Noi acquistiamo dei servizi dalle banche che possono essere trattati sul prezzo e sul contenuto, questo vale per i privati e soprattutto per le aziende.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-951507431905180269?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/951507431905180269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=951507431905180269' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/951507431905180269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/951507431905180269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/04/rapporto-bancacliente-istruzioni-per.html' title='Rapporto banca–cliente: istruzioni per l’uso'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-f1H6LLwKZgo/TZrV95ARtvI/AAAAAAAAAPo/4Sq0xKdghr4/s72-c/carta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5267320791451135087</id><published>2011-03-01T15:27:00.002+01:00</published><updated>2011-06-28T09:46:50.100+02:00</updated><title type='text'>I Vincitori: una miscela di talento e determinazione? Si, ma non solo!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh3.googleusercontent.com/-oXK97OTY3T8/TW0BzSTYhtI/AAAAAAAAAOg/iCT0m1KRLs8/s1600/parolee.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="https://lh3.googleusercontent.com/-oXK97OTY3T8/TW0BzSTYhtI/AAAAAAAAAOg/iCT0m1KRLs8/s200/parolee.jpeg" width="161" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Elena Pierini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si fa ad arrivare al successo? È solo questione di talento e determinazione?&lt;br /&gt;Malcolm Gladwell riesce a dare una risposta osservando le persone giunte all’apice del successo come: campioni dello sport, geni della scienza, virtuosi della musica, uomini d’affari multimilionari.&lt;br /&gt;Gladwell analizza le loro doti individuali ma anche e soprattutto i dettagli delle loro biografie.&lt;br /&gt;Vediamo come, riporto alcuni esempi.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’hockey canadese è una meritocrazia. Se hai la stoffa e sei disposto a darti da fare per sviluppare il tuo talento il sistema ti premierà, nell’hockey il successo si basa sui meriti individuali.&lt;br /&gt;A metà degli anni Ottanta uno psicologo canadese, Roger Barnsley, attirò per primo l’attenzione sul fenomeno dell’età relativa.&lt;br /&gt;Osservando l’organico dei Medicine Hat Tigers nel 2007, spicca ai nostri occhi che il 40% degli atleti era nato tra gennaio e marzo, il 30% tra aprile e giugno, il 20% tra luglio e settembre e il 10% tra ottobre e dicembre.&lt;br /&gt;Non c’è bisogno di un’analisi statistica, basta semplicemente guardare l’organico della squadra.&lt;br /&gt;Quindi? I segni del Capricorno, dell’Acquario e dei Pesci sono i migliori? No, non è una questione di zodiaco.&lt;br /&gt;Per vincere talento, passione, lavoro duro e determinazione sono basilari, tuttavia anche un bel vantaggio di diversi mesi di allenamento e maturità in più certamente aiutano.&lt;br /&gt;Ma esiste il talento innato? Certo!&lt;br /&gt;Non tutti i giocatori di hockey nati in gennaio finiscono per fare i professionisti. Solo alcuni: quelli che hanno talento e preparazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarai tu il prossimo Michael Jordan? Quando sei nato?&lt;br /&gt;Anche un ricercatore australiano afferma che potrebbe dipendere da quando sei nato.&lt;br /&gt;Secondo Adrian Barnett, il mese di nascita di una persona può infatti avere impatto su salute e forma fisica.&lt;br /&gt;I risultati del suo studio sono stati pubblicati in un libro, "Analysing Seasonal Health Data", analizzando i compleanni dei giocatori professionisti della Australian Football League (Afl), Barnett ha riscontrato che un numero sproporzionato è nato nei primi mesi dell'anno, mentre quelli nati negli ultimi mesi, specialmente a dicembre, sono pochi.&lt;br /&gt;In Australia l'anno scolastico comincia a gennaio.&lt;br /&gt;"I bambini più alti hanno un ovvio vantaggio quando giocano", spiega Barnett: "Se sei nato a gennaio, hai 12 mesi di crescita di vantaggio rispetto ai tuoi compagni nati nei mesi successivi, quindi nascere il 31 dicembre o il 1 gennaio potrebbe fare una grande differenza nella tua vita".&lt;br /&gt;I risultati, ha spiegato, rispecchiano quelli di altri studi internazionali che hanno riscontrato un legame tra data di nascita vicina all'inizio dell'anno scolastico e chance di diventare un giocatore professionista in sport come hockey, football, pallavolo e basket.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro studio importante riguardante l'argomento del talento è portato nei primi anni '90 dallo psicologo K. Anders Ericsson e due colleghi all'accademia d'élite della musica di Berlino. Con l'aiuto dei professori dell'accademia, hanno diviso i violinisti della scuola in tre gruppi.&lt;br /&gt;Nel primo gruppo c'erano le stelle, quelli con potenziale per diventare i migliori al mondo. Nel secondo c'erano quelli semplicemente “bravi”. Nel terzo, infine, quelli che difficilmente sarebbero diventati musicisti professionisti, e che avevano intenzione di diventare insegnanti di musica. A tutti è stata posta la stessa domanda: nel corso della tua carriera, da quando hai preso per la prima volta in mano un violino, quante ore di esercizio hai fatto?&lt;br /&gt;Tutti, in tutti e tre i gruppi, avevano cominciato a suonare più o meno alla stessa età, intorno ai cinque anni. Nei primi anni tutti si esercitavano sulle due o tre ore a settimana. Ma intorno agli otto anni cominciavano ad emergere le vere differenze. Quelli che poi sarebbero diventati i migliori della classe hanno cominciato ad esercitarsi più di tutti gli altri. In effetti, all'età di vent'anni i violinisti “d'élite” avevano totalizzato più di diecimila ore di esercizio. Il secondo gruppo era sulle ottomila, ed il terzo poco più di quattromila.&lt;br /&gt;Quello che colpisce nello studio di Ericsson è che non si è trovato nessun musicista “naturale” che galleggiasse senza sforzo tra i migliori esercitandosi molto meno di loro, né, specularmente, alcuno sfortunato che, pur sforzandosi più di tutti gli altri, non avesse quello che serviva per arrivare al massimo.&lt;br /&gt;La ricerca suggerisce che una volta che un musicista è abbastanza capace da entrare in una scuola di musica, quello che fa la differenza è quanto si esercita. &lt;br /&gt;Inoltre, i migliori dei migliori non si limitano a lavorare più, né molto di più. Lavorano molto, molto di più.&lt;br /&gt;L'idea che l'eccellenza in un compito complesso richieda un minimo di esercizio è emersa molte altre volte negli studi al riguardo. I ricercatori, in effetti, si sono accordati su quello che credano sia il numero magico per essere davvero capaci: diecimila ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche i Beatles, uno dei più famosi gruppi rock della storia, prima della loro esperienza ad Amburgo non avevano nessuna regola quand’erano in scena.&lt;br /&gt;Quando si conclusero i vari viaggi ad Amburgo, avevano suonato dal vivo circa 1200 volte ed erano diventati ciò che sono diventati.&lt;br /&gt;Come mai?&lt;br /&gt;L’importanza di Amburgo risiede nella semplice quantità di tempo che il gruppo fu costretto a suonare.&lt;br /&gt;John Lennon in un’intervista disse: “A Liverpool non avevamo mai suonato più di un’ora, invece ad Amburgo ci è toccato suonare per otto ore e più di una volta, così abbiamo dovuto per forza imparare a suonare in una maniera nuova”.&lt;br /&gt;Un’occasione straordinaria simile a quella dei giocatori nati a gennaio, febbraio e marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lewis Terman, psicologo statunitense, nel 1921 decise di fare dell’analisi dei ragazzi dotati la missione della sua vita. Quei genietti furono ribattezzati “Termites” ed erano in possesso di un QI (Quoziente Intellettivo) superiore a 140, che per una persona normale è tra gli 80 ed i 100.&lt;br /&gt;Purtroppo dopo alcuni anni, nonostante le aspettative molto elevate, ben pochi “Termites” erano diventati personaggi famosi a livello nazionale, mentre alcuni di loro avevano lavori ordinari con redditi non eccezionali e sorprendentemente parecchi erano dei falliti.&lt;br /&gt;Per avere successo nel lavoro, il QI non è tutto.&lt;br /&gt;Chi a scuola è sempre stato bravo non necessariamente sarà più adatto ad un certo tipo di lavoro rispetto a chi era uno studente scarso. Infatti, i classici test di intelligenza effettuano la misura del QI in base alle tradizionali capacità logico-matematiche, verbali e spaziali, evidenziandone però i limiti quando il QI è considerato un indicatore per prevedere il successo che una persona otterrà nella vita professionale e sociale. Frequentemente si verificano casi in cui persone con un QI alto ottengono scarsi risultati nel campo del lavoro e nell’ambito delle relazioni sociali. Ciò ha dimostrato che l'intelligenza intesa come puro raziocinio rispecchia solo una porzione delle più generali capacità che permettono ad un individuo di affrontare e risolvere i problemi di tutti i giorni. La conseguenza è che il giudizio ottenuto a scuola tende a mettere in luce solo un tipo di intelligenza più generale, a discapito di eventuali inclinazioni più spiccate del singolo.&lt;br /&gt;Si pensi ad una persona particolarmente intelligente, professionalmente preparata, ma intrattabile ed asociale. Le mancanze a livello relazionale potrebbero notevolmente compromettere un futuro professionale probabilmente brillante e promettente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando allo psicologo statunitense, i “Termites” divenuti famosi erano coloro che avevano conquistato il successo e provenivano in maniera preponderante dalla classe media o alta, mentre i falliti viceversa venivano dai quartieri poveri.&lt;br /&gt;Terman dà ragione all’argomentazione di Annette Lareau, secondo cui conta veramente il modo in cui i vostri genitori si guadagnano da vivere e quali sono i presupposti della loro classe di appartenenza.&lt;br /&gt;La sociologa Annette Lareau, qualche anno fa, ha condotto una ricerca su un gruppo di alunni di terza elementare. Scelse scolari bianchi e neri provenienti da famiglie povere e facoltose.&lt;br /&gt;I genitori della classe media tentano di valutare e promuovere i talenti, le opinioni, le capacità del bambino in modo attivo. I genitori poveri ritengono, al contrario, che sia loro responsabilità dei figli ma lasciano che crescano e si valorizzino per conto proprio.&lt;br /&gt;La conseguenza dei due diversi modi di educare fa si che i bambini poveri siano spesso più educati, meno piagnucolosi, più creativi nell’uso del proprio tempo ed hanno un senso di indipendenza ben sviluppato.&lt;br /&gt;Il bambino della classe media, pieno di impegni, è esposto ad una serie di esperienze che mutano costantemente. Impara a lavorare in gruppo e ad affrontare ambienti molto strutturati, gli insegnano ad interagire senza difficoltà con gli adulti e ad esprimere la propria opinione se necessario. Si comportano come se avessero diritto di dar corso alle priorità individuali, di interagire attivamente in un contesto istituzionale e di agire nel proprio interesse per ottenere vantaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, come si fa ad arrivare al successo?&lt;br /&gt;Il talento e la determinazione non assicurano il successo, ma devono essere accompagnati da altri elementi e circostanze, spesso bizzarri e quasi sempre sottovalutati, ma che fanno parte di noi, di tutte le nostre esperienze e di tutto ciò che ci circonda sin dall’infanzia. Si tratta del mese di nascita, delle ore di allenamento e preparazione, della classe di appartenenza, della cultura, del momento storico, del tessuto economico e sociale: tutte quelle circostanze e scelte, anche banali, che abbiamo davanti ogni giorno, ma che delineano il nostro profilo di vincitore o di perdente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5267320791451135087?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5267320791451135087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5267320791451135087' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5267320791451135087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5267320791451135087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/03/i-vincitori-una-miscela-di-talento-e.html' title='I Vincitori: una miscela di talento e determinazione? Si, ma non solo!'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh3.googleusercontent.com/-oXK97OTY3T8/TW0BzSTYhtI/AAAAAAAAAOg/iCT0m1KRLs8/s72-c/parolee.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2766119255132275002</id><published>2011-02-01T16:21:00.004+01:00</published><updated>2011-06-28T09:47:05.565+02:00</updated><title type='text'>La Vendita non più arte, ma scienza: la disciplina diventa il rituale del successo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TUgjen9b4_I/AAAAAAAAAOQ/NcQsB6GK2Xg/s1600/valigia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TUgjen9b4_I/AAAAAAAAAOQ/NcQsB6GK2Xg/s200/valigia.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;di Michele Natali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mondo degli affari non succede niente fino a che non si vende qualcosa, si vende affinché la fabbrica possa produrre ciò che è stato ordinato, il prodotto o servizio sia stato consegnato, gli stipendi possano essere pagati e quel nuovo sistema informatico di cui c’era bisogno possa essere finalmente acquistato. C’è vendita anche quando ci si reca in banca a chiedere un prestito o un estensione del fido; bisogna riuscire a “vendere” alla banca la capacità di ripagare un debito: una vendita c’è sempre e comunque sia che si venda al cliente un si o che sia lui a vendere un no!&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Il venditore vecchio stampo è passato di moda, non si vende più alla vecchia maniera, i tempi sono cambiati. In questi ultimi anni dobbiamo cambiare il modo in cui vendiamo o non venderemo abbastanza per realizzare i nostri obiettivi.&lt;br /&gt;La crisi internazionale e precedenti recessioni hanno imposto un cambiamento nel processo di vendita di cui tutto il mondo degli affari se ne avvantaggerà per lungo tempo. Per ottenere risultati ora è necessario vendere qualcosa a qualcuno per 2 volte oppure riuscire a vendere qualcosa a qualcuno che ci porterà qualcun altro.&lt;br /&gt;Il nuovo modo di vendere, in ogni caso, passa attraverso l’applicazione di metodi vecchi: occorre sempre conoscere tutte le tecniche e le strategie di vendita, ma sarà necessario utilizzarle in un modo diverso, in modo amichevole, sincero; in un modo che evidenzi quanto la cosa più importante sia rendersi utili e non vendere.&lt;br /&gt;La vendita di per sé non è un arte! Vendere è scienza: diventa una risposta pronta, una composizione di parole, di frasi di tecniche per convincere un contatto ad acquistare e come per la scienza c’è bisogno di fare esperimenti prove per stabilire che cosa funzioni meglio e quali teorie abbiano la resa pratica migliore.&lt;br /&gt;Le nuove regole sono semplici e si possono mettere in pratica subito; utilizzarle è il primo passo ma la sfida sarà quella di diventare bravi nel loro utilizzo.&lt;br /&gt;In un economia che si può definire del 12 settembre, post new economy, in cui si sono perse molte certezze, l’ansia ci accompagna: per alcuni sarà il panico, ma è proprio in questi momenti che ci si costruisce il successo Come? Vendendo e lavorando mentre tutto il mondo attorno si lamenta.&lt;br /&gt;In che modo? Alla base di tutto ci sta la preparazione e lo studio e poi di seguito elenchiamo una serie di suggerimenti che non devono costituire belle parole da mettere nel cassetto, ma azioni da compiere con metodo e dedizione se si vuole vendere con successo in questi “tempi duri e nuovi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Difendere i clienti a costo della vita. Gli altri venditori stanno puntando sui nostri clienti come tigri affamate. E’ giunto il momento di investire tempo e denaro per sviluppare le relazioni e non dimenticarsi di loro. Che cosa succederebbe se la concorrenza ci togliesse 2 dei nostri migliori clienti? Abbiamo una strategia per essere certi che ciò non accada?&lt;br /&gt;2) E’ la relazione che conta non i soldi. Quando gli affari non si sviluppano tutti provano ad accaparrarsi nuovi clienti offrendo prezzi più vantaggiosi. Abbiamo la grande opportunità di instaurare delle relazioni che valgono; aiutiamo quindi i clienti a sviluppare la propria attività dando loro idee vantaggiose ed interessanti. La ricerca esclusiva di nuovi clienti ci rende più vulnerabili tralasciando quelli già acquisiti: quali nuovi sistemi abbiamo creato per costruire una relazione?&lt;br /&gt;3) Partecipare ad eventi sociali più di quanto abbiamo fatto fino ad ora. Questa è la maniera migliore per consolidare relazioni già esistenti e costruirne di nuove. Bisogna sviluppare una buona rete: se non ci dedichiamo almeno quattro ore a settimana a questa attività perderemo il vantaggio rispetto a chi lo farà. Abbiamo elaborato un piano d’azione della durata di un anno per stabilire e mantenere relazioni con clienti e contatti?&lt;br /&gt;4) Costruire una buona reputazione, sarà grazie a quella che ci riconosceranno. Ciò che abbiamo fatto negli anni passati ha costruito la reputazione che abbiamo oggi. La sfida più grande nei periodi duri è fare il possibile per crearsi una reputazione impeccabile. Non piaceremo a tutti ma i nostri successi futuri dipendono dal fatto di avere clienti che ci ADORANO. Che cosa si dice di noi quando non ci siamo?&lt;br /&gt;5) Prendere decisioni in previsione di chi si vuole diventare e non in base ai soli guadagni immediati. E’ meglio prendere decisioni pensando alla persona che vorremo diventare, piuttosto che alla nostra situazione attuale, in questo modo le azioni saranno dirette verso relazioni a lungo termine e non al risultato immediato. Quando realizziamo una vendita stiamo facendo un compromesso a breve termine o prendendo un impegno a lungo termine?&lt;br /&gt;6) Impiegare più tempo a progettare soluzioni è meglio che lamentare problemi. Questo è il momento di prepararsi ed essere al meglio e non si può farlo se continuiamo a lamentarci. La buona notizia è che la stragrande maggioranza di persone continuano a lamentarsi, quindi resta un abbondante spazio di manovra per avere successo: le persone continuano a comprare anche se c’è la crisi, comprano meno ma comprano. Le vendite verranno concluse dai più PREPARATI e MOTIVATI.&lt;br /&gt;7) Non spendere ma investire (nel tempo, nei soldi, negli affari ed in ogni cosa che si fa). Sarebbe facile mettere la testa sotto la sabbia e sperare che tutto torni come prima. Ma la realtà non cambia quindi ci conviene utilizzare ciò che abbiamo a disposizione per costruire pensieri positivi, nuove informazioni e nuove strategie per realizzare un ottima rete di contatti in modo da garantirci i risultati negli affari. Quanto tempo investiamo ogni giorno in noi stessi?&lt;br /&gt;8) Creare una differenza tangibile tra noi e gli altri. Occorre lavorare sotto questo aspetto ogni giorno. Occorre cambiare tutto, ogni cosa da ordinaria deve diventare straordinaria : Che cosa c’è di memorabile in noi? In che cosa siamo diversi dagli altri? Bisogna aggiornare tutto quello che si dice tutto quello che si fa. Ogni comunicazione diretta ai clienti deve essere incredibile.&lt;br /&gt;9) Bisogna imparare la gioia del rifiuto. Ci si esercita facendo tante telefonate: molta gente risponderà NO. Che cosa facciamo quando ci sentiamo rispondere NO? Come potremmo o dovremmo rispondere?&lt;br /&gt;10) Occorre lavorare mentre gli altri dormono. Prima ci si sveglia, più possibilità si avrà di migliorare e di battere la concorrenza. Meglio essere mattinieri che nottambuli. Forse non tutti, ma solitamente al mattino si pensa con più chiarezza. Come impieghiamo le nostre ore mattutine? Cosa potremmo fare di diverso?&lt;br /&gt;11) Mettere gli obiettivi davanti agli occhi e ripeterli almeno 2 volte al giorno. La formula per ottenere gli obiettivi può essere diversa per ognuno, ma la verità del detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” risulta sempre valida. Diventa utile scrivere i nostri obiettivi e leggerli almeno 2 volte al giorno fino a quando non vengono raggiunti. Può diventare funzionale ed importante la suddivisione degli obiettivi in piccole azioni quotidiane; ad esempio mettere da parte 1000€ risparmiandone 3 al giorno, chiudere 30 vendite facendo 5 appuntamenti quotidiani. Se ci proponiamo piccoli goal giornalieri e li raggiungiamo va da sé che il grande goal è alla nostra portata. Quali piccoli-grandi passi possiamo muovere ogni giorno per raggiungere il nostro GRANDE obiettivo?&lt;br /&gt;12) Scommettere su se stessi sapendo che non spetta alla società, spetta a noi. Assumersi la piena responsabilità e la proprietà assoluta del nostro lavoro delle nostre abitudini dei nostri clienti e di noi stessi. Chi stiamo incolpando per cose che invece dovrebbero essere sotto la nostra responsabilità?&lt;br /&gt;13) E’ importante ritrovare la tenacia che avevamo a 4 anni, quando chiedevamo ai nostri genitori di comperarci un giocattolo e non volevamo sentirci dire di No. Quante volte abbiamo ottenuto quel giocattolo? Stiamo realizzando altrettante vendita? Eravamo tenaci allora ed ora? Stiamo rinunciando troppo facilmente? Per cosa varrebbe la pena combattere di più?&lt;br /&gt;14) La presenza sul web deve essere dominante. Il web è uno strumento per velocizzare gli affari: si ha la possibilità di apparire 24 ore su 24, 7 giorni alla settimana e 365 giorni all’anno; per la facilità di comunicare, pianificare, preparare resoconti, avere un database sempre disponibile e soprattutto condividere informazioni che aiutino gli altri a costruire la Loro attività. Che cosa c’è di incredibile nel nostro sito Web?&lt;br /&gt;Ora tutto ciò che occorre fare è diventare esperti in ognuna di queste strategie e la nostra quota di mercato non la perderemo.&lt;br /&gt;Ricordiamoci quindi di non tralasciare i nostri clienti e fornitori attuali; facciamo tutto ciò che è possibile per conquistare la lealtà dei nostri clienti, perché la concorrenza è affamata e si aggira come una volpe in cerca delle nostre galline! Prendiamo provvedimenti nuovi per far si che i nostri clienti rimangano fedeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamoci quindi Vendere è una disciplina. Non nel senso militare del termine, ma in quello di devozione: una dedizione personale verso la realizzazione, che può esistere solamente in presenza di una buona disciplina. Si intende il controllo che nasce da dentro, non delle regole imposte dall’esterno; anche qui non parliamo della fatica della disciplina ma della gioia della stessa.&lt;br /&gt;La disciplina non è altro che il processo quotidiano di focalizzazione sui propri obiettivi. E’ combattere fino a farcela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi due cose semplici ma essenziali: Risposte facili e lavoro duro ricordando che:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disciplina è il rituale del successo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2766119255132275002?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2766119255132275002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2766119255132275002' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2766119255132275002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2766119255132275002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/02/la-vendita-non-piu-arte-ma-scienza-la.html' title='La Vendita non più arte, ma scienza: la disciplina diventa il rituale del successo'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TUgjen9b4_I/AAAAAAAAAOQ/NcQsB6GK2Xg/s72-c/valigia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5391784140131876774</id><published>2011-01-28T17:28:00.005+01:00</published><updated>2011-06-28T09:47:20.466+02:00</updated><title type='text'>I have a Drinn</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TULt_nm3NMI/AAAAAAAAAOM/GKR9AtKPFuU/s1600/2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132" s5="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TULt_nm3NMI/AAAAAAAAAOM/GKR9AtKPFuU/s200/2.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Eugenio Benettazzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche mese ormai ho un drinn che continua a risuonarmi nella testa, un drinn che non mi ricorda un campanello per richiamare l’attenzione, quanto piuttosto un vero e proprio allarme di fuga. Fuga dall’Italia.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Almeno imprenditorialmente parlando. Chi fa parte dell’Amministrazione Pubblica o chi si trova in pensione con una rendita più che dignitosa mantiene ancora la convenienza di starsene nel “Non più Bel Paese” a farsene il turista in casa propria. Chi invece è ancora giovane, o meglio ancora studente, è il caso che cominci a proiettarsi mentalmente di andare a lavorare e vivere al di fuori della penisola italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei essere un po piu accondiscendente, ma gli ennessimi episodi di gossip italiano a sfondo sessuale fanno comprendere che non solo non c’è speranza per il Paese, ma non c’è speranza alcuna per la popolazione, inebetita ormai a tal punto da essere completamente amorfa agli eventi quotidiani che la circondano. Per chi è giovane non vi sono prospettive lavorative alcune, al di là di quelle di cui parlerò alla fine di questo intervento: entro cinque anni infatti perderemo circa il 40 per cento del nostro potenziale manifatturiero, quindi altri milioni di posti di lavoro che dovranno essere trasformati in mansioni e compiti a singhiozzo, mal retribuiti e poco tutelati. Con i quali non si potrà alimentare il circuito dei consumi interni e tanto meno si potrà pianificare il proprio percorso di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che risulta più triste per chi ha la mia età è rendersi conto di come la generazione dei baby boomers (chi è nato tra il 1946 ed il 1963) sia riuscita ad avere tutto e vivere meglio di qualsiasi altra generazione precedente o successiva, andando ad ipotecare il futuro dei loro stessi figli. Come ho già a vuto modo di raccontare durante lo show finanziario “Era il mio Paese” tutto questo fa parte di un processo inarrestabile che sta portando lentalmente il nostro Paese prima a un declino industriale e successivamente al default economico. Non abbiamo ancora fatto la fine della Grecia grazie a tre elementi strutturali che ci danno ancora credibilità nei confronti delle comunità finanziarie internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per primo abbiamo la terza riserva aurea al mondo (dopo Usa e Germania), circa 2500 tonnellate di oro e con il metallo giallo che sembra essere proiettato alla fatidica soglia dei 2000 dollari l’oncia, sarebbe una credenziale molto convincente a dare sostegno a manovre di emergenza e salvataggio (pensate che Cina, India e Svizzera messe assieme detengono meno oro di noi italiani). In secondo luogo il “Non più bel Paese” detiene il più grande monte risparmio del mondo, vale a dire la ricchezza finanziaria in mano ai residenti italiani suddivisa tra depositi a vista, a termine, obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari. Come terzo punto di forza abbiamo il peso ed il volume consistente dell’economia sommersa, il polmone che tiene ancora in piedi le piccole imprese, senza il quale cesserebbero di esistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se proprio dovessi dare un consiglio a livello imprenditoriale al fine di aiutare chi si sta per diplomare o chi deve scegliere la propria mission universitaria mi sento di sbilanciarmi su queste tre aree di investimento fornendo maggiori prospettive occupazionali: realizzazione e gestione di residence per anziani autosufficienti, produzione e gestione di fonti di energia rinnovabile (come imprenditore ci ho investito pure io) ed infine rilancio e promozione dei prodotti italiani tipici del mondo enograstronomico al di fuori dei confini europei. Inoltre qualora venissero effettivamente realizzate le centrali termonucleari in Italia (per le quali non nutro grande entusiasmo), si potrebbe considerare anche una quarta area di interesse che potrebbe generare tra diretto ed indotto oltre 500mila posti di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il mondo occidentale sta vivendo una triste e inesorabile trasformazione causata dallo spostamento geoeconomico e geopolitico del baricentro del cuore del libero mercato: da New York/Londra, stiamo andando verso Ankara/Shanghai con inevitabili conseguenze per paesi come soprattutto il nostro in cui oltre 1/5 del PIL veniva prodotto dal settore manifatturiero. Il futuro occupazionale, la prosperità economica ed il centro del mondo saranno purtroppo in Asia, mentre l'Europa ed in misura maggiore l'Italia sono destinati a diventare prestigiosi cimiteri di elefanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fonte EugenioBenetazzo.com)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5391784140131876774?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5391784140131876774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5391784140131876774' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5391784140131876774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5391784140131876774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/01/i-have-drinn.html' title='I have a Drinn'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TULt_nm3NMI/AAAAAAAAAOM/GKR9AtKPFuU/s72-c/2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-4807411877536340775</id><published>2011-01-12T16:34:00.005+01:00</published><updated>2011-06-28T09:47:44.271+02:00</updated><title type='text'>Scontro generazionale: ragazzi datevi da fare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TS3InyMxs3I/AAAAAAAAAOI/jVINHbIOiuQ/s1600/img.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TS3InyMxs3I/AAAAAAAAAOI/jVINHbIOiuQ/s200/img.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Mario Giordano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Stop alla retorica del "dobbiamo pensare ai giovani". Il futuro va conquistato. Ma l’aria che tira è da disoccupati con puzza sotto il naso: l’87% non accetterebbe come primo lavoro un posto qualunque.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Visto che ultimamente va as­sai di moda parlare ai giovani e dei giovani, avrei anch’io una co­sa da dire: cari giovani, cercate di muovere le chiappe. Datevi da fa­re. Alzate per un attimo lo sguar­do da Facebook, spegnete la Play­station, scendete dal pero e rim­boccatevi le maniche. È vero che siete il futuro, come tutti vi ripeto­no in questi giorni, facendo a ga­ra a blandirvi, dopo che il presi­dente Napolitano ha dedicato a voi il suo messaggio di Capodan­no. Ma il futuro non piove addosso a nessuno. Il futuro va conquistato. E tutte le generazioni prima di voi se lo sono conquistato, sputando sangue e sudore. Mica dormendo tra guanciali di alibi confortevoli, vezzeggiati dalle coccole degli editorialisti e dalla melassa del Quirinale... Sarà che ormai l’età avanza inesorabile anche per chi continua a mostrare una faccia un po’ da bambino, ma non ne posso davvero più di tutto questo giovanilismo a buon mercato che sta rincitrullendo il Paese: poveri giovani di qua, poveri giovani di là, «dobbiamo pensare ai giovani», «dobbiamo lavorare per i giovani», «dobbiamo spendere per i giovani », «l’Italia non è un Paese per giovani» e «la società che inganna i giovani». C’è il rischio che tutto questo compatimento a reti unificate diventi una giustificazione a buon mercato per una generazione di bamboccioni, che così si convincono che sia un loro diritto trovarsi sempre nel piatto la pappa fatta. Anziché doversela conquistare come hanno fatto tutte le generazioni che li hanno preceduti. Per carità, la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli da far paura. Se un ragazzo su tre non riesce a trovare lavoro, c’è di che preoccuparsi. Ma perché un ragazzo su tre non riesce a trovare lavoro? C’è la crisi, certo. Ma sul sito di Repubblica ieri mattina campeggiava un sondaggio sulla domanda chiave «Qualsiasi lavoro meglio di niente?». Ebbene a metà pomeriggio l’87 per cento delle persone avevano risposto «no», cioè non sono disposte ad accettare «qualsiasi lavoro» perché «il primo lavoro è troppo importante», perché «non ha alcun senso sprecare anni di studio» o perché «le condizioni a volte sono svilenti». Disoccupati sì, ma con la puzza sotto il naso. Un dirigente di una grande azienda mi ha raccontatodi essere rimasto senza segretaria lo scorso mese di agosto: su dieci giovani disoccupate interpellate per occupare quel posto nessuna ha accettato. «Dobbiamo andare in vacanza», «Proprio in agosto dovevate chiamarmi?», «Sto partendo per il mare». Alla fine come segretaria ha assunto una albanese, bravissima, che parla quattro lingue e ha una voglia matta di darsi da fare. E allora forse il modo migliore per aiutare davvero i giovani è provare a dare loro una scossa. Smettere di ricoprirli di giustificazioni, di fornire pretesti alle eventuali pigrizie, di attutire con abbondanti dosi di bambagia la naturale tendenza al poltronismo. Altrimenti si incentiva una Generazione S, cioè generazione smidollati, gente che si ritiene in diritto di bivaccare alle spalle dei genitori fino a trent’anni perché «poveri noi, che ci volete fare? È colpa del mondo, della società, dei tempi duri. Ed è così difficile trovare lavoro...». Ma le avete viste le carte d’identità di quelli che vengono presentati come «giovani »? L’altro giorno su Repubblica ne hanno intervistata una: aveva 30 anni. Nel gruppo di dodici universitari saliti al Quirinale per contestare la riforma Gelmini c’erano un ventottenne, un paio di ventisettenni, tre ventiseienni. Ora vi pare possibile che a ventisette anni si possa essere ancora studenti fuori corso a Scienze politiche? O a Filosofia? E vi pare possibile che a 30 anni si possa essere intervistati come «giovani disoccupati» da Repubblica? A me vengono i brividi quando leggo sul Sole 24 Ore che le Regioni, proprio in nome del giovanilismo imperante, decidono di distribuire più di un miliardo di euro a pioggia, in programmi come «Giovani sì» della Toscana, o «Principi attivi - giovani idee per la Puglia», che probabilmente finiranno solo per finanziare qualche cooperativa di amici con iniziative assurde, dal corso di formazione per tutori del coniglio nano al contributo a fondo perduto per aprire un coiffeur specializzato in clienti calvi. Vi stupisce? Macché. Ne abbiamo viste di tutti i colori negli anni passati: più che ad aiutare i giovani questi fondi normalmente aiutano quelli che sul malessere dei giovani ci sguazzano. Sono gli stessi, probabilmente, che contribuiscono ad alimentare tutta questa retorica che ha obnubilato pure il Quirinale. Dicono: bisogna essere comprensivi,perché nessun’altra generazione si è mai trovata a vivere una situazione così difficile. Ma stiam o scherzando? Se in Italia oggi possiamo permetterci certi lussi, compreso quello di buttare un miliardo di euro in progetti regionali finalizzati all’inutilità, è perché c’è stata una generazione che ha ricostruito il Paese nel dopoguerra, quando la situazione era difficile davvero e per strada c’erano le macerie reali, non quelle immaginate dagli editorialisti. E quando il problema dei giovani era quello di avere o no la pagnotta a fine giornata, mica quello di accendere l’iPad. E dunque, cari ragazzi, se ce l’hanno fatta loro, i ragazzi del dopoguerra, coraggio, ce la potete fare anche voi. Purché la smettiamo, noi padri e fratelli maggiori, di trattarvi da bambinetti viziati. E cominciamo a prendervi, come meritate, a calci in culo. È l’unico modo in cui si riesce ad arrivare davvero lontano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(fonte: Il Giornale 11.01.2011)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-4807411877536340775?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/4807411877536340775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=4807411877536340775' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4807411877536340775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/4807411877536340775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2011/01/scontro-generazionale-ragazzi-datevi-da.html' title='Scontro generazionale: ragazzi datevi da fare'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TS3InyMxs3I/AAAAAAAAAOI/jVINHbIOiuQ/s72-c/img.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-3936889841690427725</id><published>2010-12-13T12:48:00.004+01:00</published><updated>2011-06-28T09:47:59.223+02:00</updated><title type='text'>Andiamo su Facebook! Anzi No!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TQYHuQQRbXI/AAAAAAAAAN4/Sz2I2m30iLM/s1600/1267091484r7laG0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="135" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TQYHuQQRbXI/AAAAAAAAAN4/Sz2I2m30iLM/s200/1267091484r7laG0.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Errico Grisot&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte aziende si stanno preparando ad affrontare il 2011 con un budget innovativo. Le difficoltà dei mercati, la crisi e l'incertezza si affrontano e si superano con l'innovazione e puntando sulla qualità. In Italia questo pensiero da anni ormai è ripetuto di continuo ad ogni occasione in convegni, sulla stampa ed attraverso i media.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L'innovazione che emerge dai budget delle aziende più lanciate verso un 2011 di successo è l'attenzione allo sviluppo di strategie di marketing attraverso i nuovi social media che spopolano su internet. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aziende ripongono in questi nuovi strumenti online la speranza di incrementare la propria potenza commerciale con costi contenuti attraverso l'utilizzo gratuito di appositi siti Internet. Gli imprenditori più illuminati immaginano che l'utilizzo dei social network possa condurre la propria azienda verso nuove ed importanti economie di scala. Molti utenti in internet si imbattono in pubblicità o inserzioni che invitano a gettarsi in facili lavori via internet “guadagna da casa subito!”, lo stesso fascino primordiale pare coinvolgere ora le aziende “incrementa da subito il tuo business attraverso Facebook!”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella realtà è innegabile che l'utilizzo dei social network su internet possa far crescere il business delle nostre aziende. Ed esistono casi reali, aziende che hanno incrementato il proprio business attraverso l'avvento delle nuove tecnologie online. In questo periodo si stanno moltoplicando reali esperienze di successo nell'utilizzo di Facebook come strumento commerciale per fare business.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo famoso sito internet ed altri social media come Twitter hanno avuto prima la capacità di attirare l'attenzione dei ragazzi dai college statunitensi, ora addirittura di inserirsi entro i budget di spesa aziendale del prossimo anno. &lt;br /&gt;L'utilizzo di Facebook dal 2006 si è diffuso velocemente. In questi ultimi due anni sta attirando anche l'attenzione delle aziende che lo vedono come una ottima fonte di nuovi contatti e quindi di nuovi clienti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché questo spostamento di interesse dai college al business? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo social network fornisce una serie di strumenti e caratteristiche che permettono agli utenti di costruire e sviluppare delle proprie comunità. Chi si iscrive a Facebook può creare la propria pagina personale privata e metterla in collegamento con le pagine dei propri amici e conoscenti e con questi sviluppare una nuova comunicazione basata sulla condivisione di contenuti come foto o video ma soprattutto condividere le proprie attività quotidiane attraverso l'annotazione dei propri pensieri, idee, ricordi e progetti, in tempo reale. L'utente mantiene la relazione con gli amici e nello stesso tempo ha la possibilità di allargare la sua comunità di riferimento. &lt;br /&gt;Le aziende sono attratte da questa impostazione perché è molto simile all'attività commerciale che conducono quotidianamente: gestione dei clienti esistenti e ricerca di nuovi clienti ed opportunità. Inoltre questo social network è nato per essere utilizzato da gruppi di amici: le funzioni e le caratteristiche di cui è composto ruotano attorno a questa tipologia di utenti, le aziende che lo utilizzano possono quindi veicolare attraverso le stesse funzioni una immagine di sé che è meno formale, più amichevole ed “umana”. &lt;br /&gt;Questo media rompe con l'immagine aziendale comunicata dai siti web istituzionali che in genere sono molto più somiglianti a degli stand fieristici che ad un gruppo di amici che comunicano fra di loro. Facebook ed altri social network attirano l'attenzione delle aziende perché permettono loro di dirigersi verso la costruzione ed il mantenimento di rapporti più umani e meno formali con i propri clienti, rapporti che sembrano basati quasi sull'amicizia. Gli amici sono tali perché ci si fida di loro, i clienti lavorano con i loro fornitori per lo stesso motivo: si fidano e per questo non passano alla concorrenza. Facebook aiuta il rinnovarsi ed il continuare dell'amicizia tra l'azienda e i propri clienti attuali e potenziali. &lt;br /&gt;La realtà però non è sempre così lineare: infatti alcune aziende di successo proprio in questo periodo di budget per facebook, stanno rivalutando ed ottenendo successi proprio con i mezzi più tradizionali del marketing. &lt;br /&gt;Riporto alcuni spunti raccontati da Larry Kramer, autore di “C-Scape: Conquer the Forces Changing Business Today” (HarperCollins, 2010), che ha analizzato le strategie di marketing di un'azienda francese leader nell'alta gamma della gioielleria che seguendo molte altre aziende occidentali ha aperto punti vendita in Cina per incontrare le esigenze della nuova popolazione ad alto reddito di quel paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'apertura di punti vendita di questo genere è gestita attraverso un preciso percorso che raggiunge il suo apice nell'evento di inaugurazione. In questo evento vengono coinvolti potenziali clienti selezionati accuratamente da aziende specializzate. Purtroppo data la forte attrattiva di questi mercati, eventi del genere si verificano molto spesso e chi è all'interno delle liste selezionate viene invitato e partecipa ad inaugurazioni molto simili fra loro. Durante questi eventi vengono prioettati video aziendali e si creano spettacoli di intrattenimento intervallati da discorsi istituzionali. Sono eventi spesso efficaci che raggiungono un numero anche considerevole di invitati ma non è possibile spingersi più a fondo nella costruzione di un legame con i propri potenziali clienti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'azienda francese su suggerimento proprio dei suoi nuovi clienti, ha invece inaugurato i vari punti vendita creando degli eventi molto più curati ed esclusivi. Vere e proprie cene durante le quali i manager dell'azienda avevano la possibilità di conoscere personalmente i futuri clienti. Questa diversa impostazione ha spinto maggiormente il passaparola facendo conoscere poi il punto vendita al selezionato pubblico che era stato individuato dalle precedenti analisi del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'utilizzo dei social network in questa operazione è stato limitato, non sono state utlizzate delle campagne online o viral marketing lanciando messaggi attraverso twitter o facebook, ma sono stati organizzati eventi appetitosi per un numero molto ristretto di invitati ed il resto lasciato al potere del passaparola. Questa strategia di marketing ha avuto un enorme successo non tanto per la qualità dell'evento che è stato organizzato, quando per l'impostazione di fondo che è differente: la tipologia di eventi organizzata dalla catena francese non aveva solamente il fine di pubblicizzare l'apertura del negozio, i prodotti o il marchio ma aveva l'obiettivo soprattutto di ascoltare le impressioni, i suggerimenti e di carpire i gusti e le preferenze dei propri nuovi potenziali clienti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conversazione iniziata con i propri clienti ha determinato il successo dell'operazione, l'azienda si è messa all'ascolto del proprio mercato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando un'azienda decide di investire sui social media si mette all'ascolto del proprio mercato? &lt;br /&gt;Le strategie di marketing che si stanno progettando per il 2011 sulla base dei social network sono estremamente complesse da gestire, in quanto a fronte di uno strumento gratuito e apparentemente di facile utilizzo si cela un poteziale clone della pubblicità di massa della televisione generalista che si basa su una comunicazione unidirezionale ed ormai desueta. Tecnicamente attraverso questi strumenti in internet possiamo arrivare ad una estrema personalizzazione del messaggio che inviamo al cliente, ma possiamo aumentare la nostra capacità di ascolto del mercato? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se inviamo messaggi alla nostra nuova lista di fan che faticosamente abbiamo raccolto, replichiamo per certi versi la pubblicità unidirezionale: in poco tempo il pubblico che ci ascolta alza le sue barriere e cambia canale. Non si può usare il social network come sostituto della pubblicità televisiva a senso unico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I social network che stanno entrando nei nostri budget aziendali sono degli strumenti di comunicazione molto potenti, ma non devono distrarre dall'obiettivo che è la costruzione di relazioni con gli attuali e futuri clienti. Questi sono dei canali comunicativi in più che si aggiungono al vecchio sito web, ai forum, ai blog, all'attività commerciale classica e che se gestiti correttamente danno un importante valore aggiunto alle aziende. &lt;br /&gt;L'utilizzo di facebook per la gestione della clientela non sostituisce ad esempio il call center, che a sua volta non vanifica il rapporto personale della visita di persona al cliente o l'apertura del punto vendita. Questi sono tutti canali attraverso i quali le aziende gestiscono la comunicazione con i propri clienti, canali attraverso i quali posso ascoltare il proprio mercato. A seconda delle situazioni verrà privilegiato un canale rispetto ad un altro, oppure si integreranno a vicenda nell'obiettivo comune di capire per tempo dove sta andando il proprio mercato. &lt;br /&gt;Le esperienze a riguardo suggeriscono che i migliori risultati si ottengono sempre con l'affiancamento di nuovi innovativi strumenti online di social networking con le attività commerciali tradizionali di rapporto personale con la propria clientela. Ad esempio ci sono catene di fast-food che attraverso coupon di carta consegnati ai clienti hanno incrementato i contatti via sito web che a loro volta hanno permesso un incremento delle vendite promozionali. Per raggiungere risultati eccellenti tutti questi differenti canali devono essere coordinati tra loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione nell'utilizzo di questi nuovi strumenti è la gestione dei dati che provengono dai social network. Con lo sfruttamento di questi siti gratuiti l'azienda sposta praticamente in outsourcing parte della sua attività di marketing ed i dati che genera questa attività non sempre rientrano all'interno dell'azienda. Una rete commerciale se ben gestita porta feedback importanti alla direzione, informazioni che provengono dal proprio mercato attraverso l'attività commerciale di contatto con la propria clientela, se questa attività viene demandata all'esterno è normale che parte di queste informazioni rimangano sconosciute all'azienda. &lt;br /&gt;I social media di oggi possono aiutare molte aziende a ristabilire un nuovo tipo di relazione con i propri clienti. Ma dobbiamo essere lucidi nell'utilizzo di questi strumenti, in quanto sono le relazioni che contano e che vanno sviluppate e le tecnologie che abbiamo a disposizione devono essere utilizzate per questo obiettivo. I mercati che stiamo vivendo sono estremamente volubili ed è importante che le aziende sviluppino di continuo canali comunicativi innovativi con i propri mercati, per saperli ascoltare e comprenderle. Gli atteggiamenti, i gusti e le idee dei clienti cambiano di continuo e noi dobbiamo essere bravi ad ascoltare le loro discussioni e capire i loro comportamenti. Le aziende possono attivamente condurre i propri clienti verso le piattaforme più moderne e più consone per realizzare questo ascolto, ma alla fine sono i clienti che scelgono come comunicare e noi dobbiamo andare dove possiamo ascoltarli. L'azienda francese, che ho riportato ad esempio, ha compreso che mentre la tecnologia sta trasformando il comportamento dei consumatori, continuano ad essere le relazioni ciò che contano e spesso le migliori occasioni di costruzione di relazioni si fanno di persona.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-3936889841690427725?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/3936889841690427725/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=3936889841690427725' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/3936889841690427725'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/3936889841690427725'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/12/andiamo-su-facebook-anzi-no.html' title='Andiamo su Facebook! Anzi No!'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TQYHuQQRbXI/AAAAAAAAAN4/Sz2I2m30iLM/s72-c/1267091484r7laG0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-7060660454193037470</id><published>2010-12-06T16:27:00.004+01:00</published><updated>2011-06-28T09:48:18.130+02:00</updated><title type='text'>Un'Angela per la “soluzione finale”?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TPz-7Sv1llI/AAAAAAAAAN0/ETMcaV1n6sY/s1600/1273584291rS9H5D.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TPz-7Sv1llI/AAAAAAAAAN0/ETMcaV1n6sY/s200/1273584291rS9H5D.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Marco Della Luna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlino autorevolmente prescrive alle altre capitali dell’Eurozona di affrontare l’inverno con una dieta ipocalorica. Di conseguenza, in Italia, sull’agenda del che sarà in carica nella prossima primavera, campeggia l’esecuzione di un’imposizione comunitaria (cioè tedesca) ad abbattere fortemente o ad annullare il deficit di bilancio per riportare il debito pubblico al 60% del pil in 5 anni – cosa che si può fare solo tagliando gli investimenti e i servizi pubblici, e alzando le tasse, e che darà pretesto per far cassa svendendo i pezzi migliori del patrimonio pubblico ai soliti amici e parenti. Peccato che, come già provato e riprovato, e come la confraternita dell’Ecofin sa benissimo, questa ricetta provochi contrazione dei consumi e degli investimenti privati, quindi calo del pil e del gettito fiscale e della capacità di avviare il rimborso del debito pubblico. Cioè peggiori la crisi impedendo di uscirne.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Tranne che in Germania, unico grande paese europeo che non sia in recessione bensì in forte espansione e che, quindi, abbia non danno, ma vantaggio (salvo quanto si dirà sotto) da una politica di rigore e raffreddamento, e che prevenga l’inflazione, soprattutto finché non sarà completata l’assimilazione perequativa dell’ex DDR, in cui fermentano ancora nostalgie comuniste e neonaziste. Quello che si sta per imporre a tutti i paesi europei è una politica di rigore che è stabilizzante e anticiclica per i paesi con economia in crescita, e depressiva (prociclica) per quelli con economia fiacca. E’ come se, in un gruppo di persone di cui alcune sono sovralimentate e sovrappeso, e le altre, la maggioranza, sottoalimentate come i prigionieri dei campi di concentramento, le prime imponessero alle seconde una drastica dieta dimagrante, chiamandola “virtuosità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ comune nozione di economia politica, nonché prontamente intuibile, che un paese in recessione, con fattori produttivi non attivati per mancanza di liquidità, come è l’Italia oggi, ha bisogno di investimenti, per ripartire e rialzare la produzione attivando i fattori inoperosi, dalle tecnologie alle maestranze disoccupate o cassintegrate. Ha bisogno di investimenti dapprima pubblici, perché i privati non tornano ad investire finché non vi è ripresa economica. Lo Stato deve quindi spendere (anche deficit) per investimenti, perché i suoi investimenti aumenteranno il reddito, il pil, la liquidità, incoraggiando gli investimenti privati; e tali aumenti aumenteranno il gettito fiscale, permettendo così di iniziare a ridurre lo stock di debito pubblico. Se un paese come l’Italia, con un deficit e un debito pubblico alti, scarse infrastrutture, bassa innovazione, cedente competitività, in una fase di recessione come l’attuale, dovesse abbattere ulteriormente la spesa pubblica, innanzitutto ridurrebbe i redditi e la quantità di liquidi disponibile al mercato, e ciò di per sé indurrebbe più recessione. Non sarebbe una policy virtuosa, ma stolta e suicida. Inoltre, non potendo ridurre se non marginalmente la spesa corrente (costituita perlopiù da interessi passivi, stipendi, pensioni, sanità), dovrebbe fare due cose: azzerare praticamente la spesa per investimenti (ricerca, infrastrutture, innovazione) e aumentare la tassazione. La seconda cosa indurrebbe un calo della domanda interna. La prima cosa, impedendo l’ammodernamento e l’infrastrutturazione, e prevenendo il ritorno dei capitali privati nell’economia reale, produrrebbe con certezza l’effetto di rendere l’economia italiana rapidamente obsoleta e a livello nordafricano, di renderla non più in grado di competere con quelle avanzate e forti, soprattutto con la Germania (ed è appunto ciò che la Merkel vuole). Il conseguente calo del pil in breve tempo rigenererebbe un alto deficit e l’impossibilità definitiva di ridurre, o forse anche di sostenere, il debito pubblico. Si va verso il default.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricetta di rigore imposta in sede UE dalla Germania, dietro i suoi falsi scopi dichiarati, ha quindi questo chiarissimo fine: sabotare ed eliminare, imponendo la pseudo-virtuosità, quei paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Francia) le cui economie potrebbero fare concorrenza a quella tedesca. La Germania vuole assicurarsi sviluppo e occupazione eliminando i concorrenti. Inoltre, mettendoli in condizione di non poter sostenere il loro debito pubblico, li forzerà a uscire dall’Euro, oppure creerà sull’Euro tensioni tali, da essere legittimata, o costretta, ad uscirne essa stessa, come già vuole il 65% dei tedeschi. Ma non lo poteva fare al tempo della crisi greca, e nemmeno oggi: prima deve completare l’opera, tagliare a fondo e per sempre (Endlösung, soluzione finale) le gambe ai concorrenti, in modo tale che non possano ricrescere, perché altrimenti questi potrebbero ancora farle un’efficace concorrenza. Li tiene stretti entro l’Euro, valuta forte, per soffocarne la concorrenzialità internazionale, la capacità di esportare, il potenziale manifatturiero, così che affondino nel debito estero. Solo dopo di ciò li lascerà, o li farà, uscire dall’Euro.La politica del governo tedesco mira pertanto a mettere in ginocchio l’Europa, per poi assumerne il dominio, l’egemonia, o – per dirla alla tedesca – la Führerschaft, e a farne il suo Lebensraum, lo spazio vitale, nel quale assorbire l’aliquota di tedeschi disoccupati già ora generata dalla sua politica monetaria “renana” di pareggio di bilancio, niente inflazione, alti tassi, alti investimenti. E in cui smerciare i suoi prodotti a superiore tecnologia, stabilendone il prezzo pressoché unilateralmente (price maker). Berlino vuole restare la sola potenza del Vecchio Continente, col suo contorno di piccoli paesi, satelliti della stirpe germanica e della sua valuta: i Währungsangehörigen. Le sue imposizioni di politica monetaria in sede comunitaria, per violenza e distruttività, sono equivalenti a una campagna militare. Sì, il sogno di conquista è tornato, a Berlino. Angela Merkel, come qualsiasi Bundeskanzler, risponde delle sue azioni solo ai Tedeschi, non agli altri Europei. Impone le sua politica economico-finanziaria a tutta l’Eurozona, però la decide guardando al consenso e all’interesse dei soli Tedeschi. A cui sacrifica l’interesse degli altri popoli. Questo si chiama imperialismo. Imperialismo ostile. Esso, relegando le istituzioni europee, coi vari Van Rompuy e Solana, al ruolo di comparse, di immagini di facciata, senza potere proprio, toglie alle istituzioni europee la capacità di rappresentare i cittadini europei. Quindi delegittima l’Unione dal punto di vista della democrazia: non esiste, infatti, legittimazione democratica senza rappresentanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi come le altre volte, i piani di supremazia della Germania sono tecnicamente ben architettati, ma sono basati sul principio del conflitto tra i propri interessi nazionali e tutti gli altri popoli e del non ricercare soluzioni accettabili anche per gli altri paesi; inoltre, non tengono conto delle vastissime forze che il loro stesso successo potrà suscitare e coalizzare, come già due volte è avvenuto nel secolo scorso, contro lo Herrenvolk, il “popolo dei padroni”. Difetto mentali che la politica tedesca non vuole ancora correggere. Continua a cercare il consenso interno intorno a piani che pongono la Germania come nemico rispetto ai paesi vicini. “Ich habe den Krieg nicht gewollt – Io non ho voluto la guerra”, fu la balbettante autodifesa del Kaiser, alla fine del 1918, tre anni dopo che i Francesi li ebbero fermati sulla Marne, al prezzo di molto sangue. Vedremo presto se Sarkozy ha quello stesso sangue, ossia se denuncerà e contrasterà come antieuropeo, antiumanitario ed egemonico il disegno tedesco; oppure se, nel timore di un confronto economico-monetario con Berlino, comprerà, con molte concessioni in termini di appoggio alla loro linea, una pace separata con gli interessi germanici, dimenticando che, una volta sistemati gli altri, toccherebbe ineluttabilmente anche alla Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ però in atto un trend evolutivo verso un altro scenario. La politica economica del governo Merkel sta sì dando forza e propulsione alle esportazioni tedesche e alla parte di industria che le alimenta (ossia al settore globalizzabile), ma il resto dell’economia tedesca, nel complesso, va male – peggio di quella italiana. Ciò da un lato conferma che la Merkel persegue obiettivi di grande potenza, di egemonia sull’Europa; ma dall’altro lato può indebolire il consenso interno della Merkel – o meglio, può alienarle la fiducia di tutta quella parte della popolazione e delle forze economiche che non traggono vantaggi concreti dall’espansione del settore globalizzato. L’importante è allora che i Tedeschi si accorgano che la politica economica imperialista del loro attuale governo è in realtà contraria ai loro interessi, che li sta impoverendo e, insieme, rinchiudendo in un isolamento internazionale che potrebbe avere risultati disastrosi per loro, e altresì per l’Europa, ancora una volta. Ma altrettanto importante è che in tutto il mondo ci si renda conto degli inevitabili effetti rovinosi (per i più) di un’organizzazione economica mondiale che porta alla sopravvivenza del più forte (dell’impresa più forte, del sistema-paese più forte) nella competizione per la conquista dei mercati dell’esportazione e per l’accaparramento delle risorse naturali ai costi minori possibili. E che verosimilmente sarebbe invece sostenibile un sistema come quello ripetutamente proposto dall’economista Nino Galloni (vedi, da ultimo, il suo Prendi i tuoi soldi e scappa?, Koiné 2010), in cui i diversi ambiti dell’attività produttiva umana abbiano regimi differenziati conformemente alle loro diverse nature e finalità: vi dovrebbe essere un primo settore – quello degli scambi internazionali – in cui vige la competizione darwiniana (salvi accordi internazionali di solidarietà e stabilità globali) riguarda, in quanto alle esportazioni, le eccedenze delle produzioni locali o nazionali; e, in quanto alle importazioni, i beni e i servizi non localmente producibili; un secondo settore – quello della produzione per i bisogni locali o interni – regolato in modo che si producano localmente tutti i beni e i servizi localmente producibili a costi ragionevoli, cioè tali da consentire un profitto -; un secondo settore – quello dei servizi primari e alle funzioni pubbliche, sottratto alla logica del commercio e del profitto, ma organizzato e gestito con criterio di efficienza economica; e un quarto settore – quello della creatività artistica, letteraria, etc. – interamente sottratto alla competizione commerciale per la sopravvivenza, e alla stessa logica del profitto e dell’economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tale sistema avrebbe molteplici effetti positivi per le popolazioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-riduzione dei costi (finanziari ed ecologici) per i trasporti delle merci in giro per il mondo (utile dato il trend di aumento dei costi di estrazione e raffinazione del petrolio);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-incentivazione delle reti produttive e sociali locali, del patrimonio umano, della qualità;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-riduzione della dipendenza delle nazioni, dei consumatori, dei lavoratori dai cartelli e monopoli-monopsoni multinazionali o sovrannazionali in quanto alla fornitura e all’acquisto di beni e servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Galloni osserva anche che un tale sistema consentirebbe di risolvere le tensioni monetarie, quali l’insostenibilità dell’Euro forte per larga parte di Europa. Infatti consentirebbe avere una moneta per gli scambi internazionali, come l’Euro, e una per l’economia interna, affiancata da monete complementari e alternative, locali o in rete, quali già sono in uso in molti paesi anche europei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dato però che il potere di fatto, e anche, sempre più, anche di diritto, è nelle mani dei suddetti cartelli e monopoli-monopsoni internazionali, e che questi hanno tutto l’interesse e mantenere e coltivare la dipendenza e l’insicurezza delle popolazioni rispetto ad se stessi, è del tutto inverosimile che un tale modello venga introdotto nel mondo reale, e che, prima e piuttosto di dar luogo ad esso, si darà luogo a soluzioni temute e prevedibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fonte: http://marcodellaluna.info)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-7060660454193037470?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/7060660454193037470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=7060660454193037470' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7060660454193037470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7060660454193037470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/12/unangela-per-la-soluzione-finale.html' title='Un&apos;Angela per la “soluzione finale”?'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TPz-7Sv1llI/AAAAAAAAAN0/ETMcaV1n6sY/s72-c/1273584291rS9H5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8918954889428867390</id><published>2010-11-29T19:14:00.004+01:00</published><updated>2011-03-23T00:25:17.046+01:00</updated><title type='text'>Confessione di un evasore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TPTUCx0glSI/AAAAAAAAANw/5EH4B42PRg0/s1600/137012.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="169" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TPTUCx0glSI/AAAAAAAAANw/5EH4B42PRg0/s200/137012.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Abbiamo ricevuto il seguente post, regolarissimamente firmato da nome e cognome. La volontà dell’autore era anche di firmarlo senza problemi, gliel’abbiamo esplicitamente chiesto dopo averlo ricevuto e letto. Ma io personalmente, appurato che l’autore esiste davvero ed è un cittadino che è anche pronto a esporsi, non essendo su questo sito a differenza che su un giornale corresponsabile delle conseguenze alle quali andrebbe incontro vi dico che il nome lo casso. Faccia riflettere tutti, questa confessione di un evasore, perché i guai di cui parla ci riguardano tutti, schiavi come siamo ridotti se non reagiamo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oscar Giannino&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi presento: sono un evasore ed ho 27 anni.&lt;br /&gt;Per la verità non mi sento tale, ma so che chiunque potrebbe additarmi cosi: dalle ingenuità sulle tasse della mia start-up d’impresa, che adesso inzia ad ingranare, mi trovo a due anni di distanza a chiedermi come riuscire ad iniziare a pagarle, le tasse.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Importo prodotti provenienti da paesti Extra-UE, UE ed alcuni vengono invece realizzati qui.L’ho fatto per abbattere una politica di oligopolio che stava nascendo nel particolare settore dove opero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo dico da subito: ho procastinato, rimandato il problema delle tasse fino ad oggi, facendolo divenire ora il mio incubo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo anche che sono un “college drop-out” (Scienze Politiche e Comunicazione) che a 20 anni ha mollato l’università (e se ne sta pentendo) per inseguire dei sogni che riteneva possibili. “Fare impresa come in USA”, mi dicevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creare un’idea seria, che cambiasse le regole in Italia. O almeno iniziasse a cambiare qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicevo, non so come e perchè pagare le tasse. Per due ragioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima, è che le situazioni accumulate in 2 anni a quanto pare non sono risolvibili dai commercialisti a cui mi sono rivolto, uno all’anno. Non solo, i commercialisti stessi “spaventati” dal mio modello di business fatto di Importazione e canali di distribuzioni alternative quali l’e-commerce, non vogliono nemmeno suggerirmi qualche aiuto per pagare un po’ meno di quel che dovrei (scusate la franchezza con cui lo dico). A loro volta rimandano la situazione del 2009 mentre anche quella del 2010 diventa sempre più oscura, perchè non vengo istruito su che fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tutto ciò si accumula una tragica assenza di formazione, o meglio presenza di confusione. L’ottimo sito dell’agenzia delle entrate dà informazioni tramite manuali all’uso del fisco che poi non trovano riscontro con quello che i commercialisti dicono (a proposito: avete notato che oltre al manuale esiste anche il glossario dei termini del fisco? Manco si trattasse di un’altra lingua!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda, è più di concetto e forse meno giustificabile: cosa ha fatto il Sistema Italia (di cui lo Stato è solo una parte) per me? Da quando sono al mondo ho vissuto solo disagi e tradimenti: il Liceo che frequentavo è stato chiuso e tutti gli studenti sono stati trasferiti in blocco presso un altro istituto, solo per volontà politiche. Non ho mai trovato modo di esprimere le mie idee, né in università, né ai mezzi di informazione, ma ho avuto modo di osservare ogni giorno di più il decadimento. A partire dagli impietosi paragoni con le altre realtà europee (per esperienza posso dirvi che anche l’Irlanda è socialmente più sana e MORALE di noi), alla libertà di creare delle persone, alla libertà di vivere e di inventare dei giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, un sistema bancario gerontocratico penalizza chiunque voglia fare impresa e non voglia giocarsi le garanzie della famiglia – tristemente l’unico incubatore aziendale presente nel “bel” paese – per avviare una qualsivoglia idea. In Italia vengo trattato male agli sportelli dello stato. In Italia per proporre innovazioni puoi solo avere santi in paradiso, altrimenti queste idee ti vengono rubate (su questo aneddoto, sarò ben disposto a spiegare con prove ad ogni interlocutore). In Italia, l’università non è un campus di idee. E’ un ambiente diviso in tre componenti: ragazzi che studiano per lavorare da impiegati o nell’impresa del papà, ragazzi che stanno in università come se fosse un grande asilo infantile pagato dai genitori, professori che non hanno meriti ma hanno cattedre e – peggio - assistenti che assomigliano a clientes. In Italia “Svluppo Italia” è una società farlocca dove i telefoni suonano a vuoto. In Italia i fondi SME Europei NON ESISTONO ed il fantomatico ufficio a Roma non ha un recapito. In Italia, i miei coetanei che la vedono come me non si espongono perchè hanno troppo da perdere e sanno che lo perderanno se agiscono.&lt;br /&gt;Non voglio fare di tutta l’erba un fascio: ho incontrato esempi positivi in università e fuori. Ed il sistema italia ha comunque il pregio di avermi fatto diventare cittadino europeo. Non ho barriere all’interno dell’Europa, la mia ragazza è di quel paese industrializzato che sta più a nord del nostro, viaggio molto e grazie all’Inglese (con una punta di orgoglio posso definirmi anche molto fluente in americano) l’Europa ha aperto i miei occhi su tutto ciò che è decadimento in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però non è grazie a questo sistema, non è grazie alle sue tasse, non è grazie a questo Stato se il mio Americano è fluente, se ho avviato un’impresa con un seed capital minimo raccolto grazie ad un’illuminata associazione di imprenditori che valuta SOLO per merito, visto che non ci sono “i santi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è grazie a questo sistema se ho più competenze in due campi consulenziali diversi di quanto qualasiasi universitario mio coetaneo possa avere una volta laureato. Non è grazie a questo Paese se ho un introito personale che non mi qualifica dentro la “generazione mille” (di cui comunque ho fatto parte per due anni, vivendo il Disagio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo sistema, io sono un evasore. Mi sento un evasore e mi faccio male da solo. Se evado prima o poi la pagherò. Se non evado la pago comunque, perchè una start-up di due anni non sopravvive se si ravvede. Amo comunque il mio Paese, ma sempre più spesso lo vivo disincantato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono l’ennesimo atto di j'accuse in cerca di risposte. E sono qualcosa di peggio di un evasore: sono un ingenuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( Fonte Chicago Blog)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8918954889428867390?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8918954889428867390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8918954889428867390' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8918954889428867390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8918954889428867390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/11/confessione-di-un-evasore.html' title='Confessione di un evasore'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TPTUCx0glSI/AAAAAAAAANw/5EH4B42PRg0/s72-c/137012.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8928339340718545020</id><published>2010-11-24T17:03:00.003+01:00</published><updated>2011-06-28T09:48:56.128+02:00</updated><title type='text'>Lavoro, dove è ereditario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TO01XASOPHI/AAAAAAAAANg/-rzJ-xdsxso/s1600/raccomandati.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TO01XASOPHI/AAAAAAAAANg/-rzJ-xdsxso/s200/raccomandati.jpg" width="186" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Renzo Rosati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono quasi 3 mila e il loro merito è di avere un papà o una mamma che lavora in banca. Più, ma non sempre, una laurea e la conoscenza dell’inglese. Due caratteristiche comuni, se non a quel 25 per cento di giovani che secondo le statistiche sarebbero in attesa di lavoro, almeno ai 160 mila che ogni anno escono all’università e che il lavoro lo cercano di sicuro. Ebbene, per quella minoranza la corsia di sorpasso è garantita. Basta che i genitori siano per esempio dipendenti di Unicredit o Intesa Sanpaolo, le due principali banche italiane, e accettino di andare in pensione. Ma anche di Banca popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena, Ubi banca, Banco popolare, Banca di credito cooperativo di Roma.&lt;br /&gt;Se questi padri e madri hanno accettato negli ultimi mesi la proposta di esodo incentivato, tra i benefit ci sarà anche l’assunzione, con varie modalità, dei figli. Una pratica nota come parental recruiting e un tempo diffusissima, anche all’estero, che in tempi di crisi fa discutere imprenditori, sindacalisti e politici. In modo bipartisan. Per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, un paracadute familiare può essere benvenuto per risolvere qualche problema ai giovani, alle aziende e ovviamente ai sindacati. Susanna Camusso, nuovo segretario generale della Cgil, è invece contraria: «Così si blocca la meritocrazia» dice. «E poi che fine fanno i precari in lista di attesa?».&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro Ichino, senatore del Pd e autore di molte proposte riformatrici del mercato del lavoro, parla di «tipica manifestazione del regime di job property che oggi caratterizza il nostro Paese. Poiché il posto di lavoro è oggetto di diritto di proprietà, pare giusto che lo si possa lasciare in eredità a un figlio o nipote». E con Ichino si scandalizza, dal Pdl, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni: «È incredibile che in certi statuti o accordi si dia ancora priorità all’assunzione dei figli dei dipendenti. Ed è assurdo che i sindacati siano d’accordo: dov’è la meritocrazia?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal fronte imprenditoriale, che dedica all’ingessatura nel mercato del lavoro convegni su convegni, giunge a sorpresa la benedizione di Alberto Bombassei, proprietario della Brembo, azienda leader nei freni per auto e moto, con 5.500 dipendenti e 18 filiali dalla Germania alla Cina. «Ereditare il lavoro? È bello» dice Bombassei. «Un padre serio non raccomanda un figlio che non lo sia rischiando carriera e reputazione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bombassei, però, è vicepresidente della Confindustria proprio per i rapporti sindacali. «Parlo per la mia azienda, dove la staffetta padre-figlio si fa, anche se non codificata: da noi lavorano già padri, madri, mariti, mogli, fratelli e sorelle. Un tempo ci rivolgevamo al parroco: quello era il test. Era nella tradizione della grande industria, quando ancora si poteva parlare di fabbrica-paese. Oggi trasmettere il lavoro al figlio è un ammortizzatore sociale, per incentivare gli esodi. Un giovane costa meno, è ovvio; ma è anche solidarietà fra generazioni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto molte aziende fanno o hanno fatto come la Brembo. La stessa Fiat nel 2006, già nell’era Sergio Marchionne, contemplava 636 borse di studio per figli di dipendenti finalizzate (per tre quarti all’estero) all’assunzione. Ancora oggi nello stabilimento di Betim in Brasile, dove la Fiat è leader di mercato, il canale familiare è il più praticato. Mentre alla Ferrari è l’Ipsia, istituto professionale statale fondato dal Drake, frequentato in gran parte da figli di dipendenti, a fornire circa 25 stagisti l’anno e 15 neoassunti per il Cavallino. «Certo» dicono a Maranello «gli studenti sono 600 e posto per tutti non c’è; ai tempi di Enzo Ferrari la scuola, privata, era l’anticamera diretta dell’assunzione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso delle banche siamo di fronte a protocolli sindacali precisi e quote riservate. E gli ultimi accordi li hanno sottoscritti tutte le sigle aziendali e di categoria, Cgil compresa. Il contratto sugli esuberi raggiunto il 20 ottobre dal nuovo vertice dell’Unicredit assegna il diritto ereditario a circa 1.200 figli di, assieme alla stabilizzazione di 1.700 precari. Mentre il protocollo del 26 giugno 2009 alla Banca popolare di Milano stabilisce che i 515 dipendenti in esubero, oltre a quattro mesi di bonus e all’accesso al fondo di solidarietà che integra l’assegno Inps fino al 95 per cento della retribuzione, ottengano «la testatura del figlio con esito di idoneità». Se per caso la «testatura» non andasse a buon fine o l’erede rinunciasse, il bonus salirebbe a sette mensilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fare da battistrada all’ultima ondata di accordi sindacali è stata la Banca di credito cooperativo di Roma: per 76 dipendenti c’è la scelta fra incentivo in denaro e assunzione del figlio. Spiega il presidente Francesco Liberati: «L’articolo 2 del nostro statuto prevede che si favoriscano i soci e gli appartenenti alla comunità locale. Del resto i nostri soci-dipendenti per il 90 per cento sono figli di chi ha lavorato o lavora qui dentro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche lì c’è la firma della Cgil aziendale, benché sconfessata dalla confederazione. Sia la Bcc romana sia la milanese Bpm applicano regole risalenti all’origine cooperativa. Come, in forme diverse, il Monte dei Paschi: che nel 2009, a fronte di 600 esuberi con scivolo di 5 anni, ha deliberato «100 nuove assunzioni tramite scorrimento delle graduatorie di figli di dipendenti di Siena (80) e Grosseto (20)». Mentre l’Intesa Sanpaolo ha sperimentato già nel 2006 la staffetta padri-figli: su 390 nuovi assunti a fronte di 3.900 esodi, i posti per eredi sono stati 213. Quanto alla Banca d’Italia, dove si entra per concorso, il regolamento assegna per il 5 per cento dei posti la precedenza (ma va superata la prova) a orfani e vedove di dipendenti morti per servizio e a orfani e figli di ex dipendenti «cessati per infortunio, malattia o domanda di inabilità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il colpaccio lo avrebbero messo a segno alle Poste, se non si fosse bloccato il «progetto Mix», poi ribattezzato «progetto Svincolo», per l’assunzione a tempo indeterminato e part-time di 2-3 mila figli di dipendenti in prepensionamento. Unici requisiti, il diploma ed età massima di 30 anni, oppure la laurea e 35. Gli eredi avrebbero occupato lo stesso posto e la stessa sede dei genitori e, in caso di padre e madre entrambi impiegati, il diritto valeva per due. Il progetto Svincolo è congelato dopo la marcia indietro della Slc-Cgil, ma l’amministratore delegato Massimo Sarmi non l’ha riposto, dopo che i suoi uffici hanno attentamente studiato come evitare l’articolo 19 della manovra 2009 del governo, che prevede per le aziende pubbliche le regole di assunzione dell’ente maggiore azionista: in questo caso Tesoro e Cassa depositi e prestiti, dove il parental recruiting non è previsto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il timore, anche del governo, è che le Poste spianino la strada ad altri: un piano simile sarebbe pronto all’Enel. Mentre alle Ferrovie, dove la pratica è stata in auge per decenni, l’amministratore delegato Mauro Moretti (anche lui figlio di ferroviere) è contrario. E dire che all’estero il parental recruiting trova nelle ferrovie le applicazioni più ingegnose. In vigore nelle Sncf francesi, si affina nelle Sncb belghe: ai 38 mila dipendenti da settembre 2010 a giugno 2011 viene offerto un premio di 500 euro se raccomandano un parente, purché superi il periodo di prova. Dov’è l’inghippo? Entro 10 anni metà personale andrà in pensione e l’azienda vuole la pace sindacale. Del resto in Belgio fanno così, nel privato, la Cisco e la banca Fortis (salvata dal governo). In Germania la Volkswagen prevede lo scambio padri-figli con accordi nei land.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perfino negli Usa la pratica era accettata quando i sindacati dell’auto (Uaw) e dei trasporti (Twu) erano all’apice del potere. Resiste in Giappone con i big dell’auto; i quali però in America puntano sulle fabbriche di stati come Alabama, Tennessee e South Carolina, dove l’iscrizione al sindacato non è obbligatoria. Insomma, la crisi cambia il mondo, ma non le banche italiane. Commenta l’economista Tito Boeri: «Chi ha il genitore bancario, anche se è capra, campa. Senza bancario in famiglia, anche se non è capra, crepa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da Panorama Economy del Novembre 2010)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8928339340718545020?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8928339340718545020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8928339340718545020' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8928339340718545020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8928339340718545020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/11/lavoro-dove-e-ereditario.html' title='Lavoro, dove è ereditario'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TO01XASOPHI/AAAAAAAAANg/-rzJ-xdsxso/s72-c/raccomandati.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5684999121565997412</id><published>2010-11-11T17:02:00.002+01:00</published><updated>2011-06-28T09:49:53.258+02:00</updated><title type='text'>Crisi, budget e Motivazione…</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;dalla Redazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mese invece di una newsletter tecnico-metodologica, abbiamo deciso di postare questo video. Ci apprestiamo a programmare budget e prospettive per il prossimo anno. &amp;nbsp;Per costume e formazione, siamo abituati a vivere il presente; come Albert Einstein &lt;cite&gt;"Non pensiamo &amp;nbsp;mai al futuro. Arriva così presto."&lt;/cite&gt;, ma crediamo che mai come ora sia necessaria una importante iniezione di fiducia. Budget, dati, statistiche e tecnicismi aziendali di vario tipo servono a poco se le vostre "squadre" vengono da due anni di crisi dura o se hanno resistito ad un ridimensionamento importante. Per questo vi offriamo un discorso "da spogliatoio" in grado di caricarvi e di motivarvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/RnTslmssyiA?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/RnTslmssyiA?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Mostratelo, usatelo con i vostri collaboratori, fatelo girare. Mai come in questo momento è importante darsi obiettivi a breve, lottare e dare il meglio di se stessi, raggiungere gli obiettivi &amp;nbsp;e motivarsi grazie ai risultati. “Nel football o si vince o si perde” è vero, ma nel lavoro possiamo vincere o imparare dagli errori. Rialzarsi e ripartire. E molti si stanno allenando per ripartire…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5684999121565997412?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5684999121565997412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5684999121565997412' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5684999121565997412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5684999121565997412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/11/crisi-budget-e-motivazione.html' title='Crisi, budget e Motivazione…'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2201038949649024899</id><published>2010-10-25T16:44:00.004+02:00</published><updated>2011-06-28T09:49:35.405+02:00</updated><title type='text'>Le amnesie strategiche di Marchionne….</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TMWXrK64rUI/AAAAAAAAANQ/JcbTONdhZ90/s1600/tute+blu.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="86" src="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TMWXrK64rUI/AAAAAAAAANQ/JcbTONdhZ90/s200/tute+blu.jpeg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;di Geronimo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi i giornali sono pieni di commenti sulle ultime parole pronunciate dall’ AD Fiat alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, uno dei più pagati personaggi Rai, francamente del tutto inadeguato ( o volutamente tale) nella circostanza. “Senza l’Italia faremmo di più. Neanche un euro dell’utile 2010 viene da stabilimenti nazionali”. Queste le epiche parole del manager col pullover…Ebbeh!? Che sarà mai!? Sarà colpa degli italiani se la FIAT produce veicoli che nessuno compera?! Chi vogliamo incolpare ( magari Berlusconi…) se le nostre strade sono piene di Audi e BMW?! Mi ricordo male o erano italiani i soldi che i Governi di ogni colore hanno elargito alla real casa savoiarda, tra incentivi e cassa integrazione?! Ed erano italiane le banche che nel 2005 convertirono i cospicui loro crediti in azioni FIAT?! Ed erano delle finanziarie della famiglia Agnelli le discutibili operazioni finanziarie di quegli anni, p. esempio col Lussemburgo?! E vogliamo ricordare le vicissitudini inerenti all’ eredità del compianto Avvocato e l’ingente patrimonio costituito all’ estero?!&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;La FIAT è ancora un’ azienda che fa auto?! O cerca finanziamenti statali?! Visti i pochi progetti d’ investimento su nuovi modelli e l’ orgasmo mediatico dello sbarco negli USA della decotta Chrysler, con una dotazione statale di 7.5 miliardi, propenderei per la seconda ipotesi; considerando anche le ipotesi di apertura in Serbia anch’esse sovvenzionate dallo Stato Serbo, il dubbio comincia a diventare certezza. A quando un bel finanziamento per tenere aperto Termini Imerese e qualche altro stabilimento “che non produce utili”?!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi sarebbero i nostri grandi manager. I modelli di riferimento. I guru che facciamo studiare nelle nostre business school…Ah, dimenticavo: forse ormai persuaso che il popolo che guarda la tv sia lobotomizzato, il “canadese” ha detto che lui non pensa alla politica. E’ un metalmeccanico!! Infatti, si sa che è pieno di tute blu che siedono nel board dell’ UBS… Questa è la classe dirigente che abbiamo. Il nostro destino sembra segnato…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2201038949649024899?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2201038949649024899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2201038949649024899' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2201038949649024899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2201038949649024899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/10/le-amnesie-strategiche-di-marchionne.html' title='Le amnesie strategiche di Marchionne….'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TMWXrK64rUI/AAAAAAAAANQ/JcbTONdhZ90/s72-c/tute+blu.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-3608208722861705650</id><published>2010-10-22T11:26:00.005+02:00</published><updated>2011-06-28T09:50:26.044+02:00</updated><title type='text'>Il balletto delle società offshore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TMFYjHUqwuI/AAAAAAAAANM/K81pLw_wMuA/s1600/offshore.html" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TMFYjHUqwuI/AAAAAAAAANM/K81pLw_wMuA/s200/offshore.html" width="198" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il dibattito politico economico è animato dall' uso delle società OffShore. Riportiamo un'opinione dell'autorevole Oscar Giannino che condividiamo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;OSCAR GIANNINO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;per Panorama Economy&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi assumo volentieri un compito, come spesso mi accade, in pressoché totale controtendenza. Mi riferisco alle polemiche intorno alle società offshore alle quali si vorrebbe ridurre la contesa tra Fini e Berlusconi. Da una parte chi sostiene sia uno scandalo il velo proprietario posto intorno a quel certo appartamento monegasco, dall'altra chi replica che altrettanto vale per le società schermo intestatarie dell'ennesima villa del Cavaliere ad Antigua.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Consapevole dello scandalo della maggioranza dei lettori, mi accingo all'elogio delle società offshore, dei trust anonimi comunque costituibili secondo le legislazioni di Paesi rispettabilissimi come la Svizzera, il Liechtenstein, Antigua e le Cayman, Bahamas e il Delaware, Monaco e Dubai. Continuo da decenni a pensare che le possibilità offerte da tali ordinamenti siano benefiche e anzi salvifiche. E mi tocca volentieri ripeterlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dovessimo procedere a una stima anche solo spannometrica dei beni e delle attività detenute attraverso veli societari offshore, verrebbero le traveggole. Alcuni esempi: nel 2005 l'Irs, l'Agenzia delle entrate degli Stati Uniti, stimava approssimativamente in almeno 11.500 miliardi di dollari (più dell'80% del Pil, allora) il valore offshore detenuto dalle sole persone fisiche soggette al fisco americano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Addirittura la Santa sede, quando già gli Stati nell'esplosione del loro debito pubblico erano famelicamente protesi al massimo recupero di gettito fiscale, nel novembre 2008 presentò alla conferenza promossa a Doha dall'Assemblea generale dell'Onu su finanza e sviluppo un documento in cui si stimava, non so con quale precisione, ma ci avevano lavorato banchieri papali assai fini, che le attività offshore detenute da gruppi e persone fisiche dei Paesi avanzati rendevano non meno di 860 miliardi di dollari l'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la crisi mondiale ormai era bell'e che esplosa e già gli Stati iniziavano ad accumulare punti su punti di Pil di debito pubblico aggiuntivo, ecco che il professor Avinash Persaud, emerito del Gresham College di Londra e membro della task force dell'Onu sulla riforma finanziaria internazionale, il 5 marzo 2009, scriveva sul Financial Times che l'attacco ai centri e alle società offshore altro non rappresenta che una pigra e seduttiva distrazione politica rispetto all'obiettivo di affrontare seriamente il problema della regolamentazione finanziaria dei Paesi industrializzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finché questa resta disomogenea e ogni Paese tenta di arbitrare con più alto fisco a proprio vantaggio, la regola della libertà personale è tentare di deludere le pretese esose degli Stati spreconi e dilapidatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto allo studio comparato del meglio che può offrire alla libertà dei capitali la tecnica offshore, non è esattamente materia per manigoldi. Il manuale di riferimento sui paradisi bancari, dell'avvocato d'affari francese Edoard Chambost, non a caso fu tradotto nel 1980 in italiano dall'avvocato Franzo Grande Stevens, puntualmente non a caso chiamato in causa insieme a Gianluigi Gabetti nelle vicende ereditarie e fiscali collegate al patrimonio dell'Avvocato Agnelli, per il ruolo ricoperto in numerose società coperte estere a fini fiscali.&lt;br /&gt;Migliaia di società italiane hanno per decenni utilizzato il velo di holding per lo più di diritto lussemburghese, per eliminare la tassazione dei dividendi e incorporare ai proprietari il più delle plusvalenze. Dalla riforma Visco a quella della participation exemption voluta da ultimo dal ministro Tremonti, alla ricerca del gettito perduto, la lotta è sempre andata persa: perché la libertà prevale, e tra le massime espressioni della libertà vi è appunto quella dell'organizzazione della proprietà, al fine di ridurne i gravami a cominciare da quelli fiscali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come insegna nel suo bellissimo Paradisi e paradossi fiscali il professor Giuseppe Marino, che dirige il master in diritto tributario d'impresa all'Università Bocconi, un tempo l'invidia fiscale era di sinistra e la libertà fiscale di destra, quell'invidia che secondo Bertrand Russell «è vizio in parte morale, in parte intellettuale, consistente nel non vedere mai le cose in se stesse, ma soltanto in rapporto alle altre». Ohimè nell'Italia di oggi l'invidia fiscale da tributi esosi si estende ormai da sinistra a destra. Il che rende ancora più necessaria la difesa dell'offshore, vero presidio di libertà che sconfiggerà sempre, non illudetevi, cari statalisti, la lega degli Stati ad alto prelievo e bassa crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( Tratto da Panorama Economy)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-3608208722861705650?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/3608208722861705650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=3608208722861705650' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/3608208722861705650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/3608208722861705650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/10/il-balletto-delle-societa-offshore.html' title='Il balletto delle società offshore'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TMFYjHUqwuI/AAAAAAAAANM/K81pLw_wMuA/s72-c/offshore.html' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6712582287071410405</id><published>2010-10-20T17:08:00.006+02:00</published><updated>2011-06-28T09:50:43.428+02:00</updated><title type='text'>WALL STREET 2…”È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione”….</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;object height="344" style="background-image: url(&amp;quot;http://i3.ytimg.com/vi/zQyQpMQeC2U/hqdefault.jpg&amp;quot;);" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/zQyQpMQeC2U?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/zQyQpMQeC2U?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="never" allowfullscreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Doctor Who&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra pochi giorni arriva nelle sale cinematografiche il seguito di Wall Street, film cult degli anni ottanta, che per quelli della mia generazione sono stati un decennio bello e pieno di opportunità, che si chiuse con la storica caduta del Muro. Il dialogo qui sopra, senza ulteriori perifrasi e parole, spiega in maniera illuminante la società in cui viviamo ancora oggi. Non servono altre sofisticate spiegazioni.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;E riguardando oggi il film degli anni ottanta è decisamente attuale e forse se avessimo avuto più Gordon Gekko non vivremmo l’ attuale crisi sistemica e finanziaria. Certo, nella visione del primo Wall Street Gekko è una figura negativa e contraddittoria, ma come definire i manager che hanno prodotto questa crisi e sono scappati con liquidazioni miliardarie?! A causa di questi parassiti, che si sono fatti chiamare manager e hanno affossato compagnie e risparmi, persino il famoso discorso sull’ avidità del film , appare oggi in una luce diversa e dal mio punto di vista, quasi positiva: “L'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E forse abbiamo tutti la pancia piena…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6712582287071410405?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6712582287071410405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6712582287071410405' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6712582287071410405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6712582287071410405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/10/hey-buddy-crederai-mica-di-vivere-in.html' title='WALL STREET 2…”È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione”….'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2909210540618577087</id><published>2010-10-05T15:50:00.006+02:00</published><updated>2011-06-28T09:51:03.295+02:00</updated><title type='text'>Il Marketing. Un valore ancora più intangibile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TKss93zzE3I/AAAAAAAAANA/TrY09wp5N9k/s1600/images.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="124" src="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TKss93zzE3I/AAAAAAAAANA/TrY09wp5N9k/s200/images.jpeg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Elena Pierini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi anni vi sono stati notevoli cambiamenti nel business delle imprese e di conseguenza anche nel Marketing.&lt;br /&gt;Un approccio nuovo, chiamato Radical Marketing, come indicato nel libro “Marketing management” di Philip Kotler, è incentrato sull’ottimizzazione di risorse limitate, sullo stretto contatto con i Clienti e sulla creazione di soluzioni più soddisfacenti per le loro esigenze.&lt;br /&gt;La strategia è essenziale ed è il modo in cui un’impresa decide di combinare insieme le sue competenze, i suoi processi chiave e gli altri asset per vincere sul mercato. Gli asset reali di cui parliamo qui sono voci ovviamente fuori bilancio come il valore dei loro marchi, dei dipendenti, dei partner della distribuzione, dei formatori, dei Clienti e del loro capitale intellettuale, ovvero tutte le attività immateriali che probabilmente rappresentano l’80% del valore di un’impresa.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’impresa ha bisogno soltanto dell’accesso a queste attività e dovrà forse decapitalizzare e quindi affidare in outsourcing alcune attività e ridurre il capitale di esercizio.&lt;br /&gt;I consulenti possono avere un ruolo costruttivo nell’aiutare le imprese a riesaminare le opportunità di mercato, le strategie e le tattiche in questo nuovo scenario organizzativo.&lt;br /&gt;Eppure alcuni imprenditori sostengono: “se abbiamo successo i consulenti non ci servono, se non abbiamo successo, non possiamo permetterceli”.&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno di un numero minore di dipendenti e di un numero maggiore di persone che ottengono dei risultati, quindi servitevi dei dipendenti e pagateli anche sulla base dei risultati.&lt;br /&gt;Secondo Kotler, se possedete del personale addetto al marketing, “assumete solo persone entusiaste e piene di gioia di vivere; chi non ha queste qualità forse può andare bene in contabilità”.&lt;br /&gt;Il Cliente è il RE. &lt;br /&gt;Sono i Clienti, non i beni, a scarseggiare e le imprese devono spostare il loro interesse dalla creazione del prodotto al Mantenimento del Cliente. &lt;br /&gt;Nonostante il mantenimento, la fidelizzazione e la fedeltà del Cliente siano essenziali, vi è una nuova visione in merito: “non tutti i Clienti dovrebbero essere conservati”. Vi sono Clienti più problematici, non redditizi, oppure i profitti non controbilanciano le loro capacità di disturbo, ma prima di “licenziarli” è necessario offrire loro la possibilità di migliorare.&lt;br /&gt;Aumentate le spese e/o riducete il servizio offerto.&lt;br /&gt;Se continuano ad essere Clienti, significa che sono diventati redditizi.&lt;br /&gt;Se si riesce a soddisfare un Cliente esigente e redditizio, sarà più facile soddisfare tutti gli altri.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo che il mantra originale del marketing è “individuare le esigenze del cliente e soddisfarle”.&lt;br /&gt;Tra le competenze più importanti del marketing vi sono anche la comunicazione e la promozione.&lt;br /&gt;L’abbigliamento di un venditore comunica, il prezzo di listino comunica, gli uffici comunicano, tutto crea delle impressioni negli interlocutori.&lt;br /&gt;Di qui il crescente interesse per le comunicazioni integrate di marketing (Integrated Marketing Communications).&lt;br /&gt;La promozione è quella parte della comunicazione che consiste nei messaggi dell’impresa concepiti per stimolare l’interesse per i suoi prodotti/servizi e quindi l’acquisto di essi. La promozione può non essere efficace se non attira l’attenzione!&lt;br /&gt;Non è una novità dire che oggi le imprese si trovano ad investire più nel marketing che nella creazione del prodotto, basti pensare che i produttori di “The Blair Witch Project” hanno speso 350.000 dollari per produrre il film e 11 milioni di dollari per commercializzarlo. &lt;br /&gt;Tornando al nuovo approccio di Radical Marketing, nel volume di Sam Hill e Glenn Rifkin, vi sono delle linee guida per aiutare le imprese a fare marketing radicale, elenco alcune di esse:&lt;br /&gt;• La funzione di marketing deve essere incentrata sul CEO;&lt;br /&gt;• Assicurarsi che la funzione marketing sia snella, quindi evitare il proliferare dei livelli gestionali per non accrescere la distanza dal mercato;&lt;br /&gt;• Intrattenere rapporti diretti con le persone che contano di più: i Clienti;&lt;br /&gt;• Utilizzare le ricerche di mercato con cautela, non accontentiamoci di risultati statistici che descrivono il consumatore medio;&lt;br /&gt;• Assumere solo persone motivate;&lt;br /&gt;• Amare e rispettare i Clienti come individui e non come numeri all’interno di un foglio elettronico, occorre riconoscere che i Clienti principali sono all’origine dei maggiori successi delle proprie organizzazioni;&lt;br /&gt;• Utilizzare messaggi pubblicitari brevi e mirati;&lt;br /&gt;• Ricorrere ad idee fresche ed originali, per esempio decidendo di limitare la distribuzione in modo da sollecitare la fedeltà e l’interesse dei propri Clienti e distributori.&lt;br /&gt;Per conquistare un’elevata produttività e redditività nel marketing, occorre quindi che l’impresa raccolga ogni tipo e il maggior numero di informazioni dai suoi stakeholder, che sia concentrata sulle esigenze, le preferenze, e il comportamento dei clienti e motivi i suoi stakeholder affinchè si impegnino con tutte le loro forze a servirli e a soddisfarli, che instauri partnership con i suoi stakeholder e li gratifichi, che costruisca marchi forti utilizzando gli strumenti comunicativi e promozionali con il miglior rapporto costo/efficacia, che sviluppi una leadership di marketing e lo spirito di squadra tra i vari dipartimenti. Quindi in sostanza ciò che si richiede adesso è una grande capacità di Differenziarsi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2909210540618577087?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2909210540618577087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2909210540618577087' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2909210540618577087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2909210540618577087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/10/il-marketing-un-valore-ancora-piu.html' title='Il Marketing. Un valore ancora più intangibile'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TKss93zzE3I/AAAAAAAAANA/TrY09wp5N9k/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-7718716416662535013</id><published>2010-09-24T15:12:00.004+02:00</published><updated>2011-06-28T09:51:20.326+02:00</updated><title type='text'>Robustezza e fragilità. Che fare? Il Cigno nero tre anni dopo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TJyjiikn1tI/AAAAAAAAAM8/YX1tGePKxuI/s1600/Robustezza-e-Fragilita.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TJyjiikn1tI/AAAAAAAAAM8/YX1tGePKxuI/s200/Robustezza-e-Fragilita.jpg" width="141" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Doctor Who&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ uscito di recente in libreria questa ultima fatica di N. Taleb, autore del “Cigno Nero” , uno dei pochi a prevedere l’ ultima crisi. Nel frattempo divenuto uno dei più ascoltati consiglieri del primo ministro britannico Cameron, Taleb ci consegna un testo che è pieno di considerazioni “semplici”, ma proprio per questo ormai fuori dalla portata delle menti dei nostri “supereconomisti”, quelli che per capirci fanno le previsioni a posteriori e i sedicenti "esperti di rischi" che in questi tre anni hanno risposto all'autore con ostilità, dimostrando la loro inguaribile cecità ai Cigni neri.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Fondamentale in questo testo il parallelismo che Taleb stabilisce con il disegno superiore della Natura che ama le “ridondanze” : due mani, due occhi, due reni ecc. La maggior parte degli economisti attuali non doterebbe l’ uomo di tutte queste ridondanze, anzi, oltre a vendere un rene, darebbe l’ altro “allo scoperto” per poi ricomprarlo quando veramente ce ne fosse bisogno. La maggior parte dei sistemi finanziari prevedono questo comportamento come prassi e l’ uomo se fosse stato creato ad immagine del mondo finanziario si sarebbe già estinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece secondo Taleb le ridondanze sono un’ assicurazione e la differenziazione garantisce maggiore sopravvivenza. Come non concordare con queste semplici considerazioni?!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora sfruttando il parallelismo con la Natura, Taleb ci dice che quest’ ultima tende a limitare il proliferare di esseri troppo grandi ed importanti per l’ ecosistema. Tutto il contrario di quello che succede in area finanziaria ai giorni nostri: i governi negli ultimi anni hanno teso il salvagente e qualcosa di più a grandi colossi per evitare panico ed effetto domino negativo, al fine di salvaguardare una gran massa di posti di lavoro. Mentre i piccoli artigiani, commercianti, imprenditori falliscono senza che nessuno se ne curi, obbedendo solo questi ultimi alle leggi della Natura: muoiono senza fare danno e lasciano spazio al nuovo e più forte. Taleb si cimenta in qualche previsione dicendo che in futuro le aziende saranno sempre più diseguali e il processo di globalizzazione continuerà anche se nessuno è oggi in grado di prevedere cosa comporterà in termini di effetti collaterali. Per dirla con la recensione al libro di Danton sul Sole 24 0re, “… mi sono imbattuto, con un giorno di ritardo, in una buonissima sintesi della crisi:…. "In Francia, negli anni 80 del Novecento, i socialisti hanno assunto la guida delle banche. Negli Stati Uniti, nel decennio 2001-2010 le banche hanno assunto il controllo del governo"…..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla crisi degli ultimi due anni è utile riportare l’ opinione dell’ autore nell’ ultimo paragrafo del libro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vorrei discutere solo brevemente la crisi del 2008 (che si è verificata dopo la pubblicazione del libro e che è stata una quantità di cose, ma non un Cigno nero, bensì solo il risultato della fragilità di sistemi costruiti sull’ignoranza – e sulla negazione –della nozione di eventi dei Cigni neri. Sappiamo con una certezza quasi totale che un aereo affidato a un pilota incompetente finirà per schiantarsi).&lt;br /&gt;Imparare da Madre Natura, la maestra più antica e più saggia&lt;br /&gt;Perché brevemente? In primo luogo, questo non è un libro di economia, bensì un libro sull’incompletezza della conoscenza e sugli effetti di un’incertezza ad alto impatto: è solo per accidens se gli economisti sono la specie più cieca ai Cigni neri sulla faccia del nostro pianeta. In secondo luogo, io preferisco parlare&lt;br /&gt;degli eventi prima che accadano, non dopo. Ma il pubblico generale confonde anticipazione e retrospezione. Gli stessi giornalisti, economisti ed esperti politici che non videro arrivare la crisi fornirono abbondanti analisi ex post facto sulla sua inevitabilità.&lt;br /&gt;L’altra ragione, quella reale, per cui voglio sbrigarmi in breve è che la crisi del 2008 per me non è stata abbastanza interessante intellettualmente: nei suoi sviluppi non c’è stato niente che non fosse già accaduto prima in scala minore (per esempio banche che persero, nel 1982, fino all’ultimo centesimo tutto ciò che avevano accumulato prima). Per me è stata semplicemente un’opportunità finanziaria, come spiegherò più avanti.&lt;br /&gt;In verità ho riletto il mio libro e non ho trovato nulla da aggiungere, nulla in cui non ci fossimo già imbattuti in qualche punto della storia, come gli insuccessi anteriori, nulla da cui avessi potuto imparare qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo, proprio nulla.&lt;br /&gt;Il corollario è evidente: dal momento che nella crisi del 2008 non c’è stato niente di nuovo, non abbiamo niente da imparare da essa e commetteremo lo stesso errore in futuro. E ci sono già le prove, proprio mentre sto scrivendo: il Fondo monetario internazionale (Imf) continua a emanare previsioni (non rendendosi conto che le precedenti non hanno funzionato e che quei poveri creduloni che prestano loro fede incorreranno di nuovo in grossi guai); i professori di economia usano ancora la curva gaussiana; l’amministrazione attuale è popolata da coloro che Robustezza e fragilità stanno portando l’errore del modello a proporzioni industriali, inducendoci a fidarci dei modelli ancor più di quanto non avessimo mai fatto in passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la crisi fornisce anche un’illustrazione del bisogno di robustezza che val la pena di discutere qui.&lt;br /&gt;Nella documentazione scritta degli ultimi due millenni e mezzo, soltanto gli sciocchi e i platonici (nonché la specie più&lt;br /&gt;recente dei banchieri centrali) hanno creduto in utopie costruite ad arte. Vedremo che l’idea non è quella di correggere errori e di eliminare la casualità dalla vita sociale ed economica attraverso la politica monetaria, sussidi e via dicendo. L’idea è semplicemente quella di lasciare che gli errori di pensiero e di calcolo rimangano confinati, e di impedire che si diffondano nel sistema, ispirandosi in tal modo al comportamento di Madre Natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riduzione della volatilità e della comune casualità accresce l’esposizione ai Cigni neri, creando una quiete artificiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio sogno è avere una vera epistemocrazia, ossia una società robusta contro gli errori degli esperti, gli errori di previsione e l’hybris, una società in grado di resistere all’incompetenza dei politici, dei regolamentatori, degli economisti, dei banchieri centrali, dei banchieri, degli sgobboni della politica e degli epidemiologi. Noi non possiamo rendere gli economisti più scientifici; non possiamo rendere gli uomini più razionali (qualunque cosa ciò possa significare); non possiamo fare sparire le mode.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soluzione è abbastanza semplice una volta che abbiamo isolato gli errori dannosi, come vedremo nel caso del Quarto quadrante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò io sono attualmente diviso fra a) il mio desiderio di spendere tempo rimuginando le mie idee in caffè europei e nella tranquillità del mio studio, o cercando qualcuno con cui poter conversare, camminando lentamente in un bell’ambiente urbano, e b) il sentimento dell’obbligo di impegnarmi in una qualche forma di attivismo per irrobustire la società, il che comporta che io parli con persone non interessanti e mi immerga nella cacofonia del mondo antiestetico dei giornali e dei media, che io vada a Washington e osservi persone ipocrite vestite elegantemente camminare per le strade, che io debba difendere le mie idee facendo al tempo stesso uno sforzo per mantenermi calmo e dissimulare il mio disprezzo. Tutto questo si è rivelato molto distruttivo per la mia vita intellettuale. Ma ci sono alcuni trucchi per difendersi. Un trucco utile, come ho scoperto, è quello di evitare di dare ascolto alle domande dell’intervistatore, rispondendo invece con argomenti su cui avevo meditato recentemente. È degno di nota il fatto che né gli intervistatori né il pubblico si accorgano della mancanza di correlazione fra domanda e risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta fui scelto per far parte di un gruppo di cento persone che sarebbe andato a Washington per partecipare a due giorni di discussioni su come risolvere i problemi della crisi cominciata nel 2008. Nel gruppo furono incluse quasi tutte le personalità importanti. Dopo un’ora di discussioni, durante un discorso del primo ministro dell’Australia, uscii dalla sala in preda a dolori intollerabili. La schiena cominciò a farmi male quando guardai la faccia dei presenti. Il cuore del problema era che nessuno di loro conosceva il cuore del problema.&lt;br /&gt;Tutto questo mi convinse che c’è una soluzione unica per il mondo intero, che dovrà essere progettata secondo linee semplicissime di robustezza nei confronti dei Cigni neri: in caso contrario il mondo esploderà.&lt;br /&gt;Così ora mi sono disimpegnato. Sono tornato nella mia biblioteca.&lt;br /&gt;Non sto provando neppure un piccolo senso di frustrazione, non mi preoccupo nemmeno di come le previsioni possano fare esplodere la società, e neppure riesco a irritarmi per la stupidità dei fautori del caso (al contrario); devo forse tutto questo a un’altra scoperta, connessa a una particolare applicazione dello studio dei sistemi complessi, l’Estremistan, e alla scienza delle lunghe passeggiate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-7718716416662535013?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/7718716416662535013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=7718716416662535013' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7718716416662535013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7718716416662535013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/09/robustezza-e-fragilita-che-fare-il.html' title='Robustezza e fragilità. Che fare? Il Cigno nero tre anni dopo'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TJyjiikn1tI/AAAAAAAAAM8/YX1tGePKxuI/s72-c/Robustezza-e-Fragilita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-894600399529977863</id><published>2010-09-06T15:42:00.005+02:00</published><updated>2011-06-28T09:51:37.241+02:00</updated><title type='text'>Gli errori dei manager</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TITvh0gh02I/AAAAAAAAAM4/SvB58UFMU9o/s1600/post8_success.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="173" src="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TITvh0gh02I/AAAAAAAAAM4/SvB58UFMU9o/s200/post8_success.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Paola Danese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siete a capo di un gruppo di persone? Tra i vostri compiti c'è anche quello di far ottenere loro dei risultati, di migliorarne le prestazioni? E vi piacerebbe anche che a fine serata, se vi vedessero abbacchiati, avessero voglia di fermarsi a fare quattro chiacchiere con la persona e non solo con il manager?! Quante volte vi è capitato di chiedervi come ottenere tutto ciò o perché ogni tanto o da qualche parte il meccanismo si inceppa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa newsletter vuole essere un piccolo vademecum dei principali errori dei manager, non solo per fare in modo che le loro performance migliorino, ma per migliorare di pari passo anche la vita di quelli che da loro sono gestiti e quindi in realtà l'andamento dell'azienda.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Molti ritengono che i leader debbano avere carisma. Tuttavia, ad esempio secondo Kotler, per essere efficaci non occorre carisma. Molti grandi leader non si affannano a costruirsi un’immagine carismatica; sono amabili, spesso semplici, e mostrano un reale interesse per clienti e dipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo da alcuni concetti base: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) LA DELEGA&lt;br /&gt;Se gestite delle persone significa che avete responsabilità complesse e che nel perseguimento dei risultati avete bisogno di un team che lavori con voi. Quindi avete delegato dei compiti. La questione è: fino a che punto avete delegato? Warren Buffet dice che bisognerebbe delegare "fino al passo prima dell'abdicazione". Questo va contro il senso comune e la diffusa tendenza a controllare ogni evento ed ogni persona che ne è coinvolta. Tuttavia controllare ogni cosa porta alla micro - gestione (micro management), cioè a seguire fin nei dettagli un insieme così numeroso di eventi o linee di business che, nel caso in cui ne saltasse una, finirebbero per saltare tutte. La soluzione quindi è non solo necessaria ma strategica: ogni compito necessita di competenze specifiche ed approfondite che il manager difficilmente riesce a racchiudere in sé ad alti livelli di complessità. Il suo ruolo fondamentale diventa allora ispirare i propri collaboratori perché accrescano le loro specificità e siano grandi nel perseguimento degli obiettivi loro assegnati. La competenza e lo spazio decisionale devono mantenere un rapporto di crescita diretta: massima competenza, massima libertà nelle scelte; in questo modo non solo chi supervisiona si libera di un compito, ma alimenta l'orgoglio professionale del proprio collaboratore: collaboratori capaci al posto giusto vogliono dimostrare con caparbietà le proprie competenze, e per farlo hanno bisogno di spazio.&lt;br /&gt;Prima di ogni processo di delega però è necessario assicurarsi che il collaboratore sia dotato di integrità e lealtà in tutte le 24 ore della giornata e non solo fino al timbro del cartellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) SOSTITUZIONI AI VERTICI&lt;br /&gt;La domanda chiave da porsi quando inizia a diventare allettante la prospettiva di effettuare un cambiamento in posizioni manageriali è: "è assolutamente necessario?". Perché se da una parte questi cambiamenti sono divoratori di tempo ed energie e spesso portano più guai che miglioramenti, dall'altra bisogna anche ammettere che sono delle porte aperte su un mondo di opportunità. Se la risposta alla fatidica domanda è no, allora lasciamo le cose come stanno e diamo supporto. Ma se la risposta è si, ed è corredata da ampi schemi excel con un meno davanti, allora è bene se a questo cambiamento arriviamo preparati, avendo fatto crescere all'interno della squadra o dell'azienda un collaboratore che già conosce ogni aspetto della posizione e dell'attività svolta, che ha già vissuto dall'interno gli errori commessi e magari si è disegnato una sua idea delle azioni correttive da intraprendere. Subito, senza perdere tempo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) I PARAMETRI DI SCELTA DEI COLLABORATORI&lt;br /&gt;Quante volte vi siete trovati davanti al bivio tra il candidato super preparato con anni di esperienza che si presentava all'ultimo colloquio con il sorriso appena abbozzato di chi sta per aggiungere un’azienda prestigiosa al proprio curriculum e quello giovane senza esperienza, che ha mandato il cv tre volte per email e due brevi manu, che sogna da quando si è iscritto all'università il tipo di lavoro che gli state offrendo? Mai? Allora prima o poi vi capiterà, e sarà probabile che alla prova dei fatti cediate al luogo comune di ritenere che il candidato tecnicamente preparato vi sarà d'aiuto subito e crescerà proporzionalmente al costo che sosterrete per mantenerlo.&lt;br /&gt;Non è così. Scegliete uomini capaci, certamente, ma le cui capacità siano strettamente legate alla passione che mettono nel loro lavoro, nel prodotto che costruiscono, che aggiustano o che vendono. Scegliete venditori che amano ciò che offrono, e trasmetteranno a chiunque la loro incredibile passione perché spinto dall'interesse per qualcosa che lo affascina, ne conoscerà ogni dettaglio, riuscirà a proporne applicazioni impensate, ne illustrerà l'efficacia elencandone i benefici che se ne posso trarre tanto che il cliente ne rimarrà impressionato. E soprattutto, avrete un collaboratore orgoglioso di appartenere ad un'azienda che ha creduto in lui quando ancora da offrire aveva soltanto l'entusiasmo. Sull'entusiasmo potete investire: è un investimento che porta profitto.&lt;br /&gt;In una squadra così costruita, non è importante quanto sia intelligente il collaboratore, ma quanto sia appassionato al lavoro, quanto ami ciò che sta facendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...alziamo un po’ il tiro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) SAPER CONVINCERE L’INTERLOCUTORE&lt;br /&gt;Arriviamo nel vivo della questione: c'è chi con il carisma ci è nato e il tempo gli è servito soltanto per imparare ad usarlo e chi, invece, non solo non lo ha ricevuto in dote, ma neppure è riuscito a costruirselo. Come fare? Se le doti del grande comunicatore non è possibile accumularle in tempi brevi, almeno cerchiamo di evitare gli errori più dannosi: tendenzialmente l'interlocutore evita di seguire i consigli suggeritigli da chi riesce a farlo sentire colpevole e contemporaneamente sappiamo, almeno per esperienza diretta, che poche sono le sensazioni migliori di quelle del sentirsi apprezzato. Nell’invitare gli altri a fare qualcosa per noi, o nella modalità o con i tempi che ci sono congeniali, appelliamoci alla parte migliore del nostro interlocutore, ricordiamogli quanto è riuscito in passato ad essere grande nello svolgere quel compito o nel raggiungere quel risultato. Così facendo risveglieremo il suo orgoglio e faremo appello alla parte migliore di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) MUOVERE LE CRITICHE&lt;br /&gt;Allo stesso modo è necessario fare molta attenzione a come si struttura una critica. A nessuno piace essere criticato e niente ci può fare sentire peggio riguardo a noi stessi dell'essere criticato per qualcosa che abbiamo fatto o che abbiamo omesso di fare. Niente ci ispira meno. La critica significa che abbiamo fatto qualcosa in modo sbagliato, che quella che seguivamo non era la strada giusta per noi, che dobbiamo interrompere ciò che stiamo facendo e riprovare o lasciar perdere e fare qualcos’altro. Spesso le persone che ci criticano non ci piacciono, che significa che non le vogliamo ascoltare e che con molta probabilità non le ascolteremo. Cerchiamo quindi di correggere gli altri dando indicazioni sottointese, facendo ragionare chi sbaglia ponendo delle domande che lo portino da solo a trarre le conclusioni oppure raccontando una storia in cui in prima persona abbiamo avuto un'idea simile che poi ci ha portato a conseguenze negative: il nostro interlocutore arriverà da solo alle conclusioni e avremo evitato di negativizzarlo.&lt;br /&gt;Ricordiamoci che per convincere qualcuno, il primo passo da fare è convincerlo ad ascoltarci. E quale altro modo esiste migliore per farci ascoltare se non complimentandoci? I complimenti ci rendono amichevoli, e le opinioni delle persone che ci piacciono sono quelle che ci stanno a cuore. Un complimento crea quell'ambiente di fiducia necessario per una critica costruttiva che venga non solo ascoltata ma anche seguita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) AMMETTERE I PROPRI ERRORI&lt;br /&gt;Capita a tutti di sbagliare e non è tanto la dimensione dell’errore a contare ma come lo si accetta e cosa si riesce ad imparare da esso. La tendenza generale di fronte ad un fallimento, a una valutazione scorretta, ad un passo falso è di sforzarsi nell’individuare altri colpevoli, o esempi precedenti che hanno commesso lo stesso errore. Chi vi osserva da fuori e vi ha preso come punto di riferimento però cosa vede? Probabilmente avrà l’impressione che si voglia nascondere qualcosa o che la persona non abbia né il coraggio né l’integrità di ammettere le proprie “colpe”; questo si trasformerà in un senso di diffusa sfiducia che minerà i rapporti complessivi. Perché allora non ammettere platealmente e subito di aver sbagliato, assumendosene per intero la piena responsabilità? Non esistono azioni perfette, solo intenzioni perfette; quando ci accorgiamo dello scostamento delle une dalle altre, guadagniamo di più a fare un passo indietro e cercare subito le correzioni, anziché intestardirci e perseverare nell’errore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-894600399529977863?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/894600399529977863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=894600399529977863' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/894600399529977863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/894600399529977863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/09/gli-errori-dei-manager.html' title='Gli errori dei manager'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TITvh0gh02I/AAAAAAAAAM4/SvB58UFMU9o/s72-c/post8_success.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6337006797284717667</id><published>2010-09-01T15:17:00.004+02:00</published><updated>2011-06-28T09:51:51.983+02:00</updated><title type='text'>Dieci regole esclusive per stregare il cigno nero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TH5ScC3fG2I/AAAAAAAAAMs/t0PVfPZ2VoE/s1600/economia1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" src="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TH5ScC3fG2I/AAAAAAAAAMs/t0PVfPZ2VoE/s200/economia1.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Nassim Nicholas Taleb&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto i seguenti dieci princìpi soprattutto nel l'intento di permettere alla vita economica di fronteggiare le necessità del Quarto quadrante dopo la crisi.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;1. Quel che è fragile dovrebbe rompersi presto, finché è ancora piccolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla dovrebbe mai diventare troppo grande per fallire. L'evoluzione nella vita economica aiuta a crescere più degli altri coloro che hanno la massima quantità di rischi nascosti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. No alla socializzazione delle perdite e alla privatizzazione dei guadagni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualunque cosa possa aver bisogno di essere salvata da un dissesto dovrebbe essere nazionalizzata; qualsiasi cosa non abbia bisogno di essere salvata da un fallimento dev'essere libera, piccola e in grado di affrontare rischi. Noi siamo entrati nelle manifestazioni peggiori del capitalismo e del socialismo. In Francia, negli anni 80 del Novecento, i socialisti hanno assunto il controllo delle banche. Negli Stati Uniti, nel decennio 2001-2010 le banche hanno assunto il controllo del governo. Questa è una cosa surreale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. A coloro che hanno guidato uno scuolabus a occhi bendati (e lo hanno distrutto) non si dovrebbe mai affidare un altro autobus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'establishment economico (le università, i regolamentatori, le banche centrali, i funzionari governativi, varie organizzazioni dotate di un personale formato in gran parte da economisti) perse la sua legittimità in coincidenza con il fallimento del sistema nel 2008. Sarebbe irresponsabile e folle riporre la nostra fiducia nella loro capacità di guidarci fuori da questo disastro. E da irresponsabili anche ascoltare consigli dagli "esperti di rischi" e dagli istituti di scienze commerciali che sostengono ancora le loro misurazioni e che ci hanno ridotto sul lastrico (come il metodo di misurazione del rischio value-at-risk). Scovate le persone intelligenti che hanno le mani pulite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Non lasciare che una persona che si assicura un bonus di incentivazione possa gestire una centrale nucleare, e nemmeno i tuoi rischi finanziari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È molto probabile che una tale persona sia incline a fare tagli sulla sicurezza per presentare questi risparmi come "profitti", sostenendo di essere "prudente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bonus non si conciliano con i rischi nascosti di gravi imprevisti. È stata l'asimmetria del sistema dei bonus a condurci alla situazione attuale. Non ci sono incentivi senza disincentivi: il capitalismo distribuisce premi e punizioni, non solo premi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Bilancia la complessità con la semplicità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La complessità derivante dalla globalizzazione e da una vita economica riccamente organizzata in reti ha bisogno di essere controbilanciata dalla semplicità nei prodotti finanziari. L'economia complessa è già una forma di leverage o di potenziamento dell'efficienza economica attraverso il debito. L'aggiunta di debiti a tale sistema può condurre a gorghi sfrenati e pericolosi e non concede spazio a errori. I sistemi complessi sopravvivono grazie al ristagno e alla ridondanza, non grazie al debito e all'ottimizzazione. Il capitalismo non può evitare manie e bolle. Le bolle azionarie (come nel 2000) si sono rivelate moderate; le bolle di debiti sono maligne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Non dare ai bambini candelotti di dinamite, anche se hanno un'etichetta di garanzia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I prodotti finanziari complessi non devono essere proibiti per il fatto che nessuno li capisce e che solo poche persone sono abbastanza razionali da saperlo. Noi abbiamo bisogno di proteggere i cittadini da se stessi, dalle banche che vendono loro prodotti per la copertura delle perdite e da regolamentatori creduloni che danno ascolto ai teorici economici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Soltanto gli schemi di Ponzi dovrebbero dipendere dalla fiducia. I governi non dovrebbero mai avere bisogno di "ripristinare la fiducia"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In uno schema di Ponzi (il più famoso dei quali è stato quello perpetrato da Bernard Madoff), una persona usa i fondi affidatigli da investitori recenti per restituire i loro fondi a investitori anteriori che desiderano recedere da un investimento. Le dicerie a cascata sono un prodotto di sistemi complessi. I governi non possono fermare le voci. Semplicemente, noi dovremmo essere in grado di ignorarle, di essere robusti a esse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Non dare a un tossicodipendente altre droghe se ha crisi di astinenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prestare denaro a chi soffre per un indebitamento eccessivo nell'intento di aiutarlo ad alleviare i suoi problemi non è omeopatia, è rifiuto. La crisi per indebitamento non è un problema temporaneo, bensì un problema strutturale. Noi dobbiamo recuperare i tossicodipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. I cittadini non dovrebbero dipendere da risorse finanziarie come depositi di valori e non dovrebbero fare affidamento sui consigli di "esperti fallibili" per il loro pensionamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita economica dovrebbe essere definanzializzata. Noi dovremmo imparare a non usare i mercati come depositi di valore; essi non contengono le certezze che possono richiedere i normali cittadini, nonostante le opinioni degli "esperti". Gli investimenti dovrebbero essere destinati all'intrattenimento. I cittadini dovrebbero provare ansia per le loro attività economiche (che controllano), non per i loro investimenti (che non controllano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Fai un'omelette con le uova rotte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, nella crisi del 2008 non si trattò di riparare i guasti con metodi di fortuna, non più di quanto si possa rattoppare una barca dallo scafo marcio con soluzioni provvisorie. Abbiamo bisogno di costruire la nuova chiglia con un nuovo materiale (più robusto); dovremo rifare il sistema prima che esso si rifaccia da sé. Scegliamo di passare a un'economia robusta aiutando ciò che deve rompersi a rompersi da solo, convertendo il debito in azioni, marginalizzando le scuole di economia e di business, chiudendo i Nobel in economia, proibendo l'acquisto di società mediante finanziamenti attraverso debiti, confinando i banchieri nell'ambito che compete loro, recuperando gli indennizzi di coloro che ci hanno condotti in una certa situazione (esigendo, per esempio, la restituzione dei fondi pagati a Robert Rubin o ai banksters, le cui ricchezze sono state incrementate dalle tasse versate dai docenti scolastici) e insegnando alle persone a navigare in un mondo con meno certezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a quel punto vedremo una vita economica più vicina al nostro ambiente biologico: aziende minori, un'ecologia più ricca, nessun uso speculativo di capitale avuto a prestito, in un mondo in cui sono gli imprenditori, non le banche, ad affrontare i rischi e in cui ogni giorno nascono e muoiono aziende senza fare notizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( Tratto da Il Sole 24 Ore)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6337006797284717667?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6337006797284717667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6337006797284717667' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6337006797284717667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6337006797284717667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/09/dieci-regole-esclusive-per-stregare-il.html' title='Dieci regole esclusive per stregare il cigno nero'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TH5ScC3fG2I/AAAAAAAAAMs/t0PVfPZ2VoE/s72-c/economia1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6894246795151958547</id><published>2010-09-01T15:08:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:52:06.235+02:00</updated><title type='text'>Segreti e strategie  per affrontare la recessione.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TH5QOX8zkBI/AAAAAAAAAMo/A44Y0cegbA0/s1600/come-avere-successo.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TH5QOX8zkBI/AAAAAAAAAMo/A44Y0cegbA0/s200/come-avere-successo.JPG" width="158" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Tom Peters&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il contenuto di una conferenza tenuta da Tom Peters  nel marzo 2009 e che riteniamo quanto mai attuale. Se non altro un breve, ma utile spunto di riflessione da portarsi in vacanza per preparare un rientro al lavoro con spirito rinnovato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un linguaggio diretto e informale, Peters punta direttamente ai fondamentali di un lavoro duro che porta al successo. Alcuni consigli potranno suonare un po' banali. Tom Peters non accenna a  particolari tecniche, ma  punta piuttosto sull'atteggiamento da adottare, che è poi un modo di essere e fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella riportata sotto è una selezione dei consigli dati e che sono attualissimi, viste le performance non esattamente eccellenti che molti hanno dovuto affrontare negli ultimi mesi.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;1. Arrivate prima e andate via più tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Lavorate in modo più energico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Potete lavorare bene per meno e, se è così, adattatevi alle circostanze sfortunate con un sorriso anche se dentro vi sentite morire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Date di più, volontariamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Prendete cura di voi stessi in maniera migliore del solito e incoraggiate gli altri a fare lo stesso. Il benessere fisico determina quello mentale e risponde allo stress.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Provate a dimenticare i “bei tempi passati”; la nostalgia è autodistruttiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Fate lavorare di più il telefono e mantenete i contatti in modo positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Semplificate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Trovate il modo di circondarvi di giovani e di trattenerli; quasi mai appartengono alla scuola del “sta cadendo il cielo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Imparate nuove abilità commerciali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Celebrate i piccoli successi come se fossero grandi successi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Date un nuovo significato alla parola “pensieroso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Raddoppiate, triplicate gli impegni per “camminare nelle scarpe del cliente” (specialmente se le scarpe sono maleodoranti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Lasciate cadere l’atteggiamento di rimprovero quando entrate in azienda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Diventate un esempio di responsabilità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6894246795151958547?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6894246795151958547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6894246795151958547' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6894246795151958547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6894246795151958547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/09/segreti-e-strategie-per-affrontare-la.html' title='Segreti e strategie  per affrontare la recessione.'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TH5QOX8zkBI/AAAAAAAAAMo/A44Y0cegbA0/s72-c/come-avere-successo.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-7033952273764138198</id><published>2010-07-14T16:08:00.001+02:00</published><updated>2011-05-08T11:08:28.783+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Giovanni Tamburi, T.I.P.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TD3PEMMuM1I/AAAAAAAAALs/uSWKIyxaH-A/s1600/crisi-.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5493774791362884434" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TD3PEMMuM1I/AAAAAAAAALs/uSWKIyxaH-A/s200/crisi-.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 134px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Le opinioni sulla recente crisi economica sono tante e varie. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pubblichiamo un articolo di Felice Capretta  apparso su &lt;a href="http://informazionescorretta.blogspot.com/"&gt;Informazione scorretta&lt;/a&gt; che ci è piaciuto molto e che rivela i meccanismi alla base dei ragionamenti di alcuni addetti ai lavori. Lasciamo giudicare a voi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a href="http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/07/intervista-giovanni-tamburi-tip.html"&gt;Intervista a Giovanni Tamburi, T.I.P&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Nel silenzio dell'ufficio improvvisamente parte il riff di chitarra. Immediatamente l'open space si riempie delle note della memorabile notte in cui in Nirvana si esibirono nel loro concerto Unplugged, e Kurt Cobain attaccava la cover di The Man Who Sold The World di David Bowie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sono parole per evocare quella note, o la si conosce o non la si conosce, già dalle prime due note.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah, già, è il mio telefono che suona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'altro capo del filo metaforico (dal momento che è un cellulare) c'e' Andrea, che mi chiede se ho voglia di fare un'intervista di quelle che non si scordano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Andrea, te l'ho già detto: o mi fai intervistare papa Ratzinger in esclusiva per Informazione Scorretta o non se ne fa niente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Felice, papa Ratzinger ha l'agenda piena, lo sai, c'e' un buco non prima del 3 settembre 2011"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Niente da fare, il 3 settembre del 2011 mi scade lo yogurt al cocco"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ok, niente Ratzinger. Che ne dici di TIP?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Si, Tip, certo. E Tap no, che poi si offende? E Minni, non la intervistiamo? Andrea, stai bene, vero?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma no Felice, TIP spa, Tamburi Investment Partners, 'gnurànt! Ti interessa farci due chiacchiere? E' disponibile ad incontrare blogger di peso che parlano di economia"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mmmmm...ok, quando vuoi, tranne il 3 settembre 2011 che con lo yogurt al cocco non si scherza"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così, con questa telefonata surreale, che è nato il post che vi proponiamo oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo così avuto il piacere di incontrare a Milano Giovanni Tamburi, presidente di Tamburi Investment Partners, &lt;a href="http://www.tipspa.it/"&gt;società per azioni quotata&lt;/a&gt; alla borsa di Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il resoconto di quella giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tamburi ci riceve nella sua ampia sala riunioni. Due chiacchiere cordiali nella grande sala, poi a pranzo tocca ai blogger: &lt;a href="http://bimboalieno.altervista.org/"&gt;Bimboalieno&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/"&gt;MercatoLibero&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/"&gt;Informazione Scorretta&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercato Libero parte subito con una serie di domande di taglio più tecnico riguardo la società ed il mondo economico italiano e non solo, che potrete approfondire andando &lt;a href="http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/"&gt;a visitare il blog oggi stesso&lt;/a&gt; così come l'ottima review complessiva di Bimboalieno: &lt;a href="http://bimboalieno.altervista.org/?p=1044"&gt;La Crisi Ha Ucciso I Trend&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pian piano poi il discorso si sposta verso lo scenario macro, ed è lì che il vostro caprino cronista ha avuto l'opportunità di sentire - e riproporvi ora - l'opinione di una persona che, comunque la si guardi, conosce molto bene l'economia ed ha una mano sensibile sul polso dell'economia italiana, oltre ad una visione chiara dell'economia mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domanda:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vita ci sono alcuni eventi che ricordiamo per sempre. La prima volta che prendiamo un temporale senza ombrello, il primo bacio, e molti altri. Ci rimangono impressi nella memoria e ci ricordiamo esattamente cosa stavamo facendo in quel momento, dove eravamo, in alcuni casi anche cosa vestivamo. Se parliamo di scenario macro, partiamo da un evento che è rimasto sicuramente nella memoria di tutti: la caduta di Lehman Brothers. Lei che ricordo ha di quell'evento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tamburi ci sorprende subito con un'opinione molto precisa su Lehman Brothers:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2005 affermavo che tutte quelle bancacce prima o poi sarebbero fallite [....] non possono vivere della vacuità dei loro prodotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vacuità. Effettivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un impiegato di Lehman Brothers neoassunto prende 130.000 euro l'anno più 50% di bonus.... neanche il mio direttore prende tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziato bene, si prosegue meglio, quando iniziamo a parlare della tendenza in atto: "Securitization, derivati, speravo che diminuissero. Speravo che la finanza comprendesse e facesse un po' di pulizia. C'e' stato lo sboom delle obbligazioni e le banche hanno capito che di carry trade si poteva morire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il darwinismo della crisi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tamburi ha una visione molto precisa della crisi, quasi darwiniano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarà, afferma, un aumento della polarizzazione. In uno scenario di crisi economica come questa, la polarizzazione si manifesta con aziende che vanno male che perderanno quota di mercato e non riusciranno a sopravvivere, ed aziende che, ben gestite e strategicamente dotate, riusciranno a fare bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un certo senso, la crisi opera una sorta di selezione naturale sulle aziende. La crisi economica è vista come un mezzo per "fare pulizia", anche se, dice Tamburi, si è manifestata una forte inerzia al fare pulizia. Per quale motivo? Perchè le banche hanno interesse a non fare write off.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tradotto per i meno scorrettamente informati, le banche non hanno interesse a depennare dal loro bilancio i prestiti che hanno fatto e che stanno diventando inesigibili, se non lo sono già.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè si tratterebbe di una manovra dolorosa e con gravi conseguenze di bilancio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è una operazione che riporta al vero, a chiamare l'attivo con il suo vero nome, il passivo con il suo vero nome, ed a guardare dentro ai buchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia banche e Vero, come è noto, non vanno molto d’accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi sistemica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sembrava vero condividere buona parte di quello che diceva il presidente di una società quotata. Ehi capretta, il mondo va alla rovescia! Finalmente l'occasione si è manifestata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Tamburi,&lt;br /&gt;il mercato sa usare le sue sofisticazioni e non credo che si arriverà alla crisi sistemica. Abbiamo superato la crisi del 29, supereremo anche questa, magari con una guerra e con la Cina che arriverà a prendersi mezza Africa.&lt;br /&gt;Nel 2009 ho davvero pensato che stavamo rischiando la crisi sistemica.&lt;br /&gt;Oggi sono relativamente ottimista perchè ritengo che riusciremo a salvarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo speriamo anche noi, anche se divergiamo in questo caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A nostro avviso, stiamo vivendo la più grande crisi sistemica che la storia ricordi, con una serie di spostamenti epocali in atto, su un piano non solo economico, dove ogni spostamento può essere fatale. Per ora nessuno spostamento è stato veramente fatale, ma le forze in gioco sono talmente enormi che è come andare nello spazio con un missile e tornare: le probabilità di tornare solo feriti sono minime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O si torna, o non si torna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'ottobre del 2008 siamo partiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E siamo ancora in viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inflazione e tassi d'interesse, impoverimento e decadenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prosegue così:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;avremo inflazione, ma non troppa. Avremo un disallineamento tra inflazione e tassi di interesse, con i tassi di interesse che saliranno ma inflazione stabile o poco in ascesa.&lt;br /&gt;Ci sarà impoverimento della popolazione.&lt;br /&gt;SIamo entrati in un periodo di decadenza che sara' lungo anni, forse un secolo. Se vogliamo elaborare una strategia di fronteggiamento, dobbiamo studiare i secoli bui passati e vedere cosa è successo allora&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avremo inflazione, ma non troppa: come a dire che l'enormità di debito generato sarà spalmata nel lungo periodo a colpi di inflazione non troppo alta. Per capirci, niente di drammatico come la repubblica di Weimar o lo Zimbabwe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una opzione che molti uomini di economia pragmatici vedono come possibile. Per noi vale quanto detto sopra riguardo l'enormità delle forze in gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è con la parola "Decadenza", una decadenza lunga anni, forse un secolo o più, che si è chiuso il nostro incontro. Una parola che ha echeggiato nella sala come se fosse il riff dei Nirvana Unplugged, ma meno gradevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed una guerra, ed una Cina che dominerà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veramente....beh, non si è concluso così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè ormai lo sapete, a noi piace comunque dare un messaggio di speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè comunque, così come in ogni fase di prosperità ci sono aziende che falliscono miseramente, in ogni fase di crisi ci sono aziende che riescono a prosperare. Perfino in questo paese, in un deserto di incompetenza (e malafede) politica e strategica, ci sono comunque alcune vette di eccellenza che riescono ad avere successo in Italia ed all'estero. Queste sono le aziende su cui punta la società che abbiamo incontrato, e che comunque prospera in modo economicamente ed eticamente corretto. Noi preferiamo pensare che comunque la prosperità nei momenti di crisi, anche sistemica, è possibile, e se ci sono riusciti dei freddi uomini di azienda come quelle in cui investe TIP, ogni singolo affezionato lettore ha tutte le risorse per riuscire a vivere la sua propria vita in prosperità. E le risorse le trova ....nel suo Centro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Felice Capretta&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-7033952273764138198?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/7033952273764138198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=7033952273764138198' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7033952273764138198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7033952273764138198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/07/le-opinioni-sulla-recente-crisi.html' title='Intervista a Giovanni Tamburi, T.I.P.'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TD3PEMMuM1I/AAAAAAAAALs/uSWKIyxaH-A/s72-c/crisi-.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-3979711140727385459</id><published>2010-07-05T16:57:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:52:48.380+02:00</updated><title type='text'>Affrontare con decisione le relazioni critiche: con i sindacati, i top performer, i collaboratori in crisi, i collaboratori, i dipendenti problematici</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TDHzVS2h-oI/AAAAAAAAALk/WMLG7jPGAFE/s1600/PeopleManagement.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490436967904705154" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TDHzVS2h-oI/AAAAAAAAALk/WMLG7jPGAFE/s200/PeopleManagement.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 117px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Michele Natali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le sei pratiche che Jack Welch assume come parametri quasi imprescindibili per un efficace “People management” ve ne sono un paio che meritano un approfondimento in relazione al periodo di difficoltosa congiuntura economica che l’Europa sta attraversando.&lt;br /&gt;Essendo l’azienda un'organizzazione fatta di persone, le relazioni sono spesso complesse e a volte cariche di tensione e gestire bene le persone significa dedicare un’attenzione particolare a queste relazioni problematiche senza lasciare che queste si incancreniscano o finiscano completamente dimenticate. Un'efficace gestione del personale obbliga le aziende ad affrontare le relazioni critiche con decisione ed integrità.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Le relazioni con i sindacati costituiscono una tra le relazioni più delicate. Spesso i titolari d’azienda considerano i sindacati quasi un intralcio all'attività dell' azienda.&lt;br /&gt;Tuttavia è importante che l'azienda riesca a trarre il massimo beneficio dalla relazione con la rappresentanza sindacale.&lt;br /&gt;Diventa strategico stabilire le basi ed i valori sui quali gestire la relazione con i sindacati costruendo un rapporto di rispetto e sincerità. Prima di tutto bisogna chiarire  i propri principi e restarvi fedeli nel tempo; in seconda battuta è bene che quando ci si siede ai tavoli dei negoziati il rapporto tra azienda e rappresentanza sia già di reciproca fiducia.&lt;br /&gt;Molto importante diventa il fatto di ricordare sempre che i sindacalisti sono dei collaboratori dei manager e degli imprenditori, lavorano insieme, vivono a volte nelle stesse città (cioè le vite degli uni possono essere connesse a quelle degli altri); ecco perché diventa fondamentale giocare nei confronti dei sindacati la carta della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;integrità&lt;/span&gt;. Ci si può scontrare su alcune questioni, ma questi scontri diventano produttivi se sin dall’inizio si decide cosa si può negoziare e cosa no; durante la trattativa bisogna discutere degli sugli argomenti negoziabili altrimenti la relazione con i sindacati perde della sua connotazione di sincerità.&lt;br /&gt;Come abbiamo detto bisogna adoperarsi per tempo per impedire che il tavolo negoziale sia l’occasione del primo incontro tra management e sindacalisti. Diventa molto importante conoscere il proprio interlocutore durante fasi informali di incontri tra delegati locali e management. Questi incontri hanno lo scopo di conoscersi meglio e chiarire  le posizioni reciproche senza avere interessi aziendali immediati: durante i colloqui informali le persone sono più inclini ad ascoltare!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un’altra relazione difficile da gestire è quella con i top performer.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una cosa è certa: per avere un’azienda vincente bisogna avere in squadra dei fuoriclasse, dei top performer che bisognerà sì premiare e trattare con estrema cura, ma anche prestarvi particolare attenzione perché l’eccesso di riconoscimenti può rivelarsi pericoloso: spesso i giovani talenti promossi troppo presto sviluppano ambizioni dannose, baldanzose e fastidiose. Capita che i giovani talenti finiscano per percepirsi così indispensabili e importanti da violare i valori della azienda.&lt;br /&gt;Quando un top performer presenta comportamenti fuori dalle regole  bisogna intervenire con tempismo ricordando loro con molta franchezza quali sono i &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;valori&lt;/span&gt; condivisi ed i &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;comportamenti&lt;/span&gt; attesi; queste persone non possono tenere in ostaggio l’azienda.&lt;br /&gt;A volte questi talenti possono sorprendere con dimissioni improvvise, ma in un sistema perfetto le star andrebbero sostituite nel giro di brevissimo tempo. Una reazione dell'azienda immediata costituisce un messaggio chiaro al resto dell’organizzazione: nessuno è indispensabile, nessuno è più importante della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;azienda&lt;/span&gt; stessa.&lt;br /&gt;Un buon sistema per mettersi nelle condizioni di sostituire con tempismo i top performer è quello di avere una lista di potenziali successori continuamente aggiornata ed un "vivaio" di giovani talenti tenuto sempre ben nutrito nelle fila aziendali. E' per questo che diventano essenziali la selezione e la formazione continua, i meccanismi di valutazione delle performance e la pianificazione delle carriere. Tali sistemi possono scoprire quel candidato in grado di rimpiazzare la star in uscita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una terza relazione problematica è quella con i collaboratori in crisi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I collaboratori in crisi sono quei dipendenti che hanno lavorato con profitto e che si sono bloccati senza motivazione apparente.&lt;br /&gt;I risultati di questi collaboratori che fino a poco tempo prima erano apprezzati, ora presentano numeri  imbarazzanti che generano reazioni repulsive.&lt;br /&gt;Un'azienda che gestisce bene i propri collaboratori non può ignorare questa situazione e deve intervenire. I collaboratori in crisi sono spesso persone demotivate ed occorre che ricevano una nuova iniezione di energia, ad esempio con l’assegnazione di nuove mansioni o con la formazione.&lt;br /&gt;La mancanza di questi interventi, causata da una sottovalutazione del problema, rischia di provocare ingiganditire i non-risultati del collaboratore e portarlo ad un punto di non ritorno che può trasmettere anche ai colleghi il virus della disaffezione. E’ chiaro però che se l’antidoto non funziona bisogna dire a questi collaboratori che il gioco è finito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un’altra relazione pericolosa è quella con i dipendenti difficili, &lt;/span&gt;cioè quei collaboratori che creano problemi con il gusto di crearli, ovvero i “rompiscatole”, che organizzano e fomentano l’opposizione al management quasi sempre per ragioni futili ed insignificanti.&lt;br /&gt;Solitamente questi soggetti forniscono delle buone performance per cui vengono tollerati, ma un’azienda che gestisce correttamente le proprie risorse deve affrontare a viso aperto questi dipendenti difficili.&lt;br /&gt;Bisogna valutarli con senso critico, stigmatizzando il loro comportamento, pretendendo che venga modificato. Spesso questo non succede, ma occorre che queste persone non influenzino i colleghi che fanno il loro dovere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Più che una relazione critica spesso diventa un diktat: non bisogna, nella gestione delle relazioni, dimenticarsi del 70% dei dipendenti che forniscono una performance intermedia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso le energie del management sono concentrate sulla gestione delle relazioni problematiche o sul recupero di collaboratori in crisi o sul tentativo di trattenere una star: compiti tutti utili e onorevoli ma che rischiano di portare il manager  a compiere il clamoroso errore di dimenticarsi di quel 70% di dipendenti che forniscono prestazioni intermedie, ma che nel silenzio portano avanti l’operato dell'azienda. Non bisogna permettere che questo 70% di collaboratori affidabili facciano da traino nell’oscurità.&lt;br /&gt;Ricordiamo che le star si trovano quasi sempre nel gruppo del 70% intermedio ma quando non vengono gestiti con attenzione si corre il rischio che se ne vadano in preda alla frustrazione dovuta alla mancanza di apprezzamento.&lt;br /&gt;Di questo un'azienda di qualità ne è pienamente consapevole e deve mettere in chiaro che questa classificazione è puramente temporanea.&lt;br /&gt;In poche parole il 70% degli intermedi costituisce la spina dorsale di qualunque azienda. Se si vuole gestire bene i propri dipendenti non si può dimenticare in maniera più assoluta la maggioranza e soprattutto non bisogna dimenticare di gestire tutte le categorie di relazioni rispettando 2 importanti valori: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;l’integrità e la coerenza&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-3979711140727385459?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/3979711140727385459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=3979711140727385459' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/3979711140727385459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/3979711140727385459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/07/affrontare-con-decisione-le-relazioni.html' title='Affrontare con decisione le relazioni critiche: con i sindacati, i top performer, i collaboratori in crisi, i collaboratori, i dipendenti problematici'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TDHzVS2h-oI/AAAAAAAAALk/WMLG7jPGAFE/s72-c/PeopleManagement.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1236239538249169081</id><published>2010-07-02T15:59:00.002+02:00</published><updated>2011-06-28T09:53:03.401+02:00</updated><title type='text'>Quando il web parla di economia (e quando gli economisti si comportano stupidamente)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TC31RxUFhWI/AAAAAAAAALc/rrJdTozCKx0/s1600/Dollaro.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5489313206478669154" src="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TC31RxUFhWI/AAAAAAAAALc/rrJdTozCKx0/s200/Dollaro.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 86px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Alfredo Vinella&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nel Medio Evo, un eccesso di curiosità era considerata un peccato, ma nell’era di internet, sento di poter fare quello che mi piace. Questo mi fa pensare che posso realmente realizzare qualcosa.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parlare è Edward Hugh. Da alcuni anni Hugh scrive un blog di economia nel quale ha anticipato e descritto con grande chiarezza la crisi economica. Di Edward Hugh abbiamo già parlato in Bonoboland.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le libertà di Internet però non piacciono a tutti.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Per esempio non piacciono a Kartik Athreya, senior economist della Federal Reserve Bank di Richmond.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dr. Athreya tiene molto al proprio titolo accademico e ha scritto un articolo il cui titolo è “L’economia è difficile. Non lasciate che i bloggers vi dicano altrimenti” (Economics is Hard. Don’t Let Bloggers Tell You Otherwise).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dice Athreya?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Chiunque scriva senza aver superato l’esame di PhD in economia in una facoltà decente di economia, non può far progredire il dibattito sulla politica economica.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e ancora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il vero problema è che c’è una probabilità estremamente bassa che le speculazioni, dei non addestrati, [...] possa offrire qualcosa di nuovo. Inoltre, esiste una sostanziale probabilità che essa possa invece offrire qualcosa di incoerente o fuorviante”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e poi conclude:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’economia è difficile. E’ davvero dura. Non si può credere quanto sia enormemente difficile. Voglio dire: si può pensare che fare il cruciverba sul Sunday Times sia difficile, ma è solo una banalità rispetto all’economia. E poichè è così difficile, la gente non dovrebbe andare allegramente a sparare parole con la bocca fingendo che sia facile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, staremmo tutti meglio se solo ignorassimo questi pagliacci “.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi fosse interessato, ho inserito il link con l’articolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi il documento condanna senza incertezze i blogger che parlano di economia come cronicamente stupidi e, in fondo, come una minaccia all’ordine pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bloggers: una minaccia all'ordine pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, secondo il dottore, gli argomenti economici dovrebbero essere riservati ad un ceto sacerdotale con le giuste credenziali del post-dottorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quale pulpito, verrebbe da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stupidità di Athreya ha fatto arrabbiare anche Ambrose Evans-Pritchard, una voce importante per comprendere questa crisi, il quale sul proprio blog (oooops….) si diverte ad evidenziare i tanti errori degli economisti e, in particolare, proprio il ruolo negativo della Federal Reserve Bank.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrive Evans-Pritchard:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attuale generazione di economisti ha portato il mondo in un cul-de-sac catastrofico. E se pensano che siamo sulla via della ripresa, significa che ancora non riescono a capire che cosa hanno combinato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le banche centrali sono state gli autori della crisi del credito in quanto sono loro che hanno fissato il prezzo del credito troppo in basso, gettando l’intera struttura di incentivazione del sistema capitalistico nel disordine e inducendo le banche a inseguire facili guadagni impegnandosi in un comportamento distruttivo.[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora la Fed dice a tutti di tacere. Vergogna a voi signori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 ° secolo è stata una litania orribile di esperimenti assurdi e le atrocità commesse da intellettuali o dalle elite che hanno sostenuto di possedere una conoscenza superiore. La gente semplice di solito ha avuto abbastanza buon senso per evitare il peggio, ma a volte è necessario agire con decisione per fermare gli intellettuali che ci stanno conducendo alla rovina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’errore principale dell’Accademia è quello di fingere, e forse credere, che l’economia sia una scienza e risponda alle leggi di Newton.[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’economia non dovrebbe mai essere trattata come una scienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una branca della psicologia e dell’antropologia, una disciplina morale, se volete. Chiunque perde di vista questo è un disturbo della quiete pubblica, a partire da Dr Athreya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la Fed, mi permetto di dire che un gruppo di 12 americani comuni, negli ultimi 20 anni avrebbe fatto una politica monetaria migliore rispetto ai Dr. Bernanke e Greenspan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evans-Pritchard scrive sul Daily Telegraph.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…e poi ci sono anche giornalisti professionisti che si confondono con i numeri, si rendono ridicoli e vengono letteralmente sbranati dal  web (“Certo che con un giornalismo così…” su noisefromAmerika…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verrebbe davvero da pensare che questo web andrebbe proprio regolamentato…e che diamine!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;(Tratto da http://www.reimago.it)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1236239538249169081?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1236239538249169081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1236239538249169081' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1236239538249169081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1236239538249169081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/07/quando-il-web-parla-di-economia-e.html' title='Quando il web parla di economia (e quando gli economisti si comportano stupidamente)'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TC31RxUFhWI/AAAAAAAAALc/rrJdTozCKx0/s72-c/Dollaro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1567025476086397514</id><published>2010-06-22T16:22:00.002+02:00</published><updated>2011-05-08T11:19:46.125+02:00</updated><title type='text'>L'asino e l'alta finanza</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TCDJCxBz4-I/AAAAAAAAALU/nh-6oW2E9MA/s1600/gestione+soldi.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485605395495117794" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TCDJCxBz4-I/AAAAAAAAALU/nh-6oW2E9MA/s200/gestione+soldi.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 200px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'asino e l'alta finanza&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche tempo fa Billy comprò da un contadino un asino per 100 dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contadino gli assicurò che gli avrebbe consegnato l’asino il giorno seguente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo il contadino si recò da Billy e gli disse: “Mi dispiace ma ho cattive notizie: l’asino è morto.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Billy rispose:  “Allora dammi indietro i miei 100 dollari”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il contadino:  “Non posso, li ho già spesi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quel  punto Billy si fece pensieroso, poi disse al contadino:  “Va bene, allora dammi l’asino morto.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- “E che te ne fai di un asino morto, Billy?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- “Organizzo una lotteria e lo metto come premio”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contadino gli disse ironico: “Non puoi vendere biglietti con un asino morto in palio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allorché Billy rispose: “Certo che posso, semplicemente non dirò a nessuno che è morto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mese dopo il contadino incontrò di nuovo Billy, così gli chiese: “Come è andata a finire con l’asino morto?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- “L’ho messo come premio ad una lotteria, ho venduto 500 biglietti a due dollari l’uno e così ho guadagnato 998 dollari”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- “E non si è lamentato nessuno?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- “Solo il tipo che ha vinto la lotteria, e per farlo smettere di lagnarsi gli ho restituito i suoi due dollari”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Billy attualmente lavora per la Goldman Sachs.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Tratto da  http://santaruina.splinder.com)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1567025476086397514?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1567025476086397514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1567025476086397514' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1567025476086397514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1567025476086397514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/06/lasino-e-lalta-finanza.html' title='L&apos;asino e l&apos;alta finanza'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TCDJCxBz4-I/AAAAAAAAALU/nh-6oW2E9MA/s72-c/gestione+soldi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-6123213015629586513</id><published>2010-06-07T16:12:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:53:39.922+02:00</updated><title type='text'>La corretta ed efficace gestione del nostro BRAND</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TAz-37a8gOI/AAAAAAAAALE/rwLMCdKNsCQ/s1600/personal-brand1.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5480035083400020194" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TAz-37a8gOI/AAAAAAAAALE/rwLMCdKNsCQ/s200/personal-brand1.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 157px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Errico Grisot&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti osservatori politici ed economici concordano nell'affermare che l’attuale situazione di incertezza economica dei mercati non è mai stata così marcata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aziende stanno navigando a vista e il futuro della ripresa economica sembra sempre più lontano e soprattutto controverso. In questi ultimi mesi nella zona euro si sono evidenziate debolezze strutturali suggerite dall'instabilità dei mercati dei titoli di stato. Quest'ultimo fattore di rischio viene gestito dai singoli Stati implementando politiche fiscali più rigorose e più aggressive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo produttivo europeo quindi, oltre a subire da qualche anno una difficoltà nell’accesso al credito dovuto alle nuove regole di Basilea, ora affronta anche una recessione globale dei mercati ed in futuro dovrà farsi carico di assorbire un rinnovato rigore della spesa pubblica.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Questo richiede cambiamenti importanti sia per le aziende sia per i singoli lavoratori. Il mercato economico ed il mercato del lavoro imporranno ai propri attori incisivi cambiamenti di comportamento. Il cambiamento nei mercati italiani, europei ed extra europei è diventata una necessità ineluttabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi non è in grado di concepire ed attuare una modifica delle proprie strategie di medio e lungo periodo non avrà spazio nei prossimi anni. Le aziende italiane, per crescere in un panorama così mutevole mese dopo mese, toccano l'urgenza di sviluppare nuove iniziative commerciali, produttive e nuove soluzioni organizzative che le rendano più adatte ad un clima di incertezza che si sta consolidando. Il mercato del lavoro italiano sta fortemente penalizzando i giovani e coloro che devono riposizionarsi professionalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello a cui stiamo assistendo è il consolidamento di mercati instabili cioè mercati in continuo movimento, che se da una parte fanno cadere vecchie certezze, dall'altra non mostrano nuove strade da percorrere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incontriamo aziende e imprenditori che quasi vivono alla giornata perché non sono in grado di prevedere cosa potrebbe accadere alla loro struttura tra qualche mese. Quando a settembre l'Italia tornerà dalle ferie di agosto su che mercato si lavorerà? Pochi possono dirlo. Nel nostro paese, oltretutto, per gestire l'emergenza di questi cambiamenti si stanno utilizzando con generosità gli ammortizzatori sociali, ma le indicazioni che provengono dalle istituzioni internazionali spingono affinché queste misure non si protraggano oltre il 2011. Questo significa dover ricominciare a camminare con le proprie gambe in tempi relativamente brevi. Il terreno però non sarà più quello di prima ma completamente diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia le aziende che i lavoratori devono sviluppare nuovi paradigmi interpretativi per non percorrere strade infruttuose che non portano in nessun luogo. Le aziende si guardano attorno e si chiedono: dove posso incontrare nuovi clienti che mi facciano crescere apprezzando i miei prodotti o servizi? E i singoli lavoratori allo stesso modo si guardano attorno e si fanno una domanda simile: dove sarà la nuova azienda che mi farà nuovamente crescere professionalmente e mi darà l'opportunità di mantenere e migliorare il mio livello reddituale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una risposta a queste due domande non esiste. Per avere una risposta bisogna essere in grado di costruirla, chi non è in grado di costruirsi una risposta non sopravvive e chiude oppure si accontenta e fa dei pericolosi passi indietro. Cominciamo quindi a scomporre il problema e diamo qualche indicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modello che la maggior parte delle aziende italiane ha seguito sin qui sta mostrando il fiato corto. Il prodotto o il servizio che veicoliamo è stato concepito fino ad ora come il nostro segno di riconoscimento: quello che noi produciamo racconta la nostra storia ed è così importante che mette in secondo piano tutto. Quindi tutte le nostre energie sono dirette alla costruzione del prodotto. Il budget dell'azienda è fortemente sbilanciato in favore della produzione e della ricerca e sviluppo a scapito dell’area commerciale. L'oggetto che mettiamo in vendita nei nostri negozi, la pizza che serviamo, il lavorato che esce dai nostri torni o dalle nostre macchine è così di alta qualità che racconta a tutti il motivo per cui i nostri clienti ci pagano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il professionista è abituato a concentrare le proprie energie per la costruzione ed erogazione di un servizio eccellente. Questo è un lavoro importante: il prodotto veicola la nostra immagine ed identità e deve essere impeccabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora il prodotto o il servizio che noi vendiamo è ancora sufficiente per dire al mondo chi siamo e come creiamo valore aggiunto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le grandi aziende multinazionali da anni investono quantità enormi di denaro per andare oltre questo concetto: hanno spostato l'attenzione dal prodotto o servizio alla loro immagine ed identità. Fino poco tempo fa riuscire in questo progetto richiedeva ingenti capitali non alla portata delle piccole medie aziende italiane e nemmeno alla portata dei singoli professionisti. Significava infatti comunicare valori e immagini attraverso canali costosi e di grande impatto, solamente le aziende che dovevano rivolgersi ad un ampio pubblico avevano l'interesse a investire in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora i canali comunicativi a disposizione sono cambiati e sono diventati accessibili a tutti,&lt;br /&gt;se la grande industria ha investito tanto per spostare l'attenzione dei clienti da un paio di scarpe sportive ad un logo, perché non possiamo fare lo stesso con la nostra azienda o con noi stessi? Questo spostamento è così rilevante che non solo caratterizza il nuovo modo di comunicare delle aziende ma anche dei professionisti e dei singoli lavoratori dipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aziende piccole e medie invece hanno utilizzato fino ad ora strumenti di comunicazione più mirati, basati sulla pubblicizzazione di ciò che producono e di quello che fanno attraverso fiere, cataloghi e brochures. Ma queste attività non danno più lo stesso riscontro del passato, poiché non sono solo i prodotti o servizi che devono attrarre l'interesse dei nostri clienti. La nostra professionalità genera più interesse di ciò che realmente vendiamo, perché è la nostra immagine ed identità professionale che trasmette la fiducia al cliente di ricevere la soluzione giusta alle proprie mutevoli esigenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aspetto sempre più rilevante della comunicazione della nostra identità professionale è la corretta ed efficace gestione del proprio BRAND. Perché questo contribuisce alla costruzione della fiducia che lega il cliente al proprio fornitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un mercato del lavoro sempre più difficile e competitivo l'attenzione al proprio brand è diventata il punto di partenza nella gestione della carriera lavorativa. Il processo di creazione del proprio “marchio distintivo” si sta estendendo velocemente attraverso le nuove tecnologie dell'informazione. Negli ultimi anni Internet si sta caratterizzando come un ottimo canale comunicativo della propria immagine professionale e personale sia per l'economicità dello strumento sia per la sua efficacia. La rapida crescita dei social network evidenzia questo sviluppo. All'inizio c'erano i siti internet “vetrina” delle singole aziende, ora troviamo le pagine di coloro che creano valore aggiunto alle stesse aziende. Poi ci sono anche le pagine dei loro figli, dei loro nonni. Tutti in qualche modo anche inconsapevolmente stanno costruendo il proprio "personal brand".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia che siate un’azienda, sia un professionista oppure un lavoratore dipendente la costruzione del vostro brand è finalizzato alla realizzazione di tre importanti obiettivi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1- mostrare una identità credibile, affidabile e soprattutto distintiva della vostra professionalità&lt;br /&gt;2- trasmettere un messaggio convincente agli altri di chi siete e cosa fate&lt;br /&gt;3- facilitare nuove opportunità di collaborazione ed accrescere le vostre relazioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi obiettivi possono essere raggiunti solamente se la vostra attenzione è rivolta costantemente a ciò che nel vostro lavoro crea valore aggiunto. Una volta individuato possiamo trasformarlo in un messaggio da diffondere.&lt;br /&gt;Quando i vostri clienti e conoscenti sentono il vostro nome o il nome della vostra azienda, oppure leggono questo nome su internet, sulla stampa o su una email che avete appena inviato loro, a che cosa pensano?&lt;br /&gt;Quali sono le parole che vorreste che gli altri utilizzassero per definirvi? Quali sono gli aggettivi che i vostri clienti e potenziali clienti oggi utilizzano per descrivere la vostra azienda?&lt;br /&gt;Lo sviluppo e la gestione del brand influenza le risposte a queste domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la Apple ha deciso di spiegare al mondo che loro realizzavano prodotti diversi dai concorrenti perché “pensavano delle cose differenti”, ha investito quantità enormi di denaro. Ora invece abbiamo la possibilità di spiegare perché noi siamo differenti dai nostri concorrenti praticamente gratis. La capacità di costruire e diffondere il proprio brand è passata dalle multinazionali ai singoli individui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono però due avvertenze da sottolineare: qual è la differenza tra quello che trasmettiamo agli altri e quello che siamo realmente? Se questi due aspetti non sono allineati che cosa si rischia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre la diffusione della nostra identità e della nostra immagine è molto appetibile verso aziende che hanno bisogno di raccogliere date sui propri consumatori per poter comunicare direttamente con loro. Il piccolo prezzo che paghiamo per poter diffondere il nostro brand sono le informazioni su di noi che sono utili ad altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La creazione del proprio brand coinvolge numerosi aspetti che vanno considerati attentamente per non rischiare di utilizzare delle tecniche così potenti contro noi stessi. Le aziende, anche di piccole dimensioni e con budget limitati, ormai si affidano a professionisti per curare delicato aspetto della crescita della loro attività. Forse anche da noi qualche singolo professionista farebbe bene ad investire parte del suo budget per la definizione e corretta diffusione del proprio unico brand.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-6123213015629586513?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/6123213015629586513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=6123213015629586513' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6123213015629586513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/6123213015629586513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/06/la-corretta-ed-efficace-gestione-del_07.html' title='La corretta ed efficace gestione del nostro BRAND'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/TAz-37a8gOI/AAAAAAAAALE/rwLMCdKNsCQ/s72-c/personal-brand1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1609752520476913820</id><published>2010-05-26T17:36:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:53:59.771+02:00</updated><title type='text'>La "macelleria sociale"? Non esiste</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_1BP-y4CQI/AAAAAAAAAKg/Av0Rgoe6GaQ/s1600/3462598944_935338ed15.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5475604464762620162" src="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_1BP-y4CQI/AAAAAAAAAKg/Av0Rgoe6GaQ/s200/3462598944_935338ed15.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 82px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Stefano Lorenzetto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manovra spaventa e l’opposizione ci marcia, ma chi vuole davvero lavorare ne ha l’opportunità. Un esempio? Due milioni di italiani si dichiarano disoccupati, ma un terzo degli infermieri è straniero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui volano i coltelli e prima o dopo finisce che ce ne ritroviamo uno conficcato fra le scapole. In principio era la «macelleria messicana», espressione che molti attribuiscono erroneamente a Indro Montanelli e che invece fu coniata da Ferruccio Parri per descrivere la scena dei corpi straziati di Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi a testa in giù a piazzale Loreto. Da qualche giorno è stata aperta la «macelleria sociale», con riferimento ai tagli previsti dalla manovra finanziaria. Spiace rilevarlo, ma allo squartamento ha contribuito anche il presidente del Consiglio, quando ha dichiarato: «Non uno dei fantasiosi provvedimenti di macelleria sociale di cui si legge su certa stampa in questi giorni risponde al vero» (Ansa, 22 maggio, ore 13.47).&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Sull’onda di cotanto slancio, lunedì scorso ha fatto la sua comparsa anche la «macelleria culturale»: così Fabio Giambrone (Italia dei valori), in riferimento alla didattica scolastica «già penalizzata dai numerosi tagli della coppia Gelmini-Tremonti» (e in fatto di cultura, si sa, il partito guidato da Antonio Di Pietro non è secondo a nessuno). Forse Giambrone ci teneva a differenziarsi dal suo capo, che fino a 24 ore prima parlava solo di «macelleria sociale», e dal collega Antonio Borghesi, vicecapogruppo dell’Idv alla Camera, che quello stesso giorno continuava a insistere stancamente sul medesimo concetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più elegante, Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, s’è fermata alla «macelleria», senza ulteriori specificazioni, ché il filetto senz’osso resta il preferito dalla gauche caviar quando scarseggia il caviar. Più esplicito Paolo Ferrero, segretario del Prc, il quale, a margine del processo per i fatti accaduti durante il G8 di Genova, ha bollato l’irruzione della polizia alla scuola Diaz come «macelleria anticostituzionale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da segnalare la «macelleria mediatico-giudiziaria» che secondo Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera, sarebbe stata avviata dai giornali dopo la scoperta della lista Anemone. «Macelleria criminale», per di più «bassa», è invece Cosa nostra nel giudizio di Roberto Scarpinato, procuratore generale di Caltanissetta: dica pure «carnezzeria», eccellenza, nessuno oserà contraddirla. C’è poi la «macelleria elettorale» che secondo l’ex deputato Franco Grillini, presidente dell’associazione Gaynet, si starebbe facendo circa la decisione che la Consulta dovrà prendere in tema di matrimonio fra persone dello stesso sesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo spargimento di sangue è avvenuto nell’ultimo mese. La truculenza dei tempi presenti non può che destare sgomento. Vien voglia di diventare vegetariani. Ma, per tornare alla «macelleria sociale», in assoluto la più frequentata, bisogna pur chiedersi chi sarebbero le vittime sacrificali destinate all’abbattimento. Ieri ho ricevuto l’appello disperato di una di esse, sotto forma di mail inviata alla casella postale del mio sito e firmata con nome e cognome (anche se io qui riporterò solo le iniziali).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo il testo: «Mi chiamo G.T. e mi scuso per l’intrusione, ma credo che capirà. Sono alla ricerca di un lavoro, essendo disoccupato da più di tre anni, 48 anni, due figli a carico, moglie anch’essa inoccupata, laurea in economia, ecc..., ed ho urgenza di lavorare quanto prima. Ho inviato molte mail, per la ricerca di un lavoro, ad aziende, imprese, società, fondazioni, associazioni, studi professionali, ecc..., ma tutti, puntualmente, mi hanno detto “le faremo sapere...”, solo che, nel frattempo, la mia richiesta di aiuto per un lavoro finiva nel dimenticatoio. Ho anche spedito per lettera, ed inserito (alcuni anni fa, con aggiornamenti vari) nella sezione “Lavora con noi” di tanti siti web, il mio curriculum vitae, ma niente è successo. Quindi, ho deciso di inviare e-mail anche ad indirizzi che incontravo durante la ricerca, nel caso si presentasse una coincidenza di lavoro di chi leggeva. Certo ci vuole fortuna. Non posso continuare a sperare, tanto di speranza non posso più vivere. Ho bisogno di una opportunità concreta. Pertanto, Le chiedo: è possibile inviarmi degli indirizzi e-mail di conoscenti/amici, suggerimenti, altro, (di Roma e/o Milano) a cui poter mandare il mio curriculum vitae? Sono un padre di famiglia in difficoltà, potete aiutarmi? Scusandomi per il disturbo e in attesa di una Sua risposta, Le mando i miei migliori saluti. Buona serata, G.T.».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lì per lì il messaggio mi ha angosciato. Confesso che non sono riuscito a rispondere (e io, di solito, rispondo a tutti), per il semplice motivo che non avrei saputo che cosa rispondere. Mi sono detto: ecco qua un quarto anteriore, uno sventurato padre di famiglia fatto a fettine e appeso al gancio della «macelleria sociale». Poi, però, ho analizzato meglio la mail. Partendo dalla fine. Intanto G.T. mi augurava «buona serata» ma la mail risultava spedita alle 9.33 di lunedì. Capisco che in questi casi si lavori di copia-e-incolla, ma un minimo di attenzione anche formale, per chi è alla ricerca di un lavoro e vuole dimostrare il suo zelo, non guasterebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.T. non mi dice dove abita, quali lavori ha svolto in precedenza e perché li ha persi. Soprattutto non specifica né che cosa vorrebbe fare né che cosa saprebbe fare. E quella «laurea in economia», messa così, potrebbe riferirsi sia a lui sia alla «moglie inoccupata»: una sintassi malcerta che è quantomeno indizio di scarsa confidenza con la lingua italiana (e chi lo assume, con questi chiari di luna, un laureato che non sa nemmeno scrivere?). Anche «padre in difficoltà» dice poco: i due figli che età hanno? Era meglio precisarlo: fa sempre un certo effetto sull’interlocutore dal cuore tenero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quello che mi ha maggiormente stupito è che un padre di famiglia «disoccupato da più di tre anni», con «moglie anch’essa inoccupata», sia riuscito a sopravvivere fino a oggi. Devo concluderne che la «macelleria sociale» qualcosa - non dico il lesso, ma almeno la mortadella - gli ha passato in questi 36 mesi. Altrimenti di che avrebbero campato quattro persone fino a oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine l’«urgenza di lavorare quanto prima». Se io perdessi il lavoro e non riuscissi a trovarne un altro nel giro di una settimana, credo che morirei di crepacuore. Invece G.T. riesce a convivere da tre anni con questa «urgenza». Magari non benissimo, ma ci convive. Tanto urgente non dev’essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora la domanda decisiva che vorrei porgli è la seguente: ma lei cerca un lavoro o cerca un posto? Perché vede, caro G.T., non sembra essere il lavoro a scarseggiare nel nostro Paese: semmai la voglia di lavorare. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo un terzo degli infermieri sia formato da persone che provengono da 142 Stati. Che cos’è questa se non la prova che di connazionali disposti a lavorare, per esempio negli ospedali, non se ne trovano più?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vogliamo continuare? In Italia gli anziani li accudiscono le badanti moldave, i clienti nei ristoranti li servono le cameriere slave, i cibi li preparano i cuochi maghrebini, le capricciose le infornano i pizzaioli egiziani, i piatti li lavano gli sguatteri senegalesi, i palazzi li costruiscono i rumeni, i muri li imbiancano gli ucraini, il latte lo mungono i sikh, i formaggi li fanno gli etiopi, gli agrumi li raccolgono gli ivoriani, le piante nei giardini le mettono a dimora gli indiani, i bar li gestiscono i cinesi, gli appartamenti li tengono in ordine i filippini e i singalesi, le pelli le conciano i ghanesi, i pacchi dei corrieri li recapitano i peruviani. Nel contempo oltre 2 milioni d’italiani si dichiarano disoccupati, proprio come lei. Mi sa che la «macelleria sociale» spesso riuscite a farvela da soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da “Il Giornale”  del 26.5.2010)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1609752520476913820?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1609752520476913820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1609752520476913820' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1609752520476913820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1609752520476913820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/05/la-macelleria-sociale-non-esiste.html' title='La &quot;macelleria sociale&quot;? Non esiste'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_1BP-y4CQI/AAAAAAAAAKg/Av0Rgoe6GaQ/s72-c/3462598944_935338ed15.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2236066321230898145</id><published>2010-05-24T15:05:00.001+02:00</published><updated>2010-05-27T11:35:12.259+02:00</updated><title type='text'>...SENZA PAROLE...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_4fG4WlsZI/AAAAAAAAAKo/5HLVt_m2MZA/s1600/Inter2.bmp"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 320px; height: 189px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_4fG4WlsZI/AAAAAAAAAKo/5HLVt_m2MZA/s320/Inter2.bmp" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5475848399995908498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_p6PJTybkI/AAAAAAAAAKY/kidp78Elqd8/s1600/Inter.bmp"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2236066321230898145?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2236066321230898145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2236066321230898145' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2236066321230898145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2236066321230898145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/05/in-estrema-sintesisilenzio-grande-team.html' title='...SENZA PAROLE...'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S_4fG4WlsZI/AAAAAAAAAKo/5HLVt_m2MZA/s72-c/Inter2.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-8294301784359652823</id><published>2010-05-07T15:38:00.004+02:00</published><updated>2011-06-28T09:54:25.947+02:00</updated><title type='text'>Una lunga crisi che nasconde e giustifica molte inadeguatezze: Analisi e Strategie d'Uscita</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S-Qbk206pOI/AAAAAAAAAKI/tU45soe1JuE/s1600/leadership.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468526167541327074" src="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S-Qbk206pOI/AAAAAAAAAKI/tU45soe1JuE/s200/leadership.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 200px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Maurizio Siciliano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scorsa settimana sul nostro Blog è stato pubblicato un articolo interessante a firma Doctor Who dal titolo (capitani coraggiosi, armiamoci e partite), piuttosto polemico, appunto, verso una classe imprenditoriale spesso definita incapace. La tesi esposta è condivisibile e riconducibile anche ai motivi fondamentali per cui oggi la durata media della vita delle aziende è bassissima.&lt;br /&gt;Secondo una ricerca della Royal Dutch Shell del 1983, condotta sulla lista Fortune delle prime 500 multinazionali al mondo, poche grandi imprese vivevano oltre i 40 anni. Oggi, alla luce dei recenti sconvolgimenti finanziari in ambito globale, il dato di cui sopra è notevolmente peggiorato e per quanto riguarda le piccole e medie aziende italiane è diventato preoccupante.&lt;br /&gt;Conosciamo tutti il ciclo di vita di un impresa: start up, fase di break even, momento di massimo sviluppo dell'attività a cui segue inesorabile una fase calante, prima impercettibile e successivamente inarrestabile. Quando ci si rende conto della situazione il ritardo accumulato è spesso irrecuperabile. Nel momento della discesa è difficile trovare le energie per invertire la tendenza e quando ci si trova di fronte a risultati fortemente negativi e a conseguenti crisi finanziarie, ci si deve affidare a soluzioni di Tourn-around che non sempre sono sufficienti e quindi l'azienda lentamente, e agonicamente, muore.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Gli imprenditori che abbiamo incontrato negli ultimi tempi sono spesso in queste situazioni. Sovente attribuiscono i motivi delle loro difficoltà alle cicliche crisi di mercato, alla concorrenza spesso aggressiva e "scorretta", alle banche che non concedono più credito a buon mercato e al turn-over di personale. Noi sappiamo però che molti di questi fattori si possono gestire perché fanno parte della capacità di programmare e prevedere. Secondo me ci sono da considerare alcune altre cause, e spesso le elenco ai miei clienti imprenditori: scelte strategiche insensate e velleitarie, investimenti insufficienti, scarsa capacità di innovare, tendenza a privilegiare i terreni di "confort" e le rendite di posizione, incapacità di inserire nuove risorse, favorire cambiamenti negativi della motivazione del personale e, cito Doctor Who, incapacità di mantenere in azienda solo ciò che produce Valore. E questa è solo la punta dell'iceberg! La massa che ci sta sotto è il vero problema: mancanza di Leadership e strategia. E proprio come la massa di ghiaccio immersa che nasconde le vere dimensioni dell'iceberg, questo è un problema impercettibile, ma che dispiega i suoi effetti in una spirale che nel tempo è distruttiva. I problemi dell'oggi sono spesso la conseguenza di questa mancanza di Leadership e della incapacità di fare scelte strategiche corrette. Le conseguenze sono precipitose e si manifestano alla lunga in prepotenti problematiche economiche e finanziarie. Comincia una rincorsa infruttuosa per coprire le falle e restare a galla: il carosello del "tagli dei costi". Ma ormai il gioco è finito.&lt;br /&gt;Insomma, stiamo tutti sul mercato e a volte si possono avere delle difficoltà perché cambiano le condizioni. Ma le condizioni cambiano per tutti gli attori e i competitor del mercato e se si "perde" la strada della crescita, del Valore e del profitto è perché non abbiamo previsto il cambiamento o perché, prevedendolo, non abbiamo scelto la strategia migliore per affrontarlo!&lt;br /&gt;La crisi finanziaria recente ha accentuato le differenze tra gli imprenditori e i manager che sanno affrontare la "tempesta" e quelli che, pensando di salvare la "nave", hanno tagliato costi e buttato via in maniera indiscriminata tutto quello che secondo loro è "zavorra". Eppure, banalmente, basterebbe riconoscere i propri limiti e farsi aiutare.&lt;br /&gt;Le aziende che hanno continuato ad investire sui propri dipendenti e collaboratori in maniera strategica, sono quelle che stanno affrontando in maniera impeccabile la crisi.&lt;br /&gt;Secondo una recente inchiesta di Hay Group, pubblicata su Fortune, " i manager di queste aziende credono davvero che in ogni impresa le Persone sono il loro bene più prezioso". Quanti dei nostri manager e imprenditori impegnati nel "carosello" del taglio dei costi ad ogni costo possono dire di pensare lo stesso?!&lt;br /&gt;Analizzando da vicino i dati della ricerca di Hay Group viene fuori un dato inequivocabile, ma molto lontano dalla cultura media aziendale di imprenditori e manager che incontriamo ogni giorno: le Persone sono una risorsa, non una spesa.&lt;br /&gt;Tuttavia, ci sono ancora operatori, imprenditori ci sembra una parola grossa, che in tempi di crisi sistemica e prolungata abbattono la scure della riduzione dei costi sui propri collaboratori. I risultati sono tangibili e visibili: le aziende perdono Valore e quote di mercato. In un lento ed inesorabile processo auto degenerativo lentamente si trasformano nel concime di cui il mercato si nutre per sopravvivere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-8294301784359652823?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/8294301784359652823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=8294301784359652823' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8294301784359652823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/8294301784359652823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/05/una-lunga-crisi-che-nasconde-e.html' title='Una lunga crisi che nasconde e giustifica molte inadeguatezze: Analisi e Strategie d&apos;Uscita'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S-Qbk206pOI/AAAAAAAAAKI/tU45soe1JuE/s72-c/leadership.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-1610556530068609768</id><published>2010-04-27T17:52:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:54:47.885+02:00</updated><title type='text'>Capitani Coraggiosi, armiamoci e partite…</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S9cdo37d4TI/AAAAAAAAAKA/aU07DWArb2w/s1600/Don_chisciotte_vs_mulini.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5464869260882731314" src="http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S9cdo37d4TI/AAAAAAAAAKA/aU07DWArb2w/s200/Don_chisciotte_vs_mulini.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 200px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 140px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Doctor Who&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ frequente negli ultimi mesi imbattersi in aziende in crisi. Intendiamoci, ci sono anche realtà che vanno bene, ma il panorama generale è prevalentemente di crisi e i dati forniti dall’INPS sulla cassa integrazione confermano le impressioni.&lt;br /&gt;Molto spesso con i piccoli e medi Imprenditori che incontriamo cerchiamo di trovare soluzioni ragionevoli alla crisi e soprattutto alla mancanza di liquidità che è il risultato più evidente e tangibile delle difficoltà. A volte riusciamo a trovare delle soluzioni, altre volte il contesto operativo è difficile. Un comune denominatore dei grandi Imprenditori che incontriamo è l’integrità personale e professionale che spesso non si percepisce, ma che noi vediamo nelle loro azioni quotidiane. Indipendentemente dalle dimensioni dell’ azienda, la maggior parte di questi ha continuato ad indebitarsi, mettendo in garanzia anche l’ immobile di residenza per cercare di salvaguardare la maggior parte dei posti di lavoro. Il rapporto tra questi dipendenti e il loro datore di lavoro in questi contesti è molto stretto e le fortune dell’azienda spesso dipendono dall’impegno e dalla tenacia dei dipendenti che condividono fortemente un’idea progettuale dell’Imprenditore. Quasi una famiglia insomma. Eroi nel silenzio.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;D’altro lato incontriamo anche imprenditori “macchietta”. Beneficiari feudali pieni di sè che si ritrovano in mano un’azienda perché l’hanno ereditata, per caso o perché si sono trovati al posto giusto nel momento giusto...comunque persone che si sono ritrovate in mano una fortuna che solo apparentemente hanno contribuito a costruire. Alcuni di questi, i pochi consapevoli di propri limiti culturali e professionali, mantiene il controllo e la proprietà e affida la gestione aziendale a manager avveduti e questo è un merito. La maggior parte degli altri, con notevoli limiti di cultura aziendale vive di nullità, di immagine e di poco altro. Anche le aziende di questi imprenditori sono in crisi e risentono del momento poco propizio. Ma se si analizzano a fondo i motivi di crisi ci si imbatte tra l’altro, in mancanza di idee, di programmazione, in pessima capacità gestionale e poco buon senso nella gestione dei collaboratori e dei Talenti che fanno la differenza in ogni realtà. Per molti di questi imprenditori l’azienda è spesso un bancomat o una cassaforte a cui attingere per soddisfare i propri capricci, le proprie idee velleitarie, i progetti insensati. Per soddisfare la propria voglia di Porsche e simili e per assicurarsi l’ ultima borsetta Vuitton o Hermes... Per loro i dipendenti e collaboratori sono spesso solo numeri e nulla più... Capitani coraggiosi che, a differenza degli Imprenditori con la I maiuscola di cui sopra, chiedono sacrifici a tutti senza rinunciare a nulla. Cercano responsabilità in ogni angolo senza domandarsi mai dove sono i loro errori e le loro responsabilità... In momenti di crisi come questi il loro motto è perentorio: “armiamoci e partite...”; tragicamente ridicoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incapaci di comprendere un principio base di gestione aziendale che dice che solo ciò che aggiunge &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Valore&lt;/span&gt;, merita di stare in un’organizzazione, saranno presto preda di inesorabili processi disorganizzativi delle loro realtà. Il mercato non è razionale,non perdona ed è il vero disgregatore. Per questi imprenditori il Fallimento più che il Successo è auspicabile. Il fallimento di queste realtà rappresenta il carburante ecologico e pulito di cui il mercato si nutre e ha bisogno. L’ultima crisi ha contribuito a velocizzare questi processi e per questi motivi, secondo me, è Benvenuta. E’ una questione di tempo. Basta saper attendere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-1610556530068609768?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/1610556530068609768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=1610556530068609768' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1610556530068609768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/1610556530068609768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/04/capitani-coraggiosi-armiamoci-e-partite.html' title='Capitani Coraggiosi, armiamoci e partite…'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S9cdo37d4TI/AAAAAAAAAKA/aU07DWArb2w/s72-c/Don_chisciotte_vs_mulini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-7370709996045716181</id><published>2010-04-20T15:58:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:55:08.653+02:00</updated><title type='text'>La diversità è la nostra forza: dieci anni di Sphera Group</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S820wFFU1GI/AAAAAAAAAJ4/6e0Jw7VveFY/s1600/fuochi+d%27artificio.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5462220661161514082" src="http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S820wFFU1GI/AAAAAAAAAJ4/6e0Jw7VveFY/s200/fuochi+d%27artificio.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 167px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Giulia Manichini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prudential of America, tra le poche realtà finanziarie USA non travolte dall' ultima crisi, ha più di 180 anni e il suo marchio, la roccia di Gibilterra, campeggia imperioso su Time Square a New York, la Guiness ha 250 anni. Sphera Group non vende assicurazioni e non si occupa di intrattenimento, ma compie 10 anni ed è decisamente inserita nel contesto contemporaneo.&lt;br /&gt;Sphera Group è stata ideata e fondata, tra gli altri, da Maurizio Siciliano oggi Amministratore delegato e Responsabile delle strategie. Siciliano ha lavorato tra gli altri in Banca S.Paolo di Torino, oggi Intesa, AWD, Prudential of America e collaborato con altre realtà nell'ambito della consulenza finanziaria e della consulenza di direzione, prima di fondare nel 2000 Sphera Group.&lt;br /&gt;Sphera Group lavora in un modo complicato: aiutare il management e le imprese a generare risultati sostanziali e valorizzare il patrimonio dell'impresa. La sfida è riuscire a convogliare verso le piccole e medie imprese la cultura manageriale tipica delle imprese multinazionali.&lt;br /&gt;Con il suo modello organizzativo e metodologico, Sphera sfrutta il potere della "diversità". In Sphera hanno assunto da sempre, un impegno per la diversità nel mercato e nelle metodologie. Ci riescono attraverso le "persone", quelle che abilmente creano e distribuiscono servizi e che fanno di tutto per distinguersi dai concorrenti. In Sphera sono tutti impegnati a promuovere un ambiente di lavoro che valorizzi le differenze e sfrutti questa opportunità a vantaggio dei clienti.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Ho intervistato Maurizio Siciliano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come ricorda gli esordi e chi l'ha aiutata?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli inizi sono stati appassionanti e da veri pionieri. L'azienda negli anni è cresciuta divenendo un punto di riferimento importante nel mercato della consulenza alle imprese. Nel 2000 c'era invece la "frenesia" per Internet e tutti pensavano al modo migliore per cavalcare la "new economy" e fare soldi facili. Nacquero anche molti modelli di aziende atipici. Sappiamo tutti come è andata a finire. Io e alcuni miei collaboratori di allora, venivamo da esperienze in aziende multinazionali molto concrete ed era molto evidente per noi che "persone" e "cultura manageriale" erano parole chiave dalle quali non volevamo discostarci per avventure ignote e quindi Sphera Group era l' ambiente di sviluppo ideale per i nostri progetti. Ho sempre pensato che il valore si genera dall'avere e gestire talenti e dalla ricerca e innovazione continua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In cosa consiste per Sphera il concetto di "differenziazione"?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La diversità è la nostra forza, " Diversity our strenght" c'è scritto nello stemma della città di Toronto. Diversità data dalle competenze dei Talenti che ricerchiamo e selezioniamo per noi e per i nostri clienti. Persone dotate di grande competenza, passione e capacità intuitiva. D'altro lato la diversità evolutiva propria dei "salti di paradigma" possibili solo grazie all' elaborazione di strategie e metodologie di lavoro al servizio di soluzioni che creano reali vantaggi competitivi e valore aggiunto per i nostri clienti. La forza del fare e dell' avere un progetto, un'idea da realizzare. Alla Revlon direbbero che "in fabbrica si fanno i cosmetici, nei negozi si vendono i sogni".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual' è stata la carta Vincente di Sphera?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per ottenere risultati vincenti bisogna credere in ciò che si fa. Avere un team di Talenti motivato dai risultati e da un&lt;br /&gt;obiettivo condiviso e offrire un servizio corretto e mirato alle reali esigenze dell'interlocutore. E non accettare compromessi rispetto al proprio punto di vista. Il Cliente ci chiede soluzioni, non si accontenta di scambiare opinioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In questi 10 anni le cose sono molto cambiate e viviamo un momento critico. Cosa ne pensa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il mercato è irrazionale e disorganizzato e si evolve. La crisi colpisce soprattutto chi sta fermo e non differenzia l'offerta. Questa crisi è un'opportunità che stimola i cambiamenti radicali e le innovazioni, induce le persone a sforzi notevoli di adattamento, favorisce chi è abbastanza agile nel differenziarsi. Per molti invece questa crisi sarà decisiva per la sopravvivenza, anche se alcuni per adesso non sentono molti effetti negativi sulle loro produzioni, i loro fatturati e i loro guadagni. Ogni tanto mi capita di visitare qualche azienda dove tutti sono eccitati e soddisfatti per avere tenuto rispetto all'anno precedente o avere perso un po' meno del competitor principale. Comunque segni negativi all'ombra di modelli di business ormai morti e da ripensare. In azienda si possono tollerare molti errori e si può correggere la rotta spesso, ma sbagliare le decisioni strategiche significa autodistruggersi. L'agonia è lenta e dolorosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come vede il futuro?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non mi avventuro in previsioni. Mi sembra ormai evidente che chi fa previsioni, soprattutto a lungo termine, rischia il ridicolo e che le sue previsioni risultino errate.&lt;br /&gt;I modelli di business sono cambiati e stanno cambiando e la tecnologia e le reti sia di comunicazione che dei trasporti sono la ragione principale. Io credo fermamente nella supremazia delle persone sulle organizzazioni e penso che vedremo affermarsi un'imprenditorialità più diffusa. Tom Peters in questa idea ci ha preceduto alcuni&lt;br /&gt;anni fa auspicando piccoli centri di profitto autonomi, staff snelli, puntare tutto sul soft del prodotto/servizio, essere piccoli, essere liberi e gestire le informazioni. Massima libertà e responsabilizzazione del team di lavoro. Ad ogni&lt;br /&gt;modo solo ciò che aggiunge valore merita di stare in un'organizzazione aziendale. Questo potrebbe essere il trend.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E il futuro di Sphera?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Anche qui non faccio previsioni. Continuiamo con i nostri valori e l'impostazione che ho espresso nelle parole precedenti. Accresceremo certamente la nostra capacità di dare risposte e soluzioni anche attraverso l'acquisizione di nuove competenze caratterizzate da nuovi brand del gruppo, soprattutto in ambito marketing strategico e consulenza fiscale e finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Se non si occupasse di Sphera Group cosa le piacerebbe fare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Certamente mettermi al servizio della comunità nell'ottica della "res publicae" dei nostri antenati, ma non so se mi assumerebbero...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-7370709996045716181?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/7370709996045716181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=7370709996045716181' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7370709996045716181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/7370709996045716181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/04/la-diversita-e-la-nostra-forza-dieci.html' title='La diversità è la nostra forza: dieci anni di Sphera Group'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S820wFFU1GI/AAAAAAAAAJ4/6e0Jw7VveFY/s72-c/fuochi+d%27artificio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-5312542462405535593</id><published>2010-03-31T17:47:00.003+02:00</published><updated>2011-06-28T09:55:44.169+02:00</updated><title type='text'>Simone Perotti: Ho preso il largo, come cambiare vita a quarant'anni</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S7SccxEThKI/AAAAAAAAAJw/j9HN5cBZ0VM/s1600/spiaggia2.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5455157066674177186" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S7SccxEThKI/AAAAAAAAAJw/j9HN5cBZ0VM/s200/spiaggia2.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 132px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Simone Perotti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che ho provato quel 13 febbraio 2008, primo giorno da uomo libero, non si può facilmente descrivere. Leggerezza, forse, tremore, giramento di testa, come per problemi di altitudine, vuoto allo stomaco, spossatezza, seminfermità, desiderio di andare, bisogno di prendere fiato. Intorno avevo una bolla d’aria rarefatta. I miei alveoli mi parevano branchie, ma senz’acqua in cui succhiare. Eppure, questa sorta d’asfissia era benefica: la scoperta, per il pesce, che fuor d’acqua non moriva, neppure pativa, anzi nuotava per un’altra vita.  Quando ho iniziato a lavorare credevo nell’impresa, mi sembrava una delle ruote dell’ingranaggio della società. Le imprese crescevano, creavano impiegati, li formavano, cittadini evoluti che davano il loro contributo. Però poi i grandi scandali, la corruzione su vasta scala, politica e imprenditoriale, Tangentopoli, Cirio, Parmalat, l’evidenza che parole come «human resources», «mission», «team building» erano abili etichette per coprire sfruttamento e aridità del sistema, beh, ecco, tutto questo mi ha messo in crisi. Essere quarantenni negli anni del crollo di valori e finanza si è rivelato durissimo. Quasi impossibile crederci davvero. Impossibile vedere nei prossimi anni lo stesso sviluppo che avevamo come carota qualche anno fa, mentre correvamo dietro al benessere. Meno posti, per meno gente, con meno benefici. E poi l’età, lo spietato momento che sempre giunge, quello in cui capisci i tuoi limiti, il livello oltre al quale non potrai mai andare. È stato questo, esattamente questo, il momento della crisi.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;span class="fullpost"&gt; Di colpo, quell’adolescenza mancata è tornata su, potente, acida, ad avvelenare ogni cosa. Non c’era più l’ostacolo, il miraggio che ne impediva l’insorgenza. È parso improvvisamente, almeno a me, che si potesse anche procedere, ma non a ogni costo, non nel mio nome. Se l’azienda fosse stata diversa, forse… Se le sue definizioni non fossero state vuote… Se avessimo ancora voce per studiare un’altra economia, forse… Ma accanto avevo ben poco. La voglia matta di togliersi di dosso il fardello s’è fatta strada prepotente, dopo tanta attesa.    Come continuare, a quarant’anni, senza credere nell’impresa, avida e inumana, unico officiante della liturgia unificata dell’economia, a cui si piegano i fedeli di cultura, famiglia, libertà? Non solo: il peso del ruolo è apparso insopportabile, il prezzo del guadagno troppo forte, il consumo fatuo, gli oggetti incapaci di dare benessere, le ore nel traffico eccessive, la corsa quotidiana ansiogena, la paura di perdere qualcosa terrorizzante. Sarebbe stato così per molti anni ancora, 20, 30, nell’incertezza orribile di arrivare in fondo soli, senza neppure un riconoscimento, senza l’agognata pensione, ormai stanchi, vecchi, disillusi, inadatti a godere, incapaci a riposare.    E allora stop. Uno stop veloce, eppure preparato da anni, inconsapevolmente, poi lucidamente, seduti al bar a parlare del giro del mondo in barca a vela che non faremo mai, che non sapremmo più fare. Uno stop formatosi a ogni goccia di veleno ingerito, quello che pareva solo un retrogusto amaro. Stop un po’ a tutto, almeno nel mio caso, incapace come sono di fare le cose «solo un po’».    Unico obiettivo: uscire dal gruppo, tornare a essere spensierati, anzi diventarlo per la prima volta, finalmente. Ma per attuare il piano, un solo no non bastava, ne occorrevano molti. Cambiare vita, consumare meno, uscire dalle città, rinunciare a comodità e strutture, mutare relazioni e amicizie, strade, orari. E così ho scoperto di non essere l’unico. Anzi, di far parte di un esercito. Per molti sarà solo una fuga disperata, che non porterà lontano. Per molti altri sarà la sana ricerca della libertà, cioè di un modo di vivere che abbia almeno la dignità di essere scelto, fatto di sobrietà e incanto del tempo. Dunque via, viaggio sola andata fino alla campagna, al mare, alle montagne silenziose. Un’Italia bella da fare piangere, dove non vive nessuno, dunque bella, dove la vita costa molto poco, almeno 11 mesi l’anno. E 11 mesi sono una vita.    Che questa generazione dovesse dare inizio al «downshifting», allo scalare marcia, al cambiare vita, candidandosi così a passare a modo suo, tardivamente, alla storia per un mutamento radicale, un cambiamento vero, inusitato questo, davvero, non se lo aspettava nessuno. Non lo sospettavano i sociologi, che hanno scoperto il malessere di una generazione dai giornali. Non lo sospettavano le imprese, che per trattenere i migliori dovranno inventarsi chissà cosa, e troppo tardi. Non lo speravano i ventenni, che riempiranno gli ampi vuoti lasciati da chi li precedeva, benefattori involontari in tempi di crisi.    Soprattutto, non ce lo aspettavamo noi, seguaci di Bauman, Sennet, Savater, Agosti, Terzani, che cimentiamo nervi e ingegno a contare i risparmi, che corriamo in soffitta a spolverare la vecchia chitarra, i mazzi di fogli coi nostri racconti adolescenziali, una passione mai sopita per vela, pittura, bricolage. Finiremo col sembrare ancora più falliti? Generazione in fuga, ci chiameranno. Oppure rivoluzionari, pensa che ironia, noi che ai filosofi utopisti abbiamo preferito Tex. Per una volta, però, avremo fatto di testa nostra, senza eseguire a capo chino, senza troppe certezze, pagando di persona. Come fossimo ancora ragazzi, e di quelli tosti che vanno via di casa e non hanno paura.    Generazione del riflusso, noi. Quarantenni, ovvero tra 30 e 50. Nati tardi per la contestazione. Quando ci si divertiva (e si penava, combatteva, sognava…) noi non c’eravamo ancora, e quando fu il momento nostro l’aria era girata. Dal maestrale del movimento studentesco al libeccio dell’edonismo. Giro antiorario, molto difficile alle nostre latitudini. Ma accadde.    Poche chiacchiere, basta fantasie! Tagliarsi i capelli e pedalare. Cravatte, non collane. Via i sandali, solo mocassini. The Bridge, non Tolfa. Eccoci nell’era nuova, dove contano il denaro e i simboli che sa acquistare. «Di cosa ti occupi?», domanda fatale, nasce in questi anni. Dimmi che fai, non cosa pensi. I vigorosi anni Ottanta, dove vivere sa di guadagnare.    Tutti gli incendiari della generazione precedente finiscono nel «fire department della comunicazione» (giornalismo, pubblicità, eventi, ricerche di mercato). Ogni due per tre, un giornale ci ricorda com’era la meglio gioventù quando indossavamo l’eskimo, prima di condurre talk-show e dirigere giornali. Nessuno ricorda come eravamo noi, quelli venuti dopo, uomini senza qualità. La generazione dei sessantottini continua a tenere banco: poverini. Fu un trauma doversi riciclare dopo la contestazione! E noi, allora? Neanche un po’ di pena facciamo? In questo Paese si parla di sessantenni e ventenni. In mezzo non c’è nulla.    La nostra adolescenza, in effetti, è stata un lampo. Prima bambini, troppo piccoli, poi adulti, già inseriti. Tutti iscritti a economia e ingegneria. La generazione degli attuali quarantenni non brillava già a 18 anni, se invece di scegliere gli studi in base alla passione abbiamo optato per qualcosa che rendesse. Quando si confondono cultura e posto fisso, non si parte bene. Senza dubbio l’epoca non aiutava, però nessuno ha faticato a convincerci. Pochissimi gli atti di insubordinazione. Nessuna fuga nei mari del Sud, nessun abbandono prima del dovuto. Al contrario.    Ottimi ad applicare, noi di quegli anni. Ottimi esecutori. Niente rock, solo cover. Desideravamo oggetti invece di ideali. Siamo stati la prima classe di giovani a comprendere che con Antologia di Spoon River non si rimorchiava più una ragazza, o che la minigonna coi tacchi a spillo rendeva più di Joan Baez. Dunque concreti.    Un libro però costava poco, mentre il motorino era più caro. Ecco il principio subito evidente: se avevi soldi vincevi. L’abbiamo messo in pratica noi per primi, e l’abbiamo battezzato consumismo. Abbiamo preso la coda degli anni buoni, e prima che crisi finanziarie e giudiziarie minassero il sistema siamo riusciti a farci una posizione, saltati sulla riva giusta quando già la chiatta della crescita andava via con la corrente.    Certo, da noi difficile aspettarsi qualche idea, qualche innovazione. Se il mondo si aspettava soluzioni, riformulazione dei principi, teorie in grado di portare la società un passo avanti, beh, sbagliava. La gran parte degli economisti che non ha previsto la crisi finanziaria, e fino al giorno prima firmava «buy »sotto i titoli più in vista, è dei nostri: tra 40 e 50.    Una sola cosa abbiamo inventato: la categoria dei single, che come insegnano le multinazionali leggono poco e consumano molto, mangiano sempre fuori casa, usano aerei, macchine, fanno i gitanti o, al peggio, ronzano nei centri commerciali. Il brand l’abbiamo (se non inventato) fortemente sponsorizzato, comunicato, sostenuto, osannato.    Forse abbiamo riflettuto poco, perché tutto questo ha un costo. Costo in denaro che si traduce in tanti altri costi coatti, che se non li analizzi pensi che viviamo nel benessere. La competizione è forte, e se vuoi l’ultimo televisore a schermo piatto è meglio che ti dai una mossa per primo. C’è da sgobbare tanto, senza altra distrazione, senza cultura, senza cinema, senza passioni, senza politica né filosofia, senza tempo, perfino senza famiglia. Molti di noi invecchieranno pure senza figli, cioè qualcuno che si occupi di noi, e tutti saremo senza Stato, cioè qualcuno che ci dia la pensione. E qui vengono i guai. L’imprevisto.    Ecco perché oggi vivo con poco, consumo poco, lavoro quando serve, e vivo come sono, romanziere e marinaio, tempo e spazio misurano il mio nuovo mondo. A un giornalista che mi chiedeva cosa fosse ora per me la libertà ho risposto. «Nessuna autorità su di me e una mappa vuota da disegnare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fonte Panorama 13/2010)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-5312542462405535593?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/5312542462405535593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=5312542462405535593' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5312542462405535593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/5312542462405535593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/2010/03/simone-perotti-ho-preso-il-largo-come.html' title='Simone Perotti: Ho preso il largo, come cambiare vita a quarant&apos;anni'/><author><name>Sphera Group</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11738911396137130247</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S7SccxEThKI/AAAAAAAAAJw/j9HN5cBZ0VM/s72-c/spiaggia2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8276928881921010294.post-2393544108312567223</id><published>2010-03-17T15:41:00.002+01:00</published><updated>2011-06-28T09:56:25.118+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Produzione'/><title type='text'>Lo chiamano Made in Italy</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S6njgRpczQI/AAAAAAAAAJg/vgfFxTOuIbI/s1600/BLOG.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 180px; height: 196px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_eusUwdmPxwk/S6njgRpczQI/AAAAAAAAAJg/vgfFxTOuIbI/s320/BLOG.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5452138967541271810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Stefano Lorenzetto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo chiamano made in Italy, ma è più sfatto che fatto. Diciamo pure marcio. In cima alla scala ci sono i signori della moda. Venerati e intoccabili: ci mettono la faccia. Un gradino sotto stanno i terzisti. Carne da macello: ci mettono il sangue. Giancarlo De Bortoli, 61 anni, titolare della Herry's confezioni di Pramaggiore, dove il Veneto sfuma in Friuli, era un terzista. Lo hanno vampirizzato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sto portando i libri in tribunale. Il mio mondo finisce qui. Avrei dovuto smettere prima. Ho resistito fino all'ultimo per le dipendenti, che erano la mia famiglia. È stato tutto inutile. Sia ben chiaro: non è colpa né del governo, né delle banche. Sono stati gli stilisti a strangolarmi, lentamente ma inesorabilmente. E allora mi sono detto: dichiara fallimento da solo, Giancarlo, cadi con onore, non farti mettere i sigilli di ceralacca dall'ufficiale giudiziario».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De Bortoli un fallito? Com'è possibile, in nome del cielo? Sa fare come pochi il suo mestiere, ha sempre sgobbato 12 ore al giorno, praticava prezzi concorrenziali, era arrivato a produrre 20.000 capi l'anno, non contraeva debiti, non s'è arricchito, era oculato, pagava regolarmente gli stipendi, versava i contributi previdenziali, non evadeva le tasse, nello stabilimento aveva messo per le sue operaie il climatizzatore e l'impianto stereo. Che altro ancora si può chiedere a un imprenditore? Spiegatemelo voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io lo conoscevo bene Giancarlo De Bortoli. Era uno dei migliori su piazza, fidatevi. Faceva le camicie su misura persino per i 9 piloti della flotta aerea privata dei Benetton. Pochi riuscivano a lavorare la seta, il raso, lo chiffon, la crêpe georgette come lui. Ma nessuno doveva sapere che dalla sua fabbrica uscivano i capi d'alta moda per signora con cucite sopra le etichette delle più grandi maison d'Italia: Gucci, Prada, Max Mara, Miu Miu, Etro, Sportmax, Costume National, Duca d'Aosta, Cividini. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;E poi Giorgio Armani: «Ho dovuto comprare sette tenaglie per spezzare nei punti di cucitura le perle che ricoprivano una sua giacca». E poi Valentino: «Trecento pigiami ordinati attraverso il maglificio Nigi di Mogliano Veneto, eh sì, c'è anche il terzista del terzista». E poi le sorelle Fendi: «Duecento tailleur tempestati di paillettes, il solo pantalone sarà pesato 10 chili». E anche griffe straniere, perché in fatto di contoterzismo tutto il mondo è paese: Emanuel Ungaro, Apara, Pringle of Scotland, Strenesse, Tse cashmere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ho prodotto camicioni per conto di Stella McCartney, figlia di Paul, il cantante dei Beatles, la stilista che ha fatto l'abito da sposa di Madonna. Ma la casa per cui ho lavorato di più in assoluto è stata Jil Sander. Per una decina d'anni la fondatrice, Heidemarie Jiline Sander, da Amburgo mi mandava l'ordine per le camicie che indossava lei stessa, i suoi stampi erano conservati qui da me in azienda».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lo conoscevo bene Giancarlo De Bortoli. Ma ora non lo riconosco più. La barba di un giorno, gli occhi arrossati, la voce tremante. «Ti vengono strane idee. Se non fosse per mia figlia e per le mie due nipotine...», e la mente va allo stilista inglese Alexander McQueen, già pupillo di Romeo Gigli e Givenchy: «Gli fornivo le camicie. Avrebbe compiuto 41 anni fra qualche giorno. È morto a Londra l'11 febbraio scorso. Suicida». Dall'estate del 2008 sono ben 13 gli imprenditori veneti che si sono ammazzati dopo aver visto naufragare la loro azienda: quasi uno al mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maledetto il giorno in cui De Bortoli diede retta al padre Antonio, che aveva visto emigrare verso la Svizzera tutti i suoi figli. «Ero elettrotecnico alla Brown Boveri di Baden, stipendio ottimo. Papà mi telefonò: "È mai possibile che di tre figli debba morire senza averne almeno uno qui vicino a me?". Tornai a Motta di Livenza. Era il 1968. Sposai Maria Paola. Entrai nel ramo tessile con un amico. Volevo chiamare la nostra azienda Harry's, in onore di Ernest Hemingway, assiduo frequentatore dell'Harry's bar di Venezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miuccia Prada&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"No, no, Arrigo Cipriani ci fa causa", obiettò il mio socio. E all'ultimo momento infilò nel marchio una "e" al posto della "a", Herry's». Ben presto Giancarlo e Maria Paola subentrarono all'amico. Avevano due laboratori: lei abiti da donna, lui camicie. «È morta nel 2004. Ho assorbito l'intera produzione nella mia azienda, come Maria Paola avrebbe desiderato. Negli anni d'oro eravamo arrivati a 97 dipendenti, tra fissi e occasionali. Ho chiuso che mi restavano solo 24 collaboratrici, tutte anziane».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un solo errore ha commesso De Bortoli: s'è accorto troppo tardi che giù, in fondo alla scala, ci sono scantinati e garage brulicanti di terzisti extracomunitari che impiegano schiavi, per lo più clandestini, «gente che ai re Mida dell'ago e filo fornisce un paio di jeans a una cifra oscillante fra i 4 e i 6,50 euro, quando il prezzo minimo, per chi lavora con tutti i crismi, non può mai scendere sotto i 25-30, gente che per una camicia accetta 16-22 euro, mentre a me ne costava non meno di 30-36. Non la vinci, non la puoi vincere, una concorrenza così sleale, fuori da qualsiasi regola».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso che De Bortoli ha dichiarato fallimento, il fenomeno sommerso affiora sulle prime pagine dei giornali veneti. «Daremo la caccia ai committenti italiani dei laboratori cinesi non in regola: questo non è affatto made in Italy», promette Carmine Damiano, questore di Treviso. «Provare un collegamento diretto è difficile: nessun committente affida direttamente i propri lavori, ma si avvale di contoterzisti a cui fa firmare un contratto di fornitura che vieta il subappalto», avverte il colonnello Claudio Pascucci, comandante della Guardia di finanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così, De Bortoli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Certo i signori della moda non sono fessi e sanno come cautelarsi da ogni genere di responsabilità in caso di violazioni lungo la filiera produttiva. Come ha dichiarato il colonnello Pascucci, in linea teorica e da un punto di vista etico chiamare in causa il committente è logico, ma provarne le colpe è quasi impossibile, perché le leggi in materia sono "troppo morbide e facilmente aggirabili", parole sue. Io comunque sto ai fatti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i fatti quali sono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Che nel 2009 in Veneto sono falliti 240 laboratori tessili. Che nello stesso anno la Guardia di finanza ha scoperto quasi 600 operai irregolari nel solo Trevigiano. Che il responsabile tecnico di una grande griffe alla vigilia della ricorrenza dei defunti mi disse: "Sa, De Bortoli, lei è un privilegiato, perché in giro troviamo chi ci fa il suo lavoro per 5 euro e ce lo fa anche bene"».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune case di moda potrebbero ignorare che i loro vestiti vengono subappaltati a laboratori clandestini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Va bene, ammettiamo che sia vero. Anch'io, in fin dei conti, per salvarmi mi sarei potuto rivolgere a qualche sfruttatore all'insaputa dei committenti. Ma quando un celebre stilista impone prezzi assurdi, all'insegna del "prendere o lasciare", sa in partenza che servono gli schiavi, non può ragionevolmente ritenere che un imprenditore italiano in regola con le leggi sia in grado di lavorare a quelle condizioni. Prova ne sia che io sono fallito. E questa a casa mia si chiama responsabilità morale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aziende devono badare agli utili, si sa. Proprio per non finire come la Herry's.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sì, ma dev'esserci una misura anche negli utili. Guardi questa scheda: è per un abito foderato di Jil Sander, stagione 2010. Cuciture aperte, cuciture chiuse, pince, orli ripiegati, orli riportati, orli surfilati, scollatura, giri, fodere, impuntura di sbordatura non visibile al dritto, 14 pieghe che si rincorrono in senso antiorario sulla gonna... Saranno una trentina di operazioni. Ci volevano 96,5 minuti di lavoro per un abito così. Sa quanto me l'hanno pagato? Al netto dell'Iva, 40 euro. E hanno avuto anche l'impudenza di consegnarmi l'etichetta col prezzo al pubblico da metterci sopra: 890 euro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inaudito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«E questa camicia per donna? Servivano 97 minuti. Mi è stata pagata 24 euro. Nelle boutique la trova a 490 euro. Devo continuare?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Questo fax arriva dalla Svizzera. Gruppo Gucci. Mi chiedevano una camicia per 34,54 euro. Sono riuscito a strappare un aumento di 1,50 euro per la difficoltà nell'applicazione dei bottoni. Lei vede che il prezzo totale è di 41,73 euro. In realtà poi mi trattenevano 3,50 per il collaudo e 2,19 euro per il bulk, che sarebbero gli accessori forniti da loro. Non è finita: un appendino di Gucci può costare 3 euro. Me ne mandavano uno scatolone e me lo fatturavano. Avanzavo 20 appendini? Me li facevano pagare lo stesso. Avrei potuto restituirli. Ma le procedure per il reso mi sarebbero costate mezza giornata di lavoro di un'impiegata. Tanto valeva rinunciare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così lavorava in perdita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Esatto. Sempre sperando che le cose si raddrizzassero. Ce l'ho messa tutta, mi creda. Dicevo agli stilisti: ma a questi prezzi non ci sto dentro, venite a controllare di persona, rimanete per un giorno in azienda e insegnatemi voi quali economie di scala posso fare. Mi hanno spremuto fino all'osso. "Tanto", è stato il commento di uno di loro quando ha saputo che ero spacciato, "per un laboratorio che chiude ne aprono altri cinque". Sottinteso: stranieri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quand'è cominciata la crisi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nel 1997, per una camicia, Jil Sander mi dava dalle 70.000 alle 80.000 lire, l'anno scorso in media 16-22 euro, cioè dal 55% al 47% in meno. Un terzista ci mette la pura manodopera e per legge va pagato a 30 giorni. Hanno cominciato a saldare a due mesi, a tre mesi. Poi hanno trasferito le produzioni all'estero: Romania, Slovenia, Tunisia, Portogallo. Infine hanno delocalizzato nei seminterrati italiani. Laboratori-lager. Non c'è provincia che ne sia immune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Riviera del Brenta e la Marca trevigiana ne sono impestate più di Prato. Gli schiavi non vengono pagati a tempo, bensì un tot a capo. Non importa quanto c'impiegano a finirlo: lavorano lì, mangiano lì, vivono lì. Emergono un'ora al giorno, come i sommergibili, e subito tornano sotto, alla luce artificiale. Dormono tre ore per notte. Non conoscono ferie, Natale, Pasqua, Capodanno, Ferragosto. Non smettono mai e si accontentano di un niente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I suoi colleghi come si salvano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I più fortunati, quelli che avevano da parte i soldi per i trattamenti di fine rapporto, hanno contenuto i danni, chiudendo subito».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non ha fatto lo stesso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Perché non potevo pagare le liquidazioni ai lavoratori. La metà delle piccole imprese del Veneto l'hanno bruciato da tempo, questo accantonamento. L'ultimo Tfr, 24.000 euro, sono riuscito a versarlo a una dipendente tre anni fa. Scaglionato in 12 rate».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto fatturava?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nel 1995 ero arrivato a 3 miliardi di lire, cioè 2 milioni di euro d'oggi. Nel 2007 ero sceso a 684.000 euro, l'anno dopo a 596.000. Nel 2009 il disastro: appena 288.000 euro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perdoni la brutalità, lei avrebbe dovuto dichiarare fallimento parecchi anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Lo so da me. Però chi era? Confucio? a dire che quando un uomo cade dalla rupe si aggrappa ai rovi? Ho venduto la mia villetta a schiera e sono andato a stare in affitto per portare un po' di soldi nella ditta. Dal 2004 ho smesso di farmi lo stipendio, ho dato fondo a tutti i risparmi. A Natale ho capito che era finita: in dicembre avevo fatturato 18.000 euro e fra stipendi, tredicesime, contributi e Irpef me ne servivano 90.000».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cos'era per lei il lavoro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Tutto. Mi alzavo dal letto la mattina, recitavo le preghiere e poi venivo qui, fiero di me stesso. Però negli ultimi tempi dicevo a Stefania Dal Ben, che è in azienda da 21 anni: entriamo ad Auschwitz... È blasfemo anche solo pensarlo, ha ragione. Ma il sentimento era quello. Umiliazioni, umiliazioni, umiliazioni, e non sapere se saremmo arrivati vivi a sera. Non c'è di peggio, per un imprenditore, che non riuscire a pagare lo stipendio ai propri dipendenti. Io ho smesso a luglio. Andavo avanti ad acconti. Un fornitore può aspettare, ma una famiglia no. Non riuscivo più a reggere lo sguardo delle operaie, nonostante fossero loro stesse ad incoraggiarmi: "Andiamo avanti, signor Giancarlo, noi ci fidiamo di lei"».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi che cosa prova quando vede un défilé in televisione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Repulsione. Nell'ultima sfilata di Dolce e Gabbana c'era un maxi schermo che rimandava le immagini delle sartine con ago e ditale, per mostrare che l'alta moda è tutta italiana. Non è vero, non può essere vero. Altrimenti io non avrei dichiarato fallimento. Ma dove vivono questi due signori? Ma lo sanno o no che il contratto dei tessili è parificato alle lavanderie? Ma lo sanno o no che la scuola Calligaris di Treviso e quella di Azzano Decimo, dove s'insegnavano taglio, cucito e modellistica, hanno chiuso una vita fa? L'ultima apprendista che venne a suonarmi il campanello per essere assunta si chiamava Aurora, aveva 16 anni, e per avviarla all'haute couture me ne sono serviti cinque. Sono passati tre lustri da allora. Oggi le sarte si accontentano di pulire i cessi nelle aree di servizio: guadagnano di più».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure le griffe spopolano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La gente cerca gli status symbol, crede di rendersi presentabile con un abito. Ma non sa neanche che cosa compra. La qualità è l'ultimo pensiero. Nessuno controlla, i politici per primi. Ma dài, lo sanno tutti da dove viene fuori l'alta moda italiana che italiana non è! Basterebbe andare a vedere le bollette dell'elettricità. Ci vogliono i 380 volt, mica i 220, per far marciare un laboratorio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non salva nessuno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Roberta Furlanetto e Luisa Beccaria, due stiliste milanesi che fanno produrre tutto in Italia da mani italiane. Pretendevano le finiture sartoriali e me le pagavano il giusto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prova vergogna?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Tanta. Però giro per strada a testa alta. Chi mi conosce sa che non ho mai rubato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso che farà?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non ne ho idea. Sono un fallito. Che cosa può fare un fallito? Confido nella clemenza del giudice. Secondo l'avvocato mi sequestrerà un quinto della pensione di reversibilità di mia moglie, che è di 800 euro mensili, e mi pignorerà i mobili, lasciandomi il letto e il fornello. Questo è ciò che ho avuto dalla vita. Ma almeno sono morto in piedi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fonte IL Giornale)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8276928881921010294-2393544108312567223?l=blogospheragroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogospheragroup.blogspot.com/feeds/2393544108312567223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8276928881921010294&amp;postID=2393544108312567223' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8276928881921010294/posts/default/2393544108312567223'/><link rel='self' type='application/atom+
